Fototessera Giuseppe Durli

 

Giuseppe Durli

Discorso alla manifestazione del 19 aprile 1953.

Ama chi ti ama, rispondi a chi ti cbiama, sono bastate due frasi perchè Medaglie d'Oro, Autorità Militari; Civili ed Ecclesiastiche, Alpini in armi ed in congedo delle provincie di Gorizia, Belluno, Udine e dell'Alta Carnia rispondessero al nostro richiamo partecipando in massa al nostro raduno e permettendo con ciò di collegare per la prima volta le Penne Nere della Bassa Friulana con quelle dell'Alta Montagna.Ringrazio dal più profondo del cuore tutti, dico tutti, Autorita Militari, Civili ed Ecclesiasticbe, Alpini in armi ed in congedo e popolazione, per la totale adesione che ha contribuito a dare alla cerimonia un tono che rimarrà nella memoria di tutti.La visione di tanti cappelli alpini crea in me gioia e commozione. Di questo cappello molto si è parlato in questi ultimi mesi, alcuni sembrava lo volessero addirittura togliere, probabilmente si trattava semplicemente di voci. Comunque, il cappello lo portiamo ancora perchè per gli Alpini rimane sempre la cosa più cara. Esso per noi è tutto.In queste semplici e significative parole ogni Alpino ritrova il suo passato, che si ricollega con il presente attraverso una via percorsa passo a passo, lungo la quale i chiodi degli scarponi ferrati si sono consumati, le carni logorate, ma il morale e lo spinto dell'Alpino sono rimasti intatti.Questa via non finisce con noi; essa continua nella sua opera di bene, sale, s'innalza raggiungendo il cielo, la gloria immortale degli Eroi e da questi scende a noi un grido, un'invocazione: "Non dimenticatevi dei Caduti di tutte le guerre e di tutte le battaglie, poicbè essi cbiedono solamente di essere ricordati. Non dimenticatevi di coloro che hanno combattuto, non importa al di qua o al di la della barricata, poicbè una sola cosa conta veramente: l'aver compiuto il proprio dovere convinti di agire per il bene della Patria. Non dimenticatevi dei vecchi scarponi e dei reduci di tutte le battaglie perchè essi soffrono. Non dimenticatevi di coloro che soffrono perchè essi meritano il rispetto umano e perchè noi sappiamo che il dolore, più di ogni altra cosa, ci indica la via del perdono. E non vi è cosa migliore del dolore per riunire gli italiani e dar loro la forza di lottare per rifarsi un'esistenza migliore.Non dimenticatevi che nel bene e non nel male l'uomo ancor oggi può trovare una forza irresistibile, la forza che ciene dall'essere al di fuori dell'egoismo e delle brutture umane. Non dimenticate che non vi può essere pace e comprensione umana per coloro che profanano la memoria dei morti, calpestando il dolore dei vivi. E troppo facile parlare di pace, ma più difficile metterla in pratica". A te, caro cappello alpino, inseparabile campagno delle nostre gioie e dei nostri dolori, a te ed a coloro che ti portano, agli italiani tutti, per il rispetto e l'ammirazione che tu hai lasciato ovunque sei passato, dedico queste ultime mie parole: Possa tu conservarti a lungo e contribuire con lo spirito e la fede che emani, alla pace ed al benessere morale di tutti ifigli di questa bella se pur martoriata Italia.

Alpin jo mame! In alt il cur, simpri indenant e mai indaur!

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