La storia della Sezione

Agli albori

Il 25 settembre 1955 la grande e bella manifestazione tenutasi in Piazza Grande a Palmanova sanciva la nascita della Sezione palmarina dell'Associazione Nazionale Alpini. Naturalmente questo non fu l'atto d'inizio dell'Alpinità della Bassa Friulana, anzi fu la prova di quanto radicata essa fosse in zona se gli Alpini locali poterono riuscire ad erigersi in Sezione autonoma. Era una Alpinità cresciuta attraverso il servizio militare svolto nel Corpo e nella partecipazione di tanti uomini alle vicende belliche, che, recentemente o in precedenza, avevano segnato la storia italiana: Libia, Grande Guerra, Etiopia e secondo conflitto mondiale, nel quale erano stati ben 189 i caduti alpini appartenenti a comuni o località; oggi facenti parte dell'area attuale della Sezione.

Non dimentichiamo, però, che era già dal 1925 che nella città stellata esisteva un Gruppo dell’Associazione e che ad esso si erano aggiunti, prima del conflitto, quelli di Risano (1930), anche se non ufficialmente costituito, di Aquileia (1932), di Pavia di Udine e di San Giorgio di Nogaro (1938). La Bassa divenne stabilmente zona di reclutamento alpino solo negli anni ’30.

Ciò è testimoniato anche dal fatto che nel primitivo Gruppo di Palmanova, ad esempio, solo un socio era nativo della cittadina, mentre gli altri risultavano essere carnici e cadorini in queste zone trasferitisi dopo il servizio militare o la guerra. Pur essendo allora in zona occasionale la chiamata alla leva alpina, non sono, però, mancati pure in precedenza quelli che hanno svolto il servizio militare nel Corpo degli Alpini ed alcuni hanno anche perduto la vita combattendo nella Grande Guerra. Fu, però, come detto, solo in seguito che si moltiplicò il numero di coloro che portavano il cappello alpino e che in gran parte vennero richiamati per partecipare al secondo conflitto mondiale, combattendo sui più diversi fronti, dalla Grecia, alla Jugoslavia, alla Russia, all’Etiopia. Come detto, 189 furono i caduti, tanti altri i feriti, i prigionieri, gli internati nei “lager” tedeschi, testimoni di una tragedia che sembrò travolgere l’Italia intera, per cui per molti, una volta terminato il conflitto parve cosa migliore il voltare pagina, il dimenticare quegli orrori. Qualcun altro, invece, pensò che tante tragedie, ma pure tanti eroismi e quei caduti andassero ricordati, anche per non ripetere quegli errori, e che il far rinascere l’Associazione ed i Gruppi alpini fosse un mezzo per raggiungere tali obiettivi.


Santa Maria la Longa, 25 luglio 1925. Viene inaugurato ufficialmente il Gruppo ANA di Palmanova, intitolato ad Ippolito Nievo. Madrina del Gagliardetto è Elisa Nievo Vintani (al centro della foto), vedova dell'eroe garibaldino. Alla sua sinistra, con il Gagliardetto, il cap. Aldo Somaggio, pluridecorato, primo Capogruppo.
Inaugurazione ufficiale Gruppo ANA Palmanova

La sottosezione di Palmanova

Gli anni in cui vide la luce la Sezione, e ancor di più quelli in cui si gettarono i semi per quella nascita, furono certo difficili. Difficili in generale per tutta una Nazione che usciva da una guerra persa e che tanti lutti e tragedie e distruzioni aveva portato, difficili per l’Associazione stessa. Se scorriamo le storie delle altre Sezioni vediamo che dappertutto quei primi anni post-bellici sono segnati da una lenta ricostruzione dei Gruppi e del tessuto associativo in genere. A livello nazionale i soci nel 1947 erano appena 13.000 contro i 92.000 del 1938. Solamente nel 1948 si riuscirà ad organizzare a Bassano del Grappa un’Adunata Nazionale ed anche all’appuntamento del 1950 si dovette rinunciare. Gli ostacoli che si frapponevano nascevano dallo scoramento, dalla stanchezza di molti, dalle difficoltà economiche dei più, che ad altri obiettivi, più pressanti, dovevano dedicare le loro magre forze, ma non mancava la paura che dietro un’associazione d’arma riapparissero vecchi fantasmi, e certo c’era chi magari avrebbe voluto sfruttare tali elementi per resuscitare idee ormai morte. Non dimentichiamo poi che lo stesso spirito del patriottismo era stato estremizzato e trasformato in imperialismo, e perciò reso inviso a molti, da quelle forze che avevano condotto al disastro morale e materiale la Nazione. Nelle nostre zone a tutto ciò si univa il problema ancora aperto dei confini orientali e di Trieste, che spesso riscaldava gli animi, essendovi sottesa una contrapposizione ideologica, il che ancor più faceva temere un uso strumentale, dall’una o dall’altra parte, di un’associazione come quella alpina.

Fu per questo che solo nel 1950 iniziò il lavoro di ricostruzione dell’Associazione nella Bassa Friulana, un’azione che ben presto si tramutò, però, nella vera e propria costruzione di qualcosa di nuovo: un edificio che diverrà nel giro di pochi anni la Sezione di Palmanova. Anima di tutto ciò è stato Giuseppe Durli, classe 1909, commerciante di Palmanova, già combattente sul fronte greco-albanese quale sergente (poi maresciallo in congedo) dell’8° Alpini. Mosso, come egli stesso ebbe a scrivere, da spirito di “dedizione, fede pura e altruismo”, iniziò a prendere contatto con gli alpini in congedo del circondario palmarino.

Un’opera quasi diuturna per tessere la nuova tela associativa, che gli costò spesso anche la trascuranza dei suoi interessi personali. Trovò più volte, come è ancora lui a ricordare, “indifferenza, assenteismo ed ostilità“. Molti temevano, come già abbiamo ricordato, di venire usati per fini politici. Alcuni altri mettevano bastoni tra le ruote: perfino due gagliardetti furono trafugati e alcuni simboli alpini distrutti. Però la “tenacia scarpona“ di Durli, i contatti continui, le riunioni con i più attivi cominciarono a dare i loro frutti. Così i primi Gruppi non tardarono a nascere o a rinascere, partendo ancora una volta dal Gruppo antico di Palmanova (di cui Durli fu capogruppo nel 1950-52) e passando per la ripresa dei Gruppi di S. Giorgio di Nogaro e di Pavia di Udine. Primo a sorgere ex-novo fu quello di Sevegliano, nato nel 1952. Esso fu seguito da Campolonghetto, Trivignano, Percoto, Merlana e Mereto di Capitolo. Nel 1947 era nato anche il Gruppo di Torviscosa, indipendentemente dall’opera di Durli. Nei primi mesi del 1952 erano già 12 i Gruppi regolarmente costituiti aderenti alla Sottosezione palmarina, ma altri 10 funzionavano pur non avendo ufficialità. Alla fine saranno 28 i Gruppi sorti in quel periodo, dei quali ben 25 completamente nuovi. In una sua memoria Giuseppe Durli li elenca: Palmanova, Jalmicco-Sottoselva, Sevegliano, Campolonghetto, Bagnaria Arsa, S. Maria la Longa, Mereto di Capitolo, Felettis, Fauglis, Gonars, Morsano, Ontagnano, Tissano, Aiello-Strassoldo-Privano, Clauiano, S. Giorgio di Nogaro, Carlino, Porpetto, Castello, Castions di Strada, S. Andrat del Cormor, Bicinicco, Pavia di Udine, Lauzacco, Risano, Percoto, Trivignano, Merlana. Certo alcuni con pochi soci, come ad esempio il Gruppo di Aiello, non riuscirono poi a sopravvivere.


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Castions di Strada, 1953. Inaugurazione del Gruppo del Gruppo locale: oratore ufficiale è il cav. Aldo Sommaggio. Nel corso della cerimonia viene consegnata una medaglia al V.M. "alla memoria" al fratello dell'art. alp. Franco Strizzolo, di Morsano.

Nonostante le difficoltà, che Durli ricorda sempre nelle sue memorie, il cammino da lui intrapreso si trasformò in una marcia che può definirsi trionfale: il piccolo rivolo degli inizi divenne un torrente impetuoso. Se nel 1950 in zona c’erano solamente 25 alpini regolarmente affiliati all’A.N.A, cinque anni dopo questi erano saliti a quasi 700. Possiamo seguire in maniera più dettagliata la scalata: 1951 218 soci, 1952 376. Per quest’anno riportiamo anche i dati dei singoli Gruppi: Palmanova 30, Campolonghetto 15, Trivignano 38, Ontagnano 12, Felettis 10, Gonars 18, S. Giorgio di Nogaro 16, Porpetto 13, Castions di Strada 7, Merlana 11, Sevegliano 36, S. Maria la Longa 34, Fauglis 12, Bagnaria Arsa 10, Tissano 16, Jalmicco-Sottoselva 12, Aiello 6, Percoto 19, Castello 26, S. Andrat del Cormor 13, Bicinicco 10. Certo non tutti erano ufficialmente costituiti. L’aumento di soci continuò negli anni successivi: 1953 545, 1954 696, 1955 671. Cifre notevoli, testimoni dell’impegno di Durli e di tutti coloro che nei vari paesi fecero conoscere l’Associazione e i suoi principi.

Cifre, poi, che permisero quasi subito la nascita (all’interno della Sezione di Udine cui tradizionalmente la zona faceva capo) della Sotto sezione alpina di Palmanova. Le sottosezioni erano strutture che in quegli anni erano ben presenti nelle Sezioni dell’A.N.A., anche in quelle di ridotte dimensioni, come Gorizia, per esempio. Visti i tempi e le possibilità di comunicazione, l’esistenza di un nucleo autonomo intermedio tra le Sezioni vere e proprie ed i Gruppi era certamente un elemento importante di coordinamento. Le Sottosezioni verranno poi abolite dall’ Assemblea Nazionale del 15 dicembre 1957. Presidente della Sottosezione di Palmanova, che aveva anche un suo Consiglio Direttivo, fu naturalmente Giuseppe Durli. L’attività di tale istituzione iniziò nell’aprile 1951 e si esplicò in una vasta opera di proselitismo, che già abbiamo ricordato, e in una serie di manifestazioni di carattere celebrativo o patriottico, che indubbiamente avevano sia un effetto positivo sull’immagine dell’Associazione (anche attraverso la presenza sulla stampa) sia favorivano un maggiore inserimento nelle realtà locali: commemorazioni dei Caduti, inaugurazioni di Gruppi e di gagliardetti, adunate “scarpone”, partecipazione a incontri e celebrazioni in regione e fuori regione ecc., e, naturalmente, anche qualche gita in montagna. Inoltre l’essersi assicurati la partecipazione a tali manifestazioni di numerosi amministratori locali nonché di rappresentanti delle Forze Armate in servizio aiutò il rafforzarsi dell’immagine degli Alpini locali.


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Gorizia, 22 aprile 1951. I gruppi ANA del basso Friuli, da poco riuniti in Sottosezione di Palmanova, alle dipendenze della Sezione di Udine, parteciparono ad un raduno intersezionale. Nella foto, il primo a destra è Giseppe Durli, Presidente della Sottosezione.

La prima adunata organizzata dalla Sottosezione (che il presidente chiamò “prima riunione di solidarietà e fratellanza alpina”) si svolse il 6 aprile 1952 a Palmanova, in occasione dell’elezione della presidenza e del Consiglio Direttivo sottosezionali. A far capire meglio i tempi bisogna ricordare che la Sottosezione distribuì in quell’occasione (“ai primi arrivati”) 80 cappelli alpini. Evidentemente erano in molti ad aver perduto il loro nelle vicende belliche e a non poterselo comperare. Dovevano, però, procurarsi da soli la penna.


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Gorizia, 22 aprile 1951. La Sottosezione di Palmanova (cartello sulla destra con li pres. Durli).


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Palmanova, 1952. Primo raduno dei Gruppi del Basso Friuli.

A titolo esemplificativo riportiamo il lungo elenco delle attività (organizzate in prima persona o a cui partecipò) della Sotto sezione nel corso del 1953. Indubbiamente ben nutrito fu il programma di quell’anno. E che ci fosse attività è testimoniato dal fatto che c’era anche una segretaria “part time”, diremmo oggi, per il disbrigo delle tante pratiche da compiersi.

Gennaio
Circa trecento Alpini partecipano a Palmanova al pranzo offerto dal comando del 59° Reggimento Fanteria ed alla proiezione del film “Penne nere”.
Febbraio
Partecipazione a Palmanova alla “Giornata del Disperso”.
Marzo
Partecipazione all’inaugurazione del gagliardetto della Sottosezione di Sedegliano.
Partecipazionee alla Sagra Alpina di Primavera a Moruzzo.
Aprile
Partecipazione alla festa del 59° reggimento Fanteria a Palmanova.
Inaugurazione il 19 del gagliardetto della Sottosezione di Palmanova.
Partecipazione all’inaugurazione del gagliardetto del Gruppo “Di Giusto” di Udine.
Maggio
Partecipazione alla benedizione del gagliardetto della Sottosezione di Tarcento.
Partecipazione alla benedizione della bandiera della Sezione “Combattenti e Reduci” di Trivignano.
Partecipazione alla cerimonia in occasione della “Giornata dei Combattenti e Reduci” a Palmanova.
Giugno
Partecipazione alla parata del 2 giugno a Gorizia.
Luglio
Partecipazione allo scoprimento della lapide a ricordo delle Medaglie d’Oro del battaglione “Feltre" a Feltre.
Agosto
Gite di vari Gruppi della Sottosezione.
Settembre
338 Alpini partecipano all’Adunata Nazionale di Cortina.
Ottobre
Partecipazione all’inaugurazione del gagliardetto della Sottosezione di Vipiteno in Alto Adige.
Novembre
Il 4 cerimonie per i Caduti, in particolare partecipazione alle cerimonie di Redipuglia e Venezia.
Partecipazione ai funerali dei sei caduti di Trieste.
il 29 partecipazione alla benedizione del Parco della Rimembranza di Buja.
Dicembre
A Felettis vi fu il funerale del primo socio della Sottosezione deceduto. Un solo socio alpino “andato avanti“ in quasi tre anni è il segnale che allora gran parte degli aderenti erano ancora giovani.

Vi era anche una sede ufficiale, posta in un locale del palazzo della Pretura, in Borgo Udine, aperta ogni lunedì (giorno di mercato) dalle 9 alle 13.

Tra i vari appuntamenti di quell’anno due possono e devono essere sottolineati: uno la partecipazione ai funerali dei manifestanti per l’italianità di Trieste uccisi dalla polizia durante i famosi disordini, l’altro la grande riunione di Palmanova del 19 aprile 1953, in occasione della inaugurazione del gagliardetto della Sottosezione, che aveva avuto pure la sua intitolazione alla medaglia d’oro col. Gaetano Tavoni, presente come madrina la sua vedova, signora Lina, che donò il gagliardetto stesso. La scelta di Tavoni, emiliano, derivò dal fatto che nella zona del palmarino non c’erano dei caduti Medaglia d’Oro, cui solitamente Sezioni e Sotto sezioni sono dedicate.

Il legame con Palmanova nasce dal fatto che Tavoni era stato comandante del 9° Alpini in Grecia, unità nella quale militarono moltissimi Alpini della zona. Così la Sottosezione e poi Sezione di Palmanova ha avuto ed ha l’intitolazione in comune con quella di Modena.

A quella cerimonia parteciparono il labaro del Comune di Osoppo, decorato di Medaglia d’Oro, sei Medaglie d’Oro, otto generali e più di tremila Alpini giunti dalla regione e dal Veneto. La cerimonia fu allietata dalle fanfare dell’8° Alpini e del 59° Fanteria nonché dal Coro della SAICI di Torviscosa e dalle bande di due Gruppi alpini, mentre truppa del Presidio di Palmanova rendeva gli onori militari.


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Palmanova, 19 aprile 1953. Per l'inaugurazione ufficilae del gagliardetto della Sottosezione viene organizzata una imponente cerimonia. La bandiera del Comune di Osoppo, decorata di Medaglia d'Oro al V.M., precede il gonfalone di Palmanova.


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Palmanova, 19 aprile 1953. Sfila il labaro provinciale dell'Istituto del Nastro Azzurro.


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Palmanova, 19 aprile 1953. Lo sfilamento.


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Palmanova, 19 aprile 1953. Inaugurazione ufficiale del gagliardetto della Sottosezione. Madrina la signora Lina Tavoni, vedova della M.d'O. col. Gaetano Tavoni, al quale la Sottosezione è intitolata. Alfiere è il cav. Menossi, sindaco di Palmanova.


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Palmanova, 19 aprile 1953. Nell'occasione viene inaugurato anche il gaglirdetto del neonato Gruppo di Bagnaria Arsa. Mons. Merlino, Arciprete di Palmanova, benedisce le due insegne.


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Palmanova, 19 aprile 1953. Il discorso del Presidente Durli testo del discorso

Una degna manifestazione quindi, ricca di motivi patriottici e celebrativi, ma pure festosa, con alcuni momenti, forse un po’ folcloristici, che suscitarono, però, grosso entusiasmo nel pubblico, quali gli scarponi giganti, in cartapesta, dei Gruppi di Carlino e di Tavagnacco o il mulo del Gruppo di Bagnaria Arsa (comunque reduce di guerra), che, dopo la sfilata, visitò tutti i locali pubblici palmarini, tra l’ilarità e la simpatia dei cittadini. Un successo che è testimonianza della capacità organizzativa e di coinvolgimento del presidente Durli. È da segnalare, tra l’altro, la vasta partecipazione di reduci della Sottosezione ad alcune manifestazioni di carattere nazionale e regionale, in particolare alle Adunate Nazionali: nel 1951 a Gorizia furono presenti 185 soci, a Genova (1952) 85, a Cortina (1953) 338, a Roma (1954) 295, a Trieste (1955) 450. Ben più della metà della forza fu presente, dunque, in quest’ultima occasione, comunque vicina nello spazio quanto a sede e carica di forti valenze emotive, ma anche in altri casi i risultati numerici furono importanti, pure se le mete erano distanti come Genova o Roma, oppure Napoli, dove nel 1956 si ritrovarono in 102 gli Alpini palmarini. Certo tutto ciò evidenzia, oltre che l’entusiasmo dei soci, la buona organizzazione della Sottosezione, che doveva preoccuparsi delle autocorriere (o dei camion militari nei primi tempi), dei treni, degli alloggi, dei biglietti, degli sconti e via dicendo. Uno sforzo che alle volte si presentò come finanziariamente oneroso. Ricordiamo poi che in questo periodo Durli riuscì ad ottenere dalle autorità militari circa 500 cappelli alpini, che furono distribuiti, come già abbiamo notato, ai soci per reintegrare quelli perduti in guerra o nelle vicende successive. Da segnalare inoltre, nella corposa attività di quegli anni, anche il tentativo di coinvolgere il mondo della scuola, iniziando quindi quella che può considerarsi una prima opera di propaganda degli ideali alpini, attraverso un concorso per un tema sull’argomento, riservato alle scuole elementari della zona.


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Roma, 30 marzo 1854. Adunata Nazionale.


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Roma, 30 marzo 1854. Adunata Nazionale. La Sottosezione di Palmanova si presenta con il coro della SAICI di Torviscosa.

Nasce la Sezione

La forte crescita numerica, i successi organizzativi, l’entusiasmo che sembrava sostenere la Sottosezione, il superamento nel 1953 dei 500 soci, numero minimo che lo statuto sociale nazionale richiedeva per l’istituzione di nuove Sezioni, iniziarono a far ritenere possibile ed auspicabile questa soluzione, essendo sicuri che ci fossero i presupposti per potere agire e sostenersi autonomamente.

Certi della positività dell’iniziativa, anche per il miglior sviluppo dell’associazionismo alpino, il presidente Durli, il Consiglio Direttivo e gran parte dei Gruppi si posero su questa via. Già nell’assemblea del marzo 1953 si parlò concretamente di tale possibilità, ma fu in quella del 29 agosto 1953 che si decise di chiedere ufficialmente alla Sede Nazionale la trasformazione in Sezione della Sottosezione di Palmanova.

Aderirono alla proposta i gruppi di Palmanova, Jalmicco-Sottoselva, S. Maria la Longa, Mereto di Capitolo, Fauglis, Felettis, Trivignano Udinese, Merlana, Clauiano, Castions di Strada, Morsano, Risano, Corgnolo, Campolonghetto, Carlino, Castello, Porpetto, Percoto e S. Giorgio di Nogaro. È interessante riportare la motivazione con cui quest’ultimo Gruppo accettò la proposta, motivazione che torna ad onore del presidente Durli: “Purché detta Sezione abbia in avvenire la vitalità delle Sezioni consorelle, oppure per spiegarsi meglio, abbia ad avere anche in avvenire uno sgobbone che lavori al pari dell’attuale presidente perché in avvenire non si sa se si può trovare in periferia un pari a sostenere la baracca“. Era chiara la consapevolezza dell’impegno che una Sezione comportava e della necessità di avere dirigenti pari al compito.

La scelta di trasformarsi in Sezione indipendente generò delle perplessità se non delle resistenze all’interno e all’esterno della Sottosezione. Ci si domandava se era proprio necessario staccarsi da una Sezione come quella udinese di vecchia tradizione e già collaudata. Per questo il cammino fu in parte rallentato. In verità in chi aveva fatto questa scelta c’era chiara coscienza che esistevano le forze e le condizioni per un tale passo e che già in precedenza la Sottosezione aveva dato prova di vitalità e di capacità autonome. Nell’assemblea del 12 settembre 1954 i Gruppi della Sottosezione riconfermarono la volontà di costituire la Sezione di Palmanova con una votazione cui fu presente il gen. Del Din, vicepresidente della Sezione udinese. In quell’occasione 20 Gruppi su 21 presenti manifestarono la loro decisione in favore della nuova Sezione.

Essa fu il definitivo “via libera“ per la costituzione sezionale. Per ufficializzare il tutto si attese la riunione del Consiglio Direttivo Nazionale, che si tenne il 3 novembre a Trieste appena ritornata all’Italia. Anche una delegazione di penne nere palmarine aveva presenziato nei giorni precedenti all’entrata delle truppe italiane e alle manifestazioni che si erano svolte in città e saranno presenti, lieti pure di quest’altra buona novella, anche il4 novembre alla sfilata militare con il presidente della Repubblica Luigi Einaudi. Qui dunque la Sottosezione di Palmanova ebbe l’avallo ufficiale alla sua trasformazione in Sezione indipendente. Così recita il verbale della seduta: ((Viene discussa la domanda di erezione a Sezione della Sottosezione di Palmanova ed il Segretario espone che i Soci che hanno sottoscritto la domanda sono più di 500 (...) Il Consiglio all’unanimità delibera la creazione a Sezione della Sottosezione di Palmanova“. In quell’occasione si parlò anche di delimitazione della zona di influenza della neonata Sezione. Qualcosa del genere era già stato tentato. Nell’assemblea della Sezione di Udine dell’ll luglio 1954, assenti però tutti i gruppi di Palmanova ad eccezione di Pavia, era stato proposto di racchiudere la Sottosezione palmarina entro i limiti del mandamento omonimo. Una decisione che avrebbe, a quel tempo, tolto alla Sottosezione i Gruppi del Comune di Pavia di Udine e di S. Andrat del Cormor. Prevalse, poi, già in occasione della discussione nel Consiglio Nazionale, la soluzione della libera adesione dei gruppi all’una o all’altra Sezione. Il 1954 è anche l’anno della conquista del K2, la seconda vetta del mondo, da parte della spedizione italiana guidata dal palmarino Ardito Desio e la prima manifestazione cui la Sezione partecipò dopo l’investitura ufficiale furono i festeggiamenti indetti in città il 27 novembre in onore di Desio. Nell’occasione al prof. Desio, alpino dell’8° reggimento, fu consegnata la tessera di socio onorario della Sezione. Bisogna anche dire che il presidente Durli aveva già in precedenza (nell’assemblea del 12 settembre già citata) proposto un raduno alpino triveneto per onorare il conquistatore del K2.


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Palmanova, 27 novembre 1954. Il prof. Desio incontra in Municipio i Capigruppo della Sottosezione.


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Palmanova, 27 novembre 1954. Il prof. Desio riceve la tessera di socio onorario della Sezione.

 

1955 - Inizia la vita sezionale

Il 9 gennaio si passò all’elezione delle cariche sezionali. Giuseppe Durli fu confermato presidente, mentre a presidente onorario fu nominato il col. Aldo Somaggio, decorato della Grande Guerra e primo capogruppo di Palmanova, che aveva guidato gli Alpini della città dal 1925 fino al 1950. Vice presidente fu Mario Durli di Palmanova e consiglieri Bonini Mariano (Palmanova), Braidotti Remo (Risano), Cautero Giovanni (Fauglis), Coz Renato (Carlino), Danielis Riccardo (Castello), Driussi Ettore (S. Andrat del Cormor), Franco Aldo (Ontagnano), Gallina Giovanni(Trivignano), Giorgione Corrado (Bicinicco), Graziato Giacinto (Castions di Strada), Masini Tranquillo (Clauiano), Musuruana Ferruccio (Palmanova), Piani Lino (Palmanova), Tiussi Pietro (Campolonghetto), Tonero Giuseppe (Palmanova), Vidal Enrico (Bagnaria Arsa), Virgolini Antonio (Jalmicco), Voncini Mario (Percoto), Zanuttini Bruno (S. Maria la Longa). Segretario Luigi Pascoli, Cassiere Gianantonio De Lorenzi, Revisori dei Conti: Antonino Morelli de Rossi, Aldo Somaggio e Albano Puppini. La sezione aveva pure dei soci onorari nelle persone del sindaco di Palmanova Menossi, del gen. Galliano Scarpa, del gen. di Corpo d’Armata F. Moro (nativo di Palmanova), del presidente della SAlCl Franco Marinotti, del gen. Gino Bernardini e del prof. Ardito Desio.

Da ricordare che 1’11 aprile furono benedetti i gagliardetti dei Gruppi di Castello e di Corgnolo (in maggio quello di Gonars) e che il 23 dello stesso mese nel Teatro Italia di Palmanova si tenne una proiezione di documentari a carattere alpinistico, intervallati dalle esibizioni del coro “Fior di Monte“ della Sezione ANA di Bergamo.

Il 1955 fu l’anno dell’Adunata di Trieste, cui la Sezione palmarina, preceduta dalla banda cittadina, partecipò in massa: 450 furono gli Alpini presenti, i 2/3 della forza. In quell’occasione sfilò anche un carro appositamente allestito con una riproduzione del K2 in cartapesta a ricordo dell’impresa di Ardito Desio.

Gli sforzi maggiori furono però indirizzati alla solenne inaugurazione del gagliardetto sezionale, con una manifestazione che si tenne il 25 settembre e che volle essere pure la vera e propria cerimonia d’inaugurazione della Sezione stessa. Durli così scrisse alle altre Sezioni italiane: “Il Comitato Esecutivo della manifestazione ha piena fiducia nella comprensione delle varie Sezioni le quali, consapevoli dei non lievi sacrifici che le Penne Nere locali hanno sostenuto affinché nel breve spazio di quattro anni, in una delle zone più povere di reclutamento alpino, il primo Gruppo di 28 iscritti sia progredito fino a divenire 25 Gruppi, in una tra le più fiorenti ed attive Sezioni Italiane, vorranno considerare tali sacrifici aderendo affinché il premio da loro atteso e cioè la piena riuscita dell’Adunata, avvenga nel migliore dei modi“. Quel giorno si ripeté, anzi si superò, la bella giornata del 19 agosto 1953 quanto ad organizzazione e partecipazione. Riportiamo il programma per rendercene conto. Già la sera del 24 settembre, sabato, ci furono concerto di bande e poi proiezione in Piazza Grande del film “Fiamme Verdi“ e di documentari di argomento alpino. 11 25 la sveglia venne data alle otto dalla banda cittadina. Alle 9,30 ci fu l’ammassamento in piazza XX Settembre, alle 9,45 il ricevimento degli Stendardi delle Medaglie d’Oro, dei Decorati e delle autorità presso Porta Udine. Alle 10,20 iniziò lo sfilamento lungo via Pasqualigo - Cavour - Bandiera Moro - Borgo Aquileia - Piazza Grande. Alle 10,50 Onori ai Caduti al Monumento. Alle 11 Messa in Piazza e poi benedizione del gagliardetto e discorsi. Alle 12 premiazioni. Al pomeriggio concerti, cori e pesca di beneficenza.

Alla manifestazione prese parte un grandissimo numero di Alpini, qui convenuti da tutta la regione e dal vicino Veneto, furono presenti ben 22 medaglie d’oro o loro familiari, i sindaci di Palmanova e dei comuni limitrofi, i vessilli delle Sezioni alpine friulane e venete, associazioni combattentistiche e d’arma, autorità militari, i labari dei medaglieri di Udine, Feltre e Vittorio Veneto, il labaro del Nastro Azzurro di Udine, le bande della Divisione “Mantova“ e dell’8° Alpini, picchetti armati del 59° Fanteria, dell’8° Alpini, del 5° Artiglieria.

Per la presidenza ANA era presente il dotto Roberto Vitas, consigliere nazionale, mentre, oltre al presidente Durli, tennero discorsi l’avv. Manaresi, già presidente dell’ANA nel periodo 1929-45, e il gen. Della Bianca. Madrina del gagliardetto sezionale fu anche in questa occasione la signora Lina Tavoni, in quanto la Sezione continuò ad essere intitolata a suo marito, il gen. Tavoni, anche se non mancò qualche voce dissenziente, che avrebbe voluto venisse dedicata ad un caduto palmarino o della zona. La benedizione fu impartita da mons. Damiani, arciprete di Palmanova. Al termine non mancarono pure dei premi per il Gruppo che meglio aveva sfilato (lo vinse Carlino), per il più numeroso tra i lontani (Marostica con 56 partecipanti), seguito poi da Medeuzza, Paluzza, Pontebba, Pozzuolo ed altri ancora che ebbero in premio dei buoni rancio. Il pranzo era offerto, infatti, solo agli invitati. La Sezione, comunque, si era convenzionata con gli osti palmarini perché praticassero prezzi di favore: 450 lire per il pranzo completo. Si era pensato anche ai parcheggi per gli automezzi, che si trovavano in piazza Garibaldi e vie adiacenti.

Una riuscita manifestazione, quindi, rimasta probabilmente ineguagliata fino ad oggi per partecipazione per quanto riguarda la Sezione e certo memorabile anche nella vita palmarina, un grande momento sia di ufficialità che di popolo, eppure da essa si genereranno momenti di difficoltà per la neonata Sezione. Infatti pochi giorni dopo il presidente Durli iniziò una singolare protesta (un digiuno) sia perché diversi Alpini della Sezione e molti di quella di Udine non avevano preso parte alla cerimonia sia perché riteneva ci fossero delle prevenzioni verso la Sezione stessa.

Un comportamento biasimato dalla Sede Nazionale, che preferì commissariare la Sezione, nominandone curatore Gianantonio De Lorenzi, all’epoca presidente del Collegio dei Revisori dei Conti. Ne seguì un momento di disorientamento e di rallentamento delle attività, come la relazione di fine anno sottolineò: “l’attività (...) si è ridotta a ben poca cosa e le manifestazioni alle quali in formato ridotto si è partecipato si riducono a cerimonie svoltesi a Trivignano, Fauglis, Castions di Strada e qualche altra parte nonché all’annuale del 4 novembre per la quale, unitamente alle altre Associazioni Combattentistiche di Palmanova si è offerta una corona d’alloro“.

Però la vita alpina voleva continuare e ne è testimonianza il fatto che il 27 novembre fu benedetto il gagliardetto del Gruppo di Trivignano.

1956 - Inizia la presidenza Somaggio

Il periodo commissariale finì il 26 febbraio di questo anno con l’elezione del Consiglio, che il 3 marzo successivo distribuì così al suo interno le cariche: vice presidenti Giovanni Cautero e Mario Voncini, segretario Valfrido Zappetti, tesoriere Mario Durli. Vi erano inoltre ben 24 consiglieri. Presidente divenne il colonnello Aldo Somaggio, in precedenza già presidente onorario sia della Sottosezione che della Sezione. Somaggio fu valoroso combattente della Prima Guerra Mondiale, insignito di medaglia d’argento per il coraggio dimostrato sul monte Cauriol quale tenente di una sezione mitragliatrici del r reggimento Alpini nel 1916.

Nell’anno l’attività fu invero piuttosto ridotta, anche perché se il bilancio morale della Sezione era stato fin dall’inizio sempre bene attivo, quello finanziario mostrava invece, soprattutto a causa della febbrile attività del 1954-55, culminata con la manifestazione del 25 settembre, qualche vuoto. A ciò si pensò di porre rimedio anche con la creazione della figura di “socio benemerito“ per chi avesse contribuito sostanziosamente oppure, ma non con grandi risultati, attraverso una richiesta di oblazioni ai soci. Per mancanza di fondi si rinunciava anche a partecipare alle assemblee nazionali a Milano. L’intervento della Sede Nazionale e della Sezione di Trieste, che rinunciarono a loro crediti, iniziò a dar maggior tranquillità alla Sezione.

L’attivismo degli anni precedenti era un ricordo. Al di là di quella che può considerarsi l’ordinaria amministrazione, la Sezione partecipò alle cerimonie per l’anniversario della costituzione del 9° reggimento Alpini a Gorizia, reggimento di cui era stato comandante il gen. Tavoni, ed all’inaugurazione del gagliardetto del Gruppo di Paluzza il 16 settembre. Da non dimenticare, all’interno della Sezione, l’inaugurazione del gagliardetto del Gruppo di Campolonghetto. È da rilevare, comunque, il buon numero di partecipanti all’Adunata di Napoli: 102, che, data la distanza, fu senz’altro un traguardo ragguardevole. Un fatto singolarmente amaro di quell’Adunata furono le 1000 lire di multa che il Gruppo di Carlino si buscò sul treno per il trasporto dell’ormai famoso scarpone di cartapesta. La Sezione si impegnò a rifondere la spesa.

Nel 1956, pur essendosene iniziato a parlare l’anno precedente, cominciò per la Sezione un’ attività assistenziale nei confronti dei suoi soci con la distribuzione di pacchi viveri (contenenti 3,600 kg di formaggio, uno di burro e uno di pasta) ai più bisognosi. Quell’anno i pacchi furono 40, provenienti dagli USA tramite la Pontificia Opera di Assistenza.

Il numero degli iscritti calò leggermente rispetto all’anno precedente: si persero 52 soci, scendendo a 619. Anche negli anni seguenti il numero stentò a crescere, mantenendosi stabile intorno ai 650 tesserati. Sarà solo nel 1964 che la Sezione riuscirà a sfondare quota 700.

Restava ancora fluido il numero dei Gruppi aderenti alla Sezione. Rientrato il gruppo di Sevegliano, si perse, però, quello di Pavia di Udine e in quell’anno questi erano i Gruppi che facevano capo a Palmanova: Bagnaria Arsa, Bicinicco, Campolonghetto, Carlino, Castello di Porpetto, Castions di Strada, Clauiano, Corgnolo, Fauglis, Felettis, Gonars, Jalmicco, Mereto di Capitolo, Merlana, Morsano di Strada, Ontagnano, Palmanova, Percoto, Persereano, Risano, S. Andrat del Cormor, S. Giorgio di Nogaro, S. Maria la Longa, Sevegliano, Tissano, Trivignano Udinese.

Il Gruppo di Lauzacco fu una breve meteora nella vita della Sezione. Il 29 dicembre 1955 decise infatti di unirsi ad essa, ma già il 5 aprile successivo se ne staccò, adducendo a motivo il costo inferiore del bollino (175 lire contro 250) nella Sezione di Udine. 75 lire erano in quegli anni indubbiamente qualcosa da non sottovalutare per molte famiglie.

1957 - Serata danzante

Durante l’annata si intensificò l’attività ricreativa. Infatti venne organizzata una serata danzante per il 2 febbraio, in tempo di Carnevale, al locale “Casa Bianca“ di S. Vito al Torre. La serata fu chiamata, doverosamente, “Stella Alpina“. I tavoli costavano 250 lire e metà del ricavato del guardaroba sarebbe andato alla Sezione. L’8 settembre, invece, gita sociale a Trento e Rovereto con visita al Museo della Guerra.

Continuò anche quest’anno la distribuzione di pacchi viveri, in numero di 93. I soci rimasero stabili a quota 619, però a fine anno la Sezione si ampliò con l’ingresso del Gruppo di Torviscosa, che nella riunione dell’8 dicembre aveva deciso di unirsi a Palmanova per evidenti ragioni di vicinanza. Il numero dei Gruppi salì così a 27.

1958 - Un anno di transizione

I soci riprendono ad aumentare, raggiungendo quota 657.

Continua l’opera di distribuzione di pacchi viveri che quest’anno tocca il numero di 100. Indubbiamente il “miracolo economico“ è ancora di là da venire o sta appena facendo sentire i suoi primi segni positivi.

Le necessità economiche assillanti per tanti sono ancora la quotidianità e l’emigrazione per molti è l’unica soluzione alle difficoltà, una soluzione che anche diversi Alpini dovettero affrontare, iniziando così quella che è stata chiamata in ambito associativo la “seconda naja“.

Sempre nutrita la presenza della Sezione e dei Gruppi ai funerali degli Alpini “andati avanti“, una presenza di solidarietà, che è sempre di conforto per i familiari, una partecipazione, che è testimonianza dell’affetto alpino per l’amico che non c’è più, cui tutta la Sezione ha continuato e continua a dare la massima importanza.

1959 - Inizia la presidenza Sandrini

Il Consiglio Direttivo venne rinnovato con l’Assemblea del 1 febbraio e nuovo presidente sezionale fu il dott. Gerolamo Sandrini, farmacista di S. Maria la Longa e primo capitano della Sanità, aggregato ai reparti della “Julia“ durante la guerra. A vicepresidenti vennero nominati Mario Durli di Palmanova e Mario Zabeo di Carlino. L’ormai anziano col. Aldo Somaggio, benemerito della Sezione e dell’Associazione alpina, che aveva voluto lui stesso l’avvicendamento con un alpino più giovane, ritornerà alla sua carica di presidente onorario, segno della stima che la Sezione aveva per la sua azione di tanti anni nell’ambito associativo.

La nuova dirigenza cercò di rinforzare l’attività sezionale, che negli anni precedenti si era svolta un po’ in sordina, forse per il timore di fare dei passi troppo lunghi rispetto alla gamba dopo l’essere riusciti a risanare le finanze. Un’iniziativa che fu subito presa fu quella della nomina di un cappellano sezionale. Venne interpellata la forania di Palmanova ed i parroci indicarono per tale ufficio don Luigi Franceschinis, parroco di Felettis, che aveva partecipato alla Prima Guerra Mondiale e che ben volentieri accettò. Il 26 aprile, alla presenza del consigliere nazionale Ottorino Masarotti di Udine, gli fu ufficialmente consegnato il cappello alpino, la tessera dell’ Associazione ed il distintivo. Comincerà così la sua attività che, con zelo e dedizione, porterà avanti per cinque anni, fino a che la morte non lo coglierà nel 1964. L’8 settembre si svolse una gita sezionale a Timau ed al Passo di Monte Croce. In tale occasione fu deposta una corona d’alloro al sacrario militare e don Franceschinis vi celebrò la Messa. Per migliorare l’organizzazione delle gite si propose allora, ad opera di Mario Durli, di fornirsi di un’ attrezzatura per preparare pranzi all’aperto, rendendo così più piacevole e comoda la gita stessa. A metà settembre il Direttivo fu a Mogliano Veneto per una visita alla contessa Lina Tavoni, al cui marito, come detto, la Sezione è intitolata.

Per il resto la Sezione intervenne a tutte le cerimonie patriottiche e di onore ai Caduti svolte si a Palmanova e nei centri vicini. 11 5 aprile a Bagnaria Arsa fu inaugurato il monumento ai Caduti, monumento costruito dal Gruppo locale.

Anche in quest’annata vennero distribuiti a soci bisognosi i pacchi viveri della POA. Si trattò di 100 pacchi contenenti 4 kg di pasta e 2 di farina ciascuno. La distribuzione continuò pure negli anni seguenti 1960 e ’61, a rimarcare quanto più sopra si era già sottolineato: la situazione economica certo si evolveva verso il meglio, ma a passi molto lenti.

La forza della Sezione crebbe, raggiungendo le 672 unità e riportandosi così ai livelli del 1955. Bisognò, però, accettare l’uscita dalla Sezione di un altro gruppo, quello di S. Andrat del Cormor, che, in data 8 aprile, decise di unirsi ad Udine, città cui era collegato comodamente da linee automobilistiche, diversamente da Palmanova, località difficilmente raggiungibile.

1960 - Continua la distribuzione dei pacchi viveri

Il 6 marzo si tenne l’assemblea sezionale con elezione del Consiglio, che vedrà la riconferma di quello in carica.

A vicepresidente ispettivo fu nominato Carlo Marin di Torviscosa. Durante la successiva discussione si parlò dei problemi interni ad alcuni Gruppi ed inoltre i vicepresidenti Mario Durli e Mario Zabeo, Emilio Bignolini di Sevegliano, Carlo Marin di Torviscosa e Zanutta di Carlino precisarono le modalità di distribuzione dei pacchi viveri della POA. Nella stessa assemblea si potè dare il benvenuto ad un nuovo Gruppo, quello di Castions delle Mura, la cui costituzione fu illustrata dal capogruppo di Bagnaria Arsa, Sepulcri.

Quell’anno l’adunata nazionale si tenne a Venezia e, data la vicinanza della sede, il numero dei partecipanti fu buono: del solo Gruppo di Palmanova furono 40 gli Alpini colà recatisi.

Il numero degli iscritti ebbe un nuovo, piccolo aumento, raggiungendo quota 685 e il Gruppo di S. Giorgio si riconfermò come il più numeroso con 87 soci. L’uscita anche dei Gruppi di Persereano e Percoto dal nesso sezionale non aveva quindi portato con sé un calo degli aderenti.

Quell’anno il bilancio segnalò un attivo di 22.543 lire. Bisogna ricordare che le entrate, per 61.083 lire, erano costituite solamente dal ricavato degli incassi dei bollini e delle tessere delle Adunate Nazionali, cui s’univa qualche oblazione. Infatti anche nel 1960 alcuni Gruppi diedero un significativo aiuto pecuniario alla Sezione per l’integrazione del suo magro bilancio.

Il bollino costava ancora 250 lire, di cui 50 andavano alla Sezione. Quell’anno si stabilì di alzare tale quota a 100 lire.

Quanto alle uscite esse consistevano in spese di cancelleria e corrispondenza, corone per manifestazioni e funerali, manifesti per l’Adunata e spese per la costruzione di un tabellone con l’indicazione del nome della Sezione. Certo l’attività era ancora quella tradizionale, la Sezione rappresentava ancora il collegamento tra la Sede Nazionale ed i Gruppi e poco più.

1961 - Si rinnova il Consiglio Direttivo

In gennaio l’assemblea sezionale rinnovò il Consiglio Direttivo. Alla presidenza fu riconfermato il dotto Sandrini, a vice presidenti Durli, Zabeo e Marin. Consiglieri risultarono: Luigi Valle, Augusto Battistella, Albano Pupin, Renzo Ganis, Luigi Cicuttini, Mario Grabar e Vittorio Moras. Revisori dei conti: Antonino Morelli de Rossi e Gianantonio De Lorenzi. Nell’assemblea si discussero poi vari problemi sui quali il vicepresidente Mario Durli richiese l’aiuto e la collaborazione fattiva dei Gruppi. Si accennò all’Adunata Nazionale di Torino, alla quale si decise di partecipare organizzando un viaggio in autopullman. Indubbiamente una scelta che segnalava l’inizio di un nuovo rapporto con le comunicazioni automobilistiche, dopo il rigoroso uso del treno nelle precedenti Adunate in località un po’ distanti, insomma un segno dei tempi. Della gita si ritornò a parlare nella riunione del 16 aprile, nella quale uno dei punti all’ordine del giorno fu pure quello (erano certo altri tempi) riguardante una “foto da farsi in tale occasione a Palmanova“.

Quanto al numero dei soci, questo calò a 650 e si dovette registrare l’uscita dalla Sezione del Gruppo, abbastanza numeroso, di Castions di Strada, che 1’8 aprile decise l’incorporazione nella Sezione di Udine. Si tentò, in compenso, di attivare un Gruppo a Villanova, ma l’iniziativa non ebbe seguito.

Il bollino salì a 300 lire, di cui 150 andarono alla Sede Nazionale, 100 alla Sezione e 50 ai Gruppi.

Quell’anno morì il cap. Amos Brugger di Sevegliano, uno dei fondatori del Gruppo di Palmanova nel 1925.

1962 - Viene benedetto il vessillo sezionale

Quell’ anno il numero dei soci calò ancora, arrivando a 613. La Sezione partecipò all’Adunata di Bergamo ed a diverse altre manifestazioni a Palmanova e nei dintorni. La più solenne ed importante per la Sezione stessa fu naturalmente l’inaugurazione e benedizione del vessillo sezionale, del quale era fino ad allora sprovvista, disponendo del semplice gagliardetto. La cerimonia si tenne a Torviscosa il 30 settembre. Ad essa prese parte la vedova del col. Tavoni, cui venne offerto un grande mazzo di fiori. Il vessillo fu donato dal presidente della SAICI, Franco Marinotti, da anni socio onorario. In origine la manifestazione si sarebbe dovuta tenere il 2 giugno, sempre a Torviscosa, presente il presidente nazionale dell’ANA, avv. Erizzo, poi il tutto fu forzatamente spostato ad altra data e sfumò la possibilità della presenza del Presidente. Alcuni soci avrebbero voluto che una giornata così importante per la vita della Sezione si svolgesse a Palmanova, ma problemi organizzativi e finanziari consigliarono di spostarne la sede di effettuazione a Torviscosa, in coincidenza coll’inaugurazione del locale monumento ai Caduti e di altri vessilli di organizzazioni patriottiche.

Ulteriore importante e commosso momento di quell’anno fu il saluto all’alpino Angelo Paiero, caduto in Albania, le cui spoglie rientrarono a Felettis i120 novembre. Nel 1962 venne nominato pure un alfiere del vessillo nella persona di Luciano Medeossi di S. Maria la Longa e furono creati due consiglieri onorari: il magg. Enrico di Santelpidio di Torviscosa e Franco Vidal di Bagnaria Arsa.

Il bilancio annuale evidenziò un attivo di 13.447 lire: a fronte di 103.300 lire d’entrata ci fu un’uscita di 89.853, considerata allora piuttosto elevata, ma vi furono le cerimonie di Felettis e dell’inaugurazione del vessillo (anche se, a dire il vero, i costi per quest’ultima furono abbastanza contenuti), che richiesero un impegno maggiore del solito.

1963 - Nasce la sede

Il 1963 fu un anno importante per la storia della Sezione, in quanto può essere considerato un anno di svolta e comunque quello in cui si posero alcune basi per un futuro sviluppo e si gettarono dei semi che produrranno ulteriori frutti in seguito. Intanto i soci ebbero un leggero (deciso) aumento, invertendo il trend negativo degli ultimi anni, primo passo di una crescita che sarà poi a lungo ininterrotta. Ma non è solo questo a dover essere segnalato. Quell’anno cadde il ventesimo anniversario della battaglia di Nikolajewka, momento tragico e glorioso insieme della storia alpina e dell’Italia tutta. Esso fu degnamente ricordato in ambito sezionale con una serie di contemporanee cerimonie, iniziando una tradizione che poi si consoliderà negli anni a venire. Nel duomo di Palmanova furono presenti ad una messa di suffragio per i Caduti le autorità locali, il vessillo della Sezione accompagnato dal presidente Sandrini, dal Consiglio Direttivo e dagli Alpini della città stellata. Accanto ad essi anche vessilli e gagliardetti delle altre associazioni combattentistiche e d’Arma. Analoghe celebrazioni si svolsero in tutte le chiese dei paesi ove avevano sede i Gruppi dipendenti dalla Sezione. Ovunque i celebranti ricordarono le sofferenze ed il valore dei combattenti, presenti anche molti dei reduci. Era, oltre a tutto, anche un modo per rispondere ad una trasmissione televisiva rievocativa dell’evento, che suscitò molto scalpore e le proteste dell’ANA per il tono ed il modo in cui erano state manipolate alcune testimonianze di superstiti. Proteste che anche la Sezione fece proprie nell’assemblea del 18 febbraio. Il ’63 è l’anno della prima manifestazione di solidarietà nazionale con il contributo di 5000 lire versato a favore degli alluvionati del Vajont, vittime della tragedia che colpì Friuli e Bellunese nella notte del 9 ottobre, provocando oltre 2000 vittime. Anche in questo caso la Sezione aderì ad un ’iniziativa a livello nazionale promossa dalla direzione dell’Associazione. Il 1963 fu poi l’anno della sede sociale. Nella stessa assemblea poc’anzi ricordata, quella del 18 febbraio, su proposta di alcuni capigruppo si decise all’unanimità di contribuire alle spese per la ristrutturazione dell’ex-chiesa e convento dei Cappuccini, sita in via Cavour, a Palmanova, edificio demaniale recentemente dato in uso all’Associazione Nazionale Combattenti e Reduci palmarina, che si andava trasformando in sede delle varie associazioni d’Arma locali, dotata inoltre di un’ampia sala riunioni. Per far fronte alle spese si decise allora chiedere ad ogni socio il contributo di 100 lire da versarsi per il tramite del proprio Gruppo. Fu chiamato il contributo dei “due bicchieri di vino“, in quanto era questo il sacrificio richiesto, quello di rinunciare, a favore di tale utile iniziativa, a “due tajus“, un sacrificio ritenuto, quindi, “irrisorio“. I versamenti arrivarono un po’ a rilento, ma alla fine, il 3 maggio, la Sezione poté versare 50.000 lire all’Associazione Combattenti: 41.550 raccolti in 14 gruppi, il resto integrato con una quota uscita dalla cassa sezionale. Altri due Gruppi portarono in seguito ulteriori 7800 lire. In ogni caso il contributo più elevato, insieme a quello del Comune di Palmanova, segnale della forza, ma anche dello spirito costruttivo, raggiunta dagli Alpini della Bassa.

Così il 26 maggio la sede delle Associazioni poté essere inaugurata. Alla cerimonia furono presenti quasi tutti i Gruppi con i loro gagliardetti ed il labaro sezionale: alla sfilata in Piazza Grande quello degli Alpini fu indubbiamente il nucleo più numeroso. Per l’occasione venne confezionato un colossale scarpone sormontato da un’aquila, ammirato da tutti i presenti. Seguì un pranzo sociale al modico prezzo di 300 lire. Con soddisfazione si pose a lato della porta principale, accanto alle altre targhe, quella portante il nome della Sezione palmarina delle Penne Nere.

Con l’uso di una stanza all’interno del complesso, allora più che sufficiente alla bisogna, e con la possibilità di usufruire per eventuali manifestazioni di un’ampia sala era così risolto l’annoso problema della sede.

Dunque nel 1963 si iniziò a percorrere una strada che sarà poi sempre più battuta dalla Sezione: quello cioè della fraternità e della partecipazione civile. L’ attività soprattutto commemorativa e patriottica svolta fino ad allora assumeva un nuovo significato, prefigurando quella che sarebbe poi divenuta una parola d’ordine dell’Associazione: “Onorare i morti aiutando i vivi“. È la stessa via che anche i singoli Gruppi avevano già spesso iniziato a percorrere, impegnandosi nelle loro realtà locali.

1964 - Muore don Franceschinis

È l’anno del superamento di quota 700 nel numero di soci: precisamente saranno 713 gli iscritti. Comincia ad apparire, se pur ancora timidamente, una nuova leva di associati.

Accanto ai reduci del conflitto mondiale ed ai pochi “veci“ della Grande Guerra inizia ad avvicinarsi la generazione di coloro che hanno vissuto sì la Seconda Guerra Mondiale da bambini o da ragazzi, ma che hanno svolto il servizio militare in tempo di pace.

Non si tratta più solamente, quindi, di Alpini che sentono i valori alpini ricordando i sacrifici ed i patimenti direttamente sopportati nel conflitto o dei Caduti di cui erano commilitoni, ma di una generazione che, comunque, crede in quei valori e vuole mantenerli vivi in una società che sta cambiando.

Anche il lento migliorare della situazione economica, probabilmente, consente inoltre ad un numero sempre crescente di acquistare il bollino senza troppi problemi, bollino il cui costo nel 1964 salì a 400 lire e l’anno successivo a 450. Pure in campo politico i contrasti si attenuavano: erano gli anni della distensione internazionale e certo anche questo favoriva una più ampia crescita della Associazione. Miglioramento economico certo, ma non decisivo. Era infatti terminata la distribuzione dei pacchi viveri, ormai superati, ma l’Associazione Nazionale portò avanti ancora per anni un’opera di solidarietà interna con i contributi ai soci bisognosi. La Sezione di Palmanova nel 1964 segnalò ben 130 soci in tale situazione (quasi il 20% della forza).

Il 1964 è stato inoltre l’anno dell’Adunata di Verona, che per un momento è sembrata dover essere l’ultima degli Alpini in congedo. Nella città scaligera teppisti con il cappello alpino compirono atti vandalici che suscitarono notevole clamore. La Sede Nazionale, unendo questo fatto agli aspetti sempre più “folcloristici“ che emergevano nelle Adunate, pensò di sospenderle, chiedendo a Sezioni e Gruppi un loro parere in merito. Anche da Palmanova si rispose. Riportiamo quanto scrisse il cav. Carlo Marin, capogruppo di Torviscosa e vice presidente sezionale, che rappresenta un po’ lo spirito di tutti gli Alpini della Sezione, che sempre in maniera consona si sono comportati alle Adunate: “In quanto poi alla ventilata idea di sospendere definitivamente le Adunate Nazionali, gli autentici innamorati dell’Associazione, e non sono pochi (..), non sono del tutto d’accordo. Proponeva, però, di tenerle magari ogni tre anni, in tal modo sia risparmiando sulle spese sia permettendo di valorizzare le adunate regionali. Credeva inoltre utile “affiancare, per la circostanza, alle Forze dell’Ordine, una speciale polizia dell’ANA costituita da elementi validi e seri muniti di piccoli contrassegni e dell’autorità necessaria“. Sostenuta anche da molti altri fu questa la linea che passò: sì alle Adunate, ma maggior controllo da parte di un servizio d’ordine (la “polizia alpina“), che per la prima volta fu all’opera a Trieste l’anno seguente. Della questione si fece cenno nell’assemblea sezionale del 14 febbraio 1965, quando il presidente Sandrini raccomandò “ai partecipanti alle adunate nazionali di comportarsi da veri alpini e che finalmente venga represso quella specie di ’banditismo’ successo all’adunata nazionale di Verona, che tanto scalpore ha dato in seno agli ambienti del Governo.

Nel 1964 morì il cappellano sezionale, don Luigi Franceschinis, ex-combattente del 1915-18, ai cui funerali parteciparono, con animo commosso, la Sezione e tantissimi Alpini. In accordo con la forania di Palmanova venne nominato, l’anno successivo, a nuovo cappellano don Candido Carlino, nativo di Sevegliano ed allora in servizio presso la Curia Arcivescovile di Udine.

L’attività fu in quell’anno più modesta che nel precedente. Le uscite di bilancio parlano di spese per corrispondenza, per il funerale di don Franceschinis, per corone ai soci defunti e di oblazioni ai Gruppi per le loro cerimonie. Nel 1964 furono benedetti infatti i gagliardetti di S. Maria la Longa (12 aprile) e di Bicinicco (25 ottobre, alla presenza del gen. Del Din).

1965 - Il nuovo cappellano è don Candido Carlino

Domenica 25 luglio con una solenne cerimonia viene consegnato il cappello alpino al nuovo cappellano don Candido Carlino, entusiasta della scelta fatta nella sua persona. “È da molti anni che partecipo con sincera gioia alla festa degli Alpini di Sevegliano, presieduta dal carissimo Renzo Ganis. Da domenica però sarò anch’io un “vecio alpin” e cappellano dei “veci” e questa scelta mi riempie di contentezza e mi impegna a volervi più bene ed a ricordarvi ogni giorno al buon Dio. Lo farò molto volentieri come un sacro dovere“ scrisse egli allora.

Nella stessa cerimonia fu pure consegnata una targa a Lionello Franco per i suoi 15 anni di attività come segretario ed una pergamena di benemerenza, firmata da tutti i capigruppo, al presidente onorario col. Aldo Somaggio. Fu inoltre festeggiato Albano Pupin per la medaglia al valore che gli era stata recentemente conferita. Una manifestazione che in un certo modo, pur non proclamandolo ufficialmente, ricordava i 10 anni di vita ormai compiuti dalla Sezione. I 737 soci del 1965 testimoniano la lenta, ma sicura marcia di quel decennio, nonostante le difficoltà ed i problemi che si erano presentati. Nell’anno in corso fu benedetto il gagliardetto di Risano e buona per numero e comportamento fu la partecipazione all’Adunata di Trieste, come scrisse nella relazione morale del ’66 il presidente Sandrini: “La Sezione a Trieste per la sua compostezza ha riscosso gli applausi delle autorità che assistevano alla sfilata”.

Un ulteriore passo fatto nella direzione dell’impegno sociale fu la decisione, su proposta del Presidente, di far sfilare all’Adunata Nazionale di quell’anno in testa alla Sezione i donatori di sangue alpini. Decisione presa, comunque, dopo lunga discussione. In particolare fu lodato il comune di Porpetto per il gran numero di donatori tra i suoi iscritti.

1966 - Gli aiuti agli alluvionati

Nell’assemblea sezionale d’inizio anno (tra l’altro rimandata una volta per la mancanza di idoneo locale) emersero alcune critiche all’operato della Sezione, anzi al “poco operato“. Il vicepresidente Marin era dell’opinione che “la Sezione ha dimostrato in questi ultimi temi di zoppicare un po“, mentre il consigliere Renzo Ganis, che quell’anno diverrà vicepresidente, auspicava che le riunioni del Consiglio Sezionale fossero per 1’avvenire più frequenti. Da lui venne anche la proposta per qualche iniziativa in più, come la proiezione di pellicole d’argomento alpino in occasione di incontri o nelle manifestazioni, mentre Luigi Valle propose di riprendere la tradizione della gita sociale. In quest’ottica di rivitalizzare un’ attività che si era nuovamente un po’ ridotta, bisogna anche leggere il tentativo del presidente Sandrini di attivare “una fanfara sezionale che ci assista in 5 o 6 cerimonie annuali e ci segni il passo nelle nostre sfilate“. Sandrini ritornò sull’argomento pure l’anno successivo, ma per il momento non si poté fare nulla, bisognò ancora attendere parecchio per vedere realizzato quel sogno.

Significative cerimonie svoltesi quell’anno furono quella per l’arrivo a Porpetto (8 giugno) della salma del Caduto in Jugoslavia, alpino Pietro Pez, salutato dalla presenza di tutti i Gruppi della Sezione, e l’inaugurazione del gagliardetto di Jalmicco (24 luglio). Pochi giorni dopo, il 29, moriva il col. Somaggio, ex-presidente ed allora presidente onorario della Sezione.

L’anno si chiuderà tragicamente per tutta la Nazione, in quanto il 3-4 novembre vaste e disastrose alluvioni colpirono l’Italia centro-settentrionale, ivi compreso il Friuli, in particolare le zone di Osoppo e Latisana. I danni furono enormi ed i morti 112. Anche in questa occasione la Sezione dimostrerà la sua fraterna partecipazione’ offrendo quasi immediatamente 15.000 lire raccolte tra i Gruppi, a favore degli alluvionati, senza contare quanto poi i singoli Gruppi e gli associati versarono anche nelle sottoscrizioni aperte in ogni Comune.

Quell’anno i soci furono 740 e il Gruppo più numeroso si rivelò quello di Torviscosa con 68 iscritti. Per quanto riguarda gli altri la forza era questa: Bagnaria Arsa 46, Bicinicco 20, Campolonghetto 29, Carlino 34, Castello 37, Castions delle Mura 37, Clauiano 21, Corgnolo 25, Felettis 13, Gonars 54. Jalmicco 28, Mereto 12, Merlana 8, Morsano 16, Ontagnano 7, Palmanova 52, Risano 47, S. Giorgio 49, S. Maria la Longa 30, Sevegliano 32, Tissano 14, Trivignano 61.

1967 - Un anno interlocutorio

Il 1967 è un anno un po’ interlocutorio. I soci salgono a 781 e il 9 aprile viene inaugurato il gagliardetto di Felettis. All’Adunata di Treviso sfila per la prima volta lo striscione (confezionato l’anno precedente) “Julia: dai veci ai bocia una gran fiamma nel cuore“.

A proposito delle Adunate nell’assemblea di quell’anno ci fu chi si lamentò per la scarsa partecipazione di Alpini della Sezione a tali manifestazioni, suscitando le proteste di chi ad esse regolarmente si recava. Forse si trattava di un’impressione, ma forse c’era veramente un calo di tensione verso quegli appuntamenti. Le tessere adunate vendute quell’anno furono 53 e 47 l’anno precedente, numeri ben lontani da quelli degli anni ’50. Nell’assemblea del 1968 il consigliere Medeossi propose che in occasione delle Adunate la Sezione si preoccupasse di approntare un autopullman per rendere più facile ai soci la trasferta.

1968 - 50° della Vittoria

È l’anno del 50° della Vittoria e in questa celebrazione rientravano sia l’invito rivolto ai capigruppo dal presidente Sandrini già l’anno precedente a tesserare tutti i reduci della guerra 1915-18 sia il primo passaggio per Palmanova, il 4 novembre, della Fiaccola Alpina della Fraternità. L’idea della Fiaccola era nata nel 1956 durante un incontro tra il maggiore degli Alpini Luigi Rudella ed il capogruppo di Monfalcone Amelio Cuzzi. Essa si concretizzò nel 1957 , anche con la collaborazione del IV Corpo d’Armata. Lo scopo della Fiaccola è quello di unire idealmente, attraverso il fuoco acceso nel Sacrario di Timau, tutti cimiteri di guerra, di ogni nazionalità, della Regione, con la conclusione del percorso, infine, a Redipuglia. Da allora il suo passaggio è stato un momento importante ed atteso nel programma annuale della Sezione

Tra le altre cerimonie da ricordare c’è, il 28 aprile, l’inaugurazione del gagliardetto del Gruppo di Clauiano. All’Adunata di Roma saranno 53 i partecipanti. Fu inoltre organizzata una gita a Bassano, che fruttò un utile di 15.000 lire.

Nel 1968 si dovette, purtroppo, registrare la dolorosa perdita del rag. Gianantonio De Lorenzi, già commissario straordinario nel 1955-56 e per lunghi anni revisore dei conti della Sezione, nonché del consigliere Luigi Cicuttini e del consigliere onorario Santelpidio.

Il numero dei soci fa un buon passo avanti, superando gli 800: saranno infatti 838 e il Gruppo più numeroso quell’anno risulterà quello di S. Maria la Longa con 79 iscritti, a questo numero contribuì anche il fatto che in esso vennero conteggiati pure gli aderenti dei due piccoli gruppi di Mereto di Capitolo e Tissano, che, pur per un certo periodo continuando ad avere propri capigruppo, non potevano più vivere di vita propria visto l’esiguo numero degli affiliati.

1969 - Il Cinquantenario dell’ANA

Anche quest’anno vide un importante anniversario: il cinquantenario della fondazione dell’ANA e l’Adunata Nazionale si svolse a Milano, sede dell’Associazione. La Sezione aderì alle celebrazioni, partecipando al grande raduno dei capigruppo e dei soci fondatori triveneti tenutosi il 28 settembre a Feltre, presente il presidente Merlini e il comm. Andreoletti, primo presidente dell’Associazione. Da ricordare che Arturo Andreoletti era stato nella nostra zona nel 1962, quando partecipò come ospite d’onore all’assemblea del Gruppo di Torviscosa. In precedenza, il 14 settembre, sempre nell’ambito delle celebrazioni per il cinquantenario, la Sezione aveva fatto visita al Battaglione “Val Tagliamento“, di stanza in Carnia.

Il 9 novembre un ulteriore Gruppo entrò nella famiglia della Sezione, quello di Fauglis, costituitosi in tale giornata. Un lieto evento dopo nove anni, tanti erano passati dall’ultima volta che un nuovo Gruppo era nato.

Nel 1969 i soci raggiunsero quota 887, con un buon aumento rispetto all’anno precedente.

1970 - Aumentano i soci

In quest’anno si evidenzia un deciso balzo in avanti del numero dei soci, che raggiunsero le 966 unità. Nei 15 anni precedenti essi erano lentamente cresciuti, con qualche momento di riflusso, di circa 180 unità, ora in una sola annata si riuscirono a tesserare 80 nuovi soci. Anche la partecipazione all’Adunata Nazionale, svoltasi a Brescia, era decisamente migliorata rispetto agli anni precedenti, come testimoniano le 93 tessere adunata allora vendute.

Si evidenziava, però, anche un altro dato e cioè lo squilibrio sempre crescente tra entrate ed uscite, nel senso che sempre più si accumulava un modesto, ma sicuro attivo di cassa. Quell’anno le entrate assommarono a 87.000 lire e le uscite a 42.000. Una gestione, quindi, molto oculata, forse ancora memore delle passate traversie, ma anche molto prudente nell’assumersi iniziative nuove. Certo poi vi era l’attività dei Gruppi, sempre più presenti nelle loro realtà paesane e comunali.

Tra le cerimonie svolte si nel 1970 da ricordare l’inaugurazione ufficiale del nuovo Gruppo di Fauglis, tenutasi il 17 aprile.

1971 - Inizia la presidenza Ganis

Anche questo può essere considerato un anno di svolta o per lo meno in cui si evidenziarono alcuni cambiamenti nel modo stesso di intendere la vita della Sezione. Intanto per la prima volta l’assemblea annuale si svolse fuori di Palmanova, inaugurando una tradizione poi mantenutasi. In questa occasione la Sezione fu ospite di uno dei Gruppi più numerosi, quello di S. Giorgio di Nogaro. A quella assemblea seguì un’altra importante novità: il cambio della guardia ai vertici della Sezione. Al dott. Sandrini succede quale presidente il ragionier Renzo Ganis (1936-1994), impiegato, che aveva svolto il servizio militare quale sottotenente di complemento all’8° Reggimento Alpini a Tolmezzo e al reparto salmerie “Julia“. Più volte richiamato, aveva raggiunto il grado di maggiore. Si trattava, quindi di un presidente già della generazione post-bellica, ancora giovane, segnale di una Sezione che non ha paura di affidare importanti incarichi a forze nuove.

Il dott. Sandrini fu acclamato presidente onorario. Si concluse così dopo 12 anni la sua presidenza, un periodo che possiamo considerare di consolidamento dell’Associazione in loco. Dapprima nel senso della difesa delle proprie posizioni quanto a numero di soci e di Gruppi, poi di lenta, ma continua crescita. Durante la presidenza Sandrini, che fu però tormentato da problemi di salute che lo costrinsero a lunghe assenze, si risolse il problema della sede e si gettarono, anche se timidamente, quei semi di solidarietà e partecipazione, che daranno poi i loro frutti.

Ad affiancare il neopresidente Ganis ci furono tre vicepresidenti: Silvio Pez di S. Giorgio, Lino Piani di Gonars e Luigi Valle di Palmanova.

Una delle prime iniziative prese fu quella di rafforzare e rendere più facili i rapporti tra Sezione e Gruppi, in primo luogo nominando tra i consiglieri dei responsabili, in numero di quattro, con il compito di tenere i contatti con i vari Gruppi. Ad ognuno di essi competeva una determinata zona. Altra iniziativa in questo senso fu l’apertura della sede sezionale due giornate alla settimana e precisamente ogni mercoledì e sabato dalle 18,30 alle 20. In seguito si dovette rinunciare all’appuntamento del sabato.

Il 1971 fu poi l’anno di due altre prime volte. Il 19 settembre la Sezione per la prima volta partecipò a Cortina d’Ampezzo alla Gara Nazionale ANA di marcia in montagna, con ben quattro squadre, due formate da Alpini del Gruppo di Trivignano e due da atleti dei Gruppi di Palmanova, Bagnaria e Sevegliano. L’attività sportiva entrava così nella vita sezionale. All’Adunata Nazionale di Cuneo, poi, per la prima volta la Sezione fornì degli uomini al servizio d’ordine: si trattava di Luigi Valle e di Egidio Mernicco di Palmanova. Un po’ deludente invece la partecipazione a quell’Adunata: sfilarono 50-60 soci e soprattutto solamente sette gagliardetti su 21 Gruppi, cosa di cui il Presidente si dorrà nell’assemblea dell’anno seguente. Non mancarono altre manifestazioni: il 17 ottobre il vessillo sezionale fu a Cagliari, per un raduno intersezionale, scortato dagli Alpini di Bagnaria Arsa (anche qui una prima volta: la trasferta in aereo), mentre, il 29 aprile, fu benedetto il gagliardetto del Gruppo di Morsano e il 16 maggio a Gonars si inaugurerà il monumento agli Alpini, costruito dal Gruppo locale. Primo monumento, in ambito sezionale, dedicato espressamente agli Alpini.

Insomma una discreta e multiforme attività cominciò a caratterizzare questo inizio di presidenza Ganis. E non mancarono anche iniziative a prima vista secondarie, ma in realtà importanti, come il lavoro che impegnò per quattro mesi diversi consiglieri sezionali a revisionare tutti i fascettari per l’invio puntuale del giornale “L’Alpino“ a tutti i soci, che ormai non erano pochi. Quota mille era stata allora raggiunta e superata: infatti assommarono quell’anno a 1024 gli associati, cui vanno aggiunti 19 simpatizzanti.

1972 - Il Centenario delle Truppe Alpine

L’assemblea sezionale si svolse il 6 febbraio a Sevegliano e in quella giornata venne inaugurata una via del paese dedicata agli Alpini, segnale della considerazione e della stima della popolazione nei confronti dei sacrifici sopportati in guerra, ma anche dell’impegno in tempo di pace degli appartenenti al Corpo. In quell’occasione emersero diverse novità a livello organizzativo. Intanto si trattò della prima assemblea in cui furono presenti con diritto di voto i delegati di Gruppo e non solo i capigruppo, dando così maggior peso, anche se relativo, ai Gruppi più numerosi. Altro importante fatto fu che la durata in carica del Consiglio Direttivo venne portata a tre anni, su proposta di Albano Bertossi di Torviscosa, invece di quella annuale fino ad allora in vigore. Indubbiamente un periodo più lungo non poteva che favorire attività e programmi che richiedevano lassi di tempo notevoli per poter essere messi in pratica e il tutto andava nella direzione che la Sezione stava sempre più prendendo, quella cioè di un maggior coinvolgimento nella vita civile delle comunità.

Del resto si trattava di un indirizzo che anche a livello nazionale l’Associazione cominciava a perseguire. Dall’assemblea del 6 febbraio uscì un Consiglio così formato: Lionello Franco, Mario Grabar, Lino Piani, Bruno Menon, Augusto Battistella, Angelo Cozzi, Gianni Marcuzzi, Cornelio Azzan, Lauro Contin, Silvio Pez, Giorgio Tavian, Ennio Budai e Adriano Zanutta. Vicepresidenti divennero Luigi Valle e Albano Bertossi, mentre Renzo Ganis fu riconfermato presidente. La Sede Nazionale aveva fatto notare che le cariche di presidente e di consigliere onorario non erano previste dallo Statuto, ma la Sezione continuò comunque ad assegnarle. Ciò creerà, anni dopo, qualche problema burocratico ad Ardito Desio, che sembrò non essere iscritto alla Sezione in quanto lo si considerava socio onorario, carica formalmente inesistente, invece che benemerito, come sarebbe stato giusto chiamarlo.

Quell’anno cadeva il centenario della costituzione delle Truppe Alpine e una nutrita serie di celebrazioni furono poste in essere, a cominciare da quella del 26 febbraio, quando contemporaneamente tutti i Gruppi d’Italia resero omaggio ai Caduti. Analoga cerimonia si svolse il 4 ottobre a conclusione delle manifestazioni centenarie e il giorno dopo il vessillo sezionale fu ad Asiago per la manifestazione ufficiale di chiusura. Sempre nell’ambito del centenario vi fu la presenza del vessillo e dei gagliardetti di molti Gruppi il 17 luglio a Cervignano e a Trieste per il passaggio della “Staffetta Alpina“, mentre in giugno si fu a Casera Razzo per un incontro con gli Alpini in armi e così il 10 settembre diversi Gruppi fecero visita al 3° Reggimento Artiglieria da Montagna e al Battaglione “L’Aquila“. Di grande valore fu il dono del sangue (iniziativa voluta dal dott. Sandrini) fatto da 100 soci presso l’emoteca dell’Ospedale Civile di Palmanova, un modo tangibile per ricordare l’anniversario, compiendo un atto di solidarietà civile. Importante anche la presenza della Sezione all’adunata “Europa della naja alpina“, con rappresentanti delle truppe da montagna di tutto il continente, a Venezia.

Su proposta del presidente onorario Sandrini si indisse un concorso per le Scuole Medie della zona su temi d’argomento alpino: “Alpin jo mame“, “Mio padre (o nonno o fratello) alpini raccontano ... “ e “Poesia e suggestione dei canti alpini“. Le premiazioni si svolgeranno il 2 ottobre, primo giorno di scuola, nelle varie Scuole Medie da parte di rappresentanti degli Alpini. Verranno premiati molti studenti, che indubbiamente avevano prodotto dei temi nei quali si sentiva già la presenza di una cultura legata ai valori alpini.

In questa maniera si entrava in contatto con le nuove generazioni, ovvero con i futuri Alpini certo, ma anche in genere con quella gioventù che doveva conoscere meglio gli Alpini sia nelle loro vicende di guerra che nelle loro realizzazioni di pace. Tra l’altro, alle manifestazioni d’inizio e fine Centenario in diverse località partecipò anche la scolaresca.

Inoltre, su invito della Sezione, due artisti locali (Leopoldo Gasparini di Palmanova e Gigi De Luca di S. Giorgio) presero parte con le loro opere alla mostra del Centenario a Cassano d’Adda.

Qui furono inoltre presenti alla gara podistica indetta nella medesima occasione due Alpini (Ottomeni e Cecotti), mentre la squadra di Trivignano continuò a gareggiare nel campionato nazionale di marcia in montagna. Certo poi l’avvenimento centrale del Centenario fu l’Adunata a Milano, sede dell’Associazione. Ad essa parteciparono 100 alpini palmarini e quasi tutti i gagliardetti.

Altra importante novità dell’anno fu la possibilità di avere, grazie alla disponibilità della Sezione di Udine, alcune pagine sul giornale “Alpin jo mame”. In questo modo la Sezione trovava uno spazio adeguato per far conoscere meglio le sue iniziative e le sue idee a tutti soci. La presenza sulla stampa era stata sempre curata dalla Sezione, con comunicati ai quotidiani locali e al mensile associativo “L’Alpino“, dei quali si interessava il consigliere Mario Grabar, giornalista. Ora però poteva con maggior continuità far giungere le sue notizie in tutte le famiglie alpine e non solo in quelle.

Così il presidente Ganis commentò la nuova iniziativa: “Da tanto tempo sentivamo la necessità di avere pure noi un giornale sezionale, magari piccolo ed anche in ciclostile, su cui potessimo parlare delle nostre cose ed informarci a vicenda sulla vita della Sezione e dei nostri Gruppi. L’impresa, agevole per altre Sezioni più forti ed organizzate, si è sempre rivelata superiore alle nostre possibilità rimanendo per anni una pura, ma anche intensa, aspirazione. E le cose sarebbero continuate cosi chissà per quanto tempo ancora se gli amici della grande Sezione di Udine non ci avessero teso la mano.

In tal modo, come sempre accadde nel passato ed accadrà ancora nel futuro, con poche parole gli Alpini si sono intesi e, non occorrerebbe nemmeno dirlo, si sono messi insieme per collaborare. Abbiamo chiesto agli amici della Sezione di Udine che ci riservassero uno spazio adeguato alle nostre necessità sul loro giornale “Alpin jo mame”. E allora, Alpini della Sezione di Palmanova, ho il grande piacere di annunciarvi che con questo numero, edito in occasione della Pasqua cristiana e nell’imminenza della grande Adunata nazionale del Centenario di fondazione delle Truppe Alpine, “Alpin jo mame” diventa anche il nostro giornale sezionale che parlerà di noi e della vita associativa degli Alpini friulani, che sono parte attiva ed importantissima della grande Famiglia Verde in questo martoriato e glorioso estremo lembo d’Italia.

I soci assommarono quell’anno a 1057.

1973 - Si sviluppano le iniziative sportive

L’assemblea annuale si tenne a Fauglis, presenti tutti i 21 Gruppi che componevano la Sezione, che a fine anno raggiunse i 1079 iscritti, cui si dovevano aggiungere 15 simpatizzanti.

Il 1973 non fu l’anno febbrile del Centenario, però vi videro la luce diverse iniziative sportive, sempre bene organizzate, ma di vario successo. Il 15 luglio si tenne la prima edizione del “Trofeo Tavoni“ di tiro al piattello a Bagnaria Arsa, con il sostegno del Gruppo e della Polisportiva locale. Saranno ben 53 i contendenti, appartenenti a 13 diversi Gruppi. Un successo pieno, quindi, per organizzazione e partecipazione. La settimana seguente (18-20 luglio) a Palmanova, sui campi della Bocciofila, siti nel cortile della sede Combattenti e Reduci, prese il via la prima gara sociale di bocce a squadre tra i Gruppi della Sezione, segnando un ulteriore buon risultato.

Meno risalto ebbe invece il successivo appuntamento. Sull’onda del risultato lusinghiero del tiro al piattello del 15 luglio si decise di giocare una carta grossa. Infatti per il 7 ottobre venne organizzato il “l° Trofeo Divisione Julia“, aperto a tutte le Sezioni del Friuli-Venezia Giulia, sempre sul campo di Bagnaria Arsa. Scarsa risulterà, purtroppo, la partecipazione di tiratori extra-sezionali e l’entusiasmo degli organizzatori si raffredderà un poco. Impeccabile, invece, la cornice e anche diverse le autorità presenti. L’attività sportiva era, però, entrata a pieno titolo nella vita sezionale e poteva essere, come lo sarà, pure veicolo di interesse per i più giovani.

Questo fu l’anno dell’adunata di Napoli. Sfilarono una trentina di Penne Nere palmarine, accompagnate da 9 gagliardetti. Non molti: la distanza aveva indubbiamente scoraggiato altri associati dal viaggio nella città partenopea. Una distanza ben maggiore superarono invece due Alpini di Sevegliano, che si recarono con un volo speciale organizzato dalla Sede Nazionale in Argentina per incontrare i Gruppi locali. La Sezione fu così presente per la prima volta oltreoceano tra i compaesani e gli Alpini di laggiù, iniziando un contatto che non si è poi più interrotto. Già l’anno successivo la Sezione contribuirà alle spese di viaggio degli Alpini sudamericani che giungeranno ad Udine per l’Adunata Nazionale.

Continuavano naturalmente tutte le altre iniziative sezionali e tutte le cerimonie che ormai erano divenute appuntamenti tradizionali, anzi il vessillo e la Direzione erano sempre più presenti pure a tante manifestazioni che si svolgevano fuori dall’ambito sezionale ed anche regionale.

1974 - Inizia la presidenza De Piante

Nell’assemblea di Trivignano, il2 febbraio, il presidente Renzo Ganis legge la relazione morale per l’anno appena trascorso. Lo fa, però, come presidente dimissionario. Ragioni di lavoro lo avevano costretto, infatti, a rassegnare le dimissioni alla fine del ’73 e l’assemblea dei capigruppo, il 12 gennaio 1974, aveva eletto quale nuovo presidente Mario Grabar, che fu costretto, però, a non accettare il gradito, ma pesante, incarico per motivi di impegni professionali. La scelta allora cadde sul perito Giuliano De Piante, che verrà riconfermato nella carica dopo l’assemblea di Trivignano. Ganis lasciava dopo tre anni di mandato, periodo breve, ma nel quale egli aveva saputo dare un impulso nuovo alla Sezione, in sintonia con i tempi che cambiavano, lasciando un’impronta che sarà modello per tutta la vita successiva della Sezione.

Giuliano De Piante, di S. Giorgio di Nogaro, classe 1946, aveva svolto il suo servizio militare come sottotenente della compagnia Genio Pionieri. Non ancora trentenne, rappresentava quindi una nuova generazione di Alpini. La giovane età non gli impediva certo di prendere ora in mano le redini per continuare con ancor maggiore energia sulla via già tracciata.

Tra l’altro in quegli anni si rinnovò anche il Consiglio Direttivo, con l’inserimento, anche in questo caso, di un manipolo di giovani che s’affiancava alla vecchia guardia.

In quest’anno continuarono con successo a svolgersi il trofeo di tiro al volo e quello di bocce, ma gran parte dell’impegno, almeno per la prima parte dell’anno, fu convogliato nell’Adunata Nazionale, che si svolse ad Udine. Ad essa la Sezione palmarina partecipò con diversi uomini (27) nel servizio d’ordine, mentre un suo Gruppo, gestì un punto ristoro. Nell’occasione prese vita la tanto sospirata banda sezionale, che tenne due applauditi concerti: uno inaugurale a Palmanova il 20 aprile, l’altro ad Udine la sera del 5 maggio, accompagnando poi la foltissima presenza sezionale alla sfilata. A proposito dell’Adunata udinese il presidente De Piante protesterà vivamente con la RAI per il poco spazio dato nei notiziari ad una manifestazione di tale portata e di tale valore morale. Una situazione di disinteresse mediatico che, purtroppo, si presenterà ancora a lungo. Da ricordare che due Gruppi proposero di recarsi all’Adunata a piedi, organizzando una “Marcia Alpina“, dando così un buon esempio, visto che si era in periodo di risparmio energetico, dopo la crisi petrolifera del 1973.

Nel 1974 il vessillo sezionale fu presente il 28-29 settembre all’inaugurazione della sede ANA di Stoccarda in Germania. Cresceva il numero degli iscritti, che raggiunsero quota 1139, ed anche quello dei Gruppi. Il 28 giugno si costituì infatti il Gruppo di Strassoldo. Dopo il breve tentativo di Aiello del Friuli del 1952-53, fu il primo Gruppo della Sezione appartenente ai paesi del Cervignanese, oltre il vecchio confine austriaco. Aumentò pure il costo del bollino, salito a 1500 lire: l’inflazione cominciava a farsi sentire. Erano anni, però, in cui il benessere si stava ampiamente diffondendo, la qualità della vita migliorava ed anche nelle nostre zone le possibilità di lavoro si andavano ampliando, limitando così e poi annullando la necessità dell’emigrazione in plaghe più fortunate. Ci si dovette però impegnare in difesa dei reparti e delle tradizioni delle Truppe Alpine, dato che proprio allora stava per cominciare una fase di ristrutturazione. La Sezione partecipò con decisione all’azione di sensibilizzazione sul problema portata avanti (purtroppo con poco esito) dalla Sede Nazionale. Una battaglia che da allora non è cessata e certamente con più sconfitte che vittorie. Un altro problema che nel 1973-74 si volle affrontare fu quello del regolamento sezionale, che mancava. Una bozza fu approntata, ma poi per il momento si soprassedette perché a livello nazionale si stavano preparando novità in merito ai regolamenti.

1975 - Per la prima volta un Presidente nazionale a Palmanova

Nel 1975 per due volte il presidente nazionale Franco Bertagnolli fu presente a Palmanova, primo presidente in carica a visitarla. La prima volta il 12 gennaio, quando incontrò i Presidenti sezionali del Friuli-Venezia Giulia nella città stellata e poi tutti i capigruppo. La seconda il 15 giugno, sempre per un incontro con i Presidenti sezionali, per dibattere i problemi della ristrutturazione delle Truppe Alpine. Di entrambe le visite Bertagnolli avrà sempre un gradito ricordo. In un suo biglietto scrisse: “Ai giovani consiglieri della Sezione l’augurio più affettuoso per il futuro della Sezione e, di riverbero, della nostra bella Associazione. Al bravo De Piante l’augurio più bello per una presidenza meritata, pari al suo entusiasmo”.

Pure in quest’anno l’attività proseguì corposa. Continuava quella sportiva ed anzi venne riproposta, questa volta con buon successo, la gara regionale di tiro al piattello “Trofeo Divisione Julia” al pomeriggio del 15 settembre. La mattina si era tenuta quella a livello sezionale. La gara di bocce si svolse dal 21 al 26 luglio con la presenza di 16 coppie. Innumerevoli le partecipazioni a manifestazioni di Gruppo e sezionali. Tra l’altro vanno segnalate l’inaugurazione ufficiale del Gruppo di Strassoldo il 18 maggio e la costituzione del 23° Gruppo, quello di Marano, il 17 ottobre successivo. La Sezione aveva ora il suo sbocco al mare. Marano è infatti cittadina di tradizioni marinare, ma in essa gli Alpini sono presenti e si fanno valere.

Copiosa la partecipazione di Alpini palmarini all’Adunata di Firenze; furono circa 300, accompagnati dalla fanfara, costituita dal gruppo musicale “Amici della Musica” di Aiello del Friuli diretto dal maestro Bruno Fritsch. Da ricordare poi che anche in questa occasione furono ben 22 gli uomini del servizio d’ordine appartenenti alla Sezione. In quella sfilata venne inaugurato lo striscione “Italiani, camminate con gli Alpini“, che riscosse buon successo e una sua foto fu pubblicata su principali quotidiani nazionali. Saranno poi 10 gli Alpini palmarini del servizio d’ordine alla 4a Adunata della “Julia” a Pordenone il 25 maggio.

Continuava l’impegno solidaristico: vennero inviate 60.000 lire alla Sezione di Bergamo, guidata dal presidente Caprioli, impegnata nella costruzione della “Casa del miodistrofico”. Un’iniziativa nuova, in quanto non si trattava di aiutare l’esistente come fino ad allora si era fatto, ma di intervenire in maniera fattiva per creare ciò che mancava.

1976 - L’anno del terremoto

Il 1° febbraio a Campolonghetto, presente il vicepresidente nazionale Guido Nobile, si svolse l’annuale assemblea. Si discusse di quanto fatto nell’anno trascorso e si preparò il programma per il ’76: inaugurazione del gagliardetto di Marano il 15 febbraio, adunata di Padova (21 marzo), gara di tiro al piattello, torneo di bocce, iniziative di vari Gruppi, messa di Nikolajewka e anniversario delle Truppe Alpine. Il programma di un’annata di normale crescita, dunque. Però qualcosa di nuovo si voleva mettere in cantiere e il presidente in quell’assemblea premette vivamente per un maggior impegno nel sociale, che non ci si fermasse solo alle attività sportive. Un’idea che buttò là fu quella di seguire l’esempio del Gruppo di Strassoldo ed attivare una colonia montana estiva per bambini della zona. In seguito emersero le idee di un corso di sci e di una settimana bianca in Val Pesarina e di una vasta opera propagandistica e pubblicitaria di carattere sociale e civile denominata “Il mio paese pulito”, per sensibilizzare la popolazione ad una maggior coscienza ecologica. Tutte attività che dimostravano come la Sezione si stesse sempre più muovendo nella direzione di una responsabile partecipazione alla vita comunitaria, non solo seguendo, ma anche proponendo. Purtroppo qualcosa di tragico era, però, in agguato e gran parte delle energie di lì a poco sarebbero state indirizzate allo sforzo di dare una mano ai fratelli friulani duramente colpiti dal sisma del 6 maggio, scrivendo così, assieme a tutta l’Associazione, una delle più belle pagine della storia della Sezione.

Non ci fu solo questo in quell’anno. Infatti sono da segnalare la nascita del Gruppo di Porpetto, l’iniziativa di una briscola sezionale per raccogliere fondi, che si tenne a Trivignano e un vivace impegno per sostenere il voto degli Italiani all’estero, campagna promossa dalla Sede Nazionale. Inoltre la paventata riduzione della leva alpina, collegata alla ristrutturazione delle Forze Armate, e quindi l’inizio di un rarefarsi della linfa costituita dai nuovi iscritti indirizzò ad un’opera di sensibilizzazione nei confronti dei giovani congedati presenti nei diversi paesi, avvicinandoli e spiegando loro gli obiettivi ed i valori dell’Associazione. Un’iniziativa che in quegli anni ebbe indubbiamente un certo successo. Tra l’altro allora era possibile avere gli elenchi dei congedati dai Comuni. Oggi è tutto stupidamente più difficile.

Il tesseramento di quell’anno raggiunse i 1296 soci. Il gruppo più numeroso risultava S. Giorgio di Nogaro con 147 aderenti. I simpatizzanti assommavano a 40.

1977 - Continua l’impegno per le zone terremotate

continuò l’impegno per il terremoto con la partecipazione di 17 volontari ai lavori estivi (giugno-settembre) che si svolsero a Villa Santina ed a Venzone . Riprese, però, in pieno anche la vita associativa, che potremmo dichiarare ”normale“, sia nei Gruppi che in Sezione, che era stata quasi sospesa per dedicare le forze all’“emergenza terremoto“. I momenti sportivi continuarono con intensità e se la gara di tiro al piattello a Bagnaria Arsa non si poté tenere causa problemi atmosferici, ebbero successo quella di bocce ed anche la “1a Marciaverde“, marcia non competitiva, che si svolse a Palmanova il 2 ottobre su due percorsi, rispettivamente di 12 e 24 km. Furono ben 349 i partecipanti, forse un po’ di meno di quelli che ci si aspettava, ma era comunque un dato confortante, che fece programmare un’altra marcia per l’anno seguente. Da segnalare inoltre la presenza a Venezia di una squadra sezionale per il Campionato Nazionale ANA di Tiro a Segno il 12 giugno. Si classificò ultima, ma come si sa l’importante è partecipare, tenendo pure presente che furono solamente 20 le Sezioni che erano riuscite a portare una propria squadra a tale manifestazione. In luglio si dette una mano al Comune di Palmanova in occasione della sfilata storica sia come servizio d’ordine che come figuranti.

Furono tante le manifestazioni cui la Sezione con il suo vessillo partecipò, alcune tradizionali, altre legate all’ emergenza del terremoto, come il 15 maggio a Torino per la consegna all’ANA della Medaglia d’Oro al Valore Civile per quanto aveva fatto in Friuli, il 7 giugno per il conferimento di un’onoreficenza al direttore dell’AID (Agency for International Development) americana, il 15 settembre a S. Daniele per la posa della prima pietra del centro anziani, costruito con fondi USA sotto la direzione ed il controllo degli Alpini o 1’11 settembre a Venzone per l’inaugurazione di un monumento ANA. Il 15 novembre fu a Palmanova il presidente nazionale Bertagnolli che presenziò alla premiazione degli alunni delle elementari della città che avevano partecipato ad un concorso grafico sul tema “Gli Alpini ed il terremoto“.

Il 1977 fu pure l’anno in cui, il 22 maggio, venne inaugurato il Gruppo di Porpetto e in cui si formò il 250 Gruppo della Sezione: quello di Lavariano. Nel 1977 si concluse inoltre la raccolta di firme a favore del voto degli italiani all’estero, indetta dalla Sede Nazionale. In Sezione furono 655 i firmatari e 215.000 a livello nazionale. L’iniziativa non ebbe allora successo: bisognerà aspettare oltre vent’anni perché questo diritto venisse riconosciuto agli emigranti.

La forza era salita era salita a 1353 soci, cui vanno aggiunti 73 “Amici degli Alpini“, categoria che quasi raddoppia di numero rispetto all’anno precedente e l’esperienza dei lavori nelle zone terremotate certamente ne è una delle cause principali. In quell’occasione gli “Amici“, è bene ricordarlo, hanno rappresentato oltre il20% della forza impegnata, pur essendo solo il5 % sul totale degli iscritti. Indubbiamente una grande mano è venuta da loro, da coloro che, pur non avendo fatto l’Alpino, condividono i valori ideali dell’Associazione e lo spirito del Corpo.

1978 - Si rafforza la solidarietà

Nell’assemblea annuale svoltasi a Morsano di Strada il 14 febbraio venne appuntata sul labaro la riproduzione della Medaglia d’Oro al Valore Civile concessa all’Associazione Nazionale Alpini per il suo impegno nella ricostruzione del Friuli. Il successivo 4 giugno la cerimonia si ripeterà, in forma più ufficiale, ad Udine con la partecipazione di tutte le Sezioni regionali. Un momento di grande commozione e soddisfazione per l’opera svolta in favore dei “Fradis furlans“ e per il riconoscimento venutone. La Sezione presenzierà il 18 giugno a Villa Santina e il 23 luglio a Gemona e Venzone alla consegna delle case antisismiche che i suoi volontari avevano contribuito a costruire.

Alla catena della solidarietà, però, continuavano ad aggiungersi nuovi anelli.

Proprio durante l’assemblea di Morsano emerse la proposta di aiutare Milena, una bambina, figlia di un alpino della Sezione, che necessitava di un delicato intervento chirurgico al cuore, inserendosi in una raccolta di fondi già iniziatasi. Sarà di 337.000 lire la somma che i Gruppi della Sezione riusciranno a mettere insieme in quella occasione. Inoltre altre 100.000 per la continuazione dell’aiuto “Ai fradis furlans“. Indubbiamente l’impegno civile si sta sviluppando, ciò che già si vedeva negli anni precedenti è stato moltiplicato dall’intervento in Friuli e questo in tutta l’Associazione. Già nel 1977 il presidente Bertagnolli, scrivendo a De Piante a proposito dell’iniziativa per il voto agli emigranti, sottolineava: “È un risultato altamente positivo che conferma la volontà rinnovatrice dell’Associazione di svolgere un’attività viva ed operante nella società in cui viviamo, basata sullo spirito di solidarietà e di civismo. (...)  È un’azione che si affianca al nostro intervento in Friuli e che verifica positivamente il VOLTO NUOVO dell’Associazione“.

Molto importante momento di quell’anno fu l’approvazione dello Statuto sezionale, distribuito a tutti i Gruppi nel settembre, dopo la definitiva vidimazione del Consiglio Nazionale. Fu il primo Statuto dalla costituzione della Sezione, anche se, ad onore del vero, già in precedenza, fino dagli anni ’50, s’era parlato della sua necessità e si era iniziato a redigerlo, ma senza giungere ad una conclusione. Sono anni di riforme fiscali e la Sezione deve anch’essa dotarsi del suo Codice Fiscale. Si procede alla piastrellatura del pavimento della sede, grazie all’impegno del Gruppo di Bicinicco.

Quell’anno fu riconfermato un nuovo mandato presidenziale a De Piante e vicepresidenti risultarono Giovanni Fontana e Dino Tellini. Segretario attento ed infaticabile da molti anni era Giovanni “Nane“ Manzon.

Continuarono le gare sportive con la partecipazione, tra l’altro, alle gare di fondo alpino a Tarvisio.

La seconda edizione della “Marciaverde“ ebbe, 1’8 ottobre, un risultato superiore alle aspettative con 801 concorrenti al via. Un successo che confortava, fugando alcune perplessità dell’anno precedente.

Tra le manifestazioni da ricordare il gemellaggio Alpini-Marinai a Marano Lagunare il 23 maggio, l’inaugurazione del Gruppo di Lavariano il 30 aprile e il gemellaggio Alpini-Bersaglieri a Gonars 1’11 giugno. Buona la presenza, con fanfara sezionale, all’Adunata Nazionale di Modena il 13-14 maggio.

Gli iscritti aumentarono, seppur di poco, salendo a 1386. Quell’anno, però, si dovette piangere la scomparsa del dott. Sandrini, “papà“ Sandrini, come era chiamato, presidente negli anni 1959-70, “andato avanti“ il 5 maggio.

1979 - Ci si interroga sui rapporti con la società

Ancora un lieve incremento nel numero degli iscritti, che si avvicinano ai 1400.

Statico quello dei simpatizzanti.

Sono gli anni di piombo ed anche la Sezione, che non vive certo al di fuori di ciò che accade nella società, ricorda, tramite il Presidente nella relazione annuale, letta all’assemblea di Fauglis il 4 febbraio che “l’on. Aldo Moro, Magistrati, Forze dell’Ordine e uomini di ogni ordine e grado mancano all’appello; questi morti voluti da altre Forze tendono a sminuire il valore della giustizia e dare un altro volto alla libertà. Noi che non possiamo reagire con la violenza o con un fucile in mano dobbiamo reagire soltanto con la nostra coscienza cercando di insegnare e comportandoci da amici e Alpini“. È certo un periodo in cui anche l’Associazione sente la necessità di aprirsi ai problemi che stanno intorno, come ha dimostrato la mobilitazione per il voto agli emigranti. In Sezione (e ciò appare nel dibattito assembleare) c’è chi crede che sia giusto su certi temi dire la propria, naturalmente senza legarsi a forze partitiche, chi invece ritiene che così facendo ci si addentra in campi minati, da cui poi sarà difficile togliersi.

La Sezione quell’anno appoggiò, assieme alle Sezioni del Triveneto, la protesta della Sezione di Trieste contro una legge che, tutelando troppo la minoranza slovena, era ritenuta discriminatoria per la maggioranza italiana della città.

Il 1979 era anche l’anno del 60° anniversario della costituzione dell’ANA e la Sede Nazionale aveva in animo di stendere per l’occasione una storia dell’Associazione. Scrisse così alla Sezione per avere i dati storici salienti della sua vita. Fu l’occasione per rivolgersi ai Gruppi e ai soci più anziani per raccogliere notizie sul movimento alpino nella zona. A dire il vero già tre anni prima De Piante aveva chiesto ai Gruppi una cronistoria delle loro attività per costituire un archivio storico. Nulla era però giunto ed ora si sperava di riempire il vuoto.

Un altro anniversario era alle porte: il 25° della Sezione, che cadeva l’anno seguente. Già nel ’79 si incominciò a parlarne per scegliere il modo di ricordarlo in modo costruttivo. Dopo ampio dibattito si decise di donare un’autoambulanza all’Ospedale di Palmanova: una scelta di partecipazione civile in sintonia con lo spirito antico e nuovo dell’Associazione.

Un altro momento di impegno nello stesso senso, che ormai era la direzione che si voleva seguire, fu l’adesione alla raccolta di firme a favore dell’erezione di un ospedale oncologico in regione. Iniziativa portata avanti dall’associazione “Via di Natale“ di Pordenone, con cui iniziò così una collaborazione che si è sempre più rafforzata nel tempo. Furono 2781e firme raccolte.

Continuava naturalmente tutta l’attività istituzionale della Sezione, anzi si moltiplicavano le occasioni di partecipare a celebrazioni e manifestazioni alpine e non alpine, che richiedevano anch’esse un impegno ed una disponibilità sempre più grande per Gruppi e Sezione.

L’attività sportiva ripropose gli ormai collaudati tornei di bocce, che il Gruppo di Risano organizzava e ospitava da tempo, e di tiro al volo. Anzi fu ripreso il trofeo a livello regionale di questa specialità, intitolandolo al compianto presidente Sandrini. Fu un discreto, anche se non eccezionale, successo di partecipazione. Buona anche la rilevanza della terza “Marciaverde“ ottobrina. Anzi, il ritorno finanziario di quegli avvenimenti permise di chiudere positivamente il bilancio, in cui le spese stavano lievitando per il costo del giornale e della trasferta della banda sezionale all’Adunata. Quell’anno a Roma furono circa 400 le Penne Nere palmarine, che sfilarono con un nuovo striscione: “La nostra storia è garanzia di onestà“.

1980 - L’anno dell’ambulanza

Fu l’anno del 25° anniversario di costituzione e del dono dell’ambulanza all’Ospedale Civile di Palmanova, ma non fu solo questo, perché la vita sezionale, pur centrata soprattutto su quell’obiettivo, tenne fede a tutte le altre tradizionali manifestazioni: Anniversario delle Truppe Alpine (per la sesta volta ospitato dal Gruppo di Strassoldo), Fiaccola Alpina, Messa per Nikolajewka, che aveva trovato da tempo il Gruppo di Bagnaria Arsa come ospite fisso ed entusiasta, cerimonia al Tempio Ossario di Cargnacco, senza contare tutto quanto autonomamente veniva organizzato dai Gruppi, ormai anch’essi parte sempre più attiva nella vita delle loro comunità.

In maggio a Risano si tenne il trofeo regionale di bocce e il 13 luglio sui campi di Bagnaria Arsa si svolse la gara di tiro al piattello sezionale. In questa occasione si optò per una gara in comune (chiamata“ 1“ Gara dell’Amicizia“) tra la Sezione palmarina e quella di Udine. Una soluzione organizzativa che diede buoni risultati.

Anche la partecipazione all’Adunata di Genova, il 3-4 maggio, fu ampia, nonostante la distanza.

L’impegno per l’ambulanza fu certo gravoso, ma quando, a fine anno, una nuova emergenza nazionale si presentò, il terremoto in Irpinia, gli Alpini palmarini non si tirarono indietro, inviando subito 789.000 lire, in parte con fondi sezionali in parte offerte dai vari Gruppi.

1981 - Impegno per l’ANFFaS

Il 25° era passato, ma l’attività non si fermò certo e proseguì corposa in campo solidaristico e promozionale, mentre la forza continuava a crescere: 1480 erano i soci.

Se scorriamo l’elenco delle attività svolte in quell’anno ci accorgiamo della mole veramente notevole della carne che veniva messa al fuoco: le manifestazioni di Sezione e quelle di Gruppo punteggiavano ormai tutti i mesi ed accanto ad esse si moltiplicavano le iniziative fattive e costruttive. Lo sport si arricchì di una nuova attività: quella calcistica con la partecipazione ad Orgnano al torneo intersezionale provinciale, ove si svolse un incontro tra la squadra palmarina e la rappresentativa della Sezione di Udine. Il successo fu buono e vi fu la richiesta degli Alpini più giovani di continuare con tali iniziative.

Si cercò di migliorare il collegamento tra Sezione e Gruppi. Ogni consigliere sezionale aveva già da tempo alcuni Gruppi di sua competenza. Con quest’anno venne stimolato il fatto che i consiglieri incaricati seguissero più da vicino quelli loro spettanti “al fine di creare una certa unione verso la Sezione e cercare di conoscere a fondo i problemi del Gruppo“, come ebbe ad esprimersi il presidente De Piante nell’assemblea di Tissano il 7 febbraio 1982.

Presidente che proprio nel 1981 venne riconfermato alla guida degli Alpini palmarini per un altro mandato e durante l’assemblea sezionale di quell’anno più di un delegato chiese che venisse eliminato il limite di nove anni consecutivi di carica per i presidenti, come prescriveva l’art. 15 dello Statuto sezionale. Un cambiamento che verrà votato all’unanimità l’anno successivo, eliminando quel vincolo temporale per la rieleggibilità dei presidenti.

Gli ultimi mesi dell’anno videro nascere e concludersi felicemente una nuova azione di solidarietà: quella di aiuto verso i diversamente abili della zona. Un modo veramente bello di continuare su quel cammino che la Sezione ormai aveva decisamente imboccato. Venne organizzata una lotteria da 3000 biglietti, venduti tutti nel giro di un mese, ed accanto ad essa una raccolta di fondi per lo stesso obiettivo.

A questo fine si attivarono pure una serie di proiezioni nelle scuole di Palmanova per far conoscere l’iniziativa e diffondere lo spirito alpino. Sia per le Medie che per le Elementari saranno infatti proiettate una serie di diapositive sulla spedizione, patrocinata dall’ANA, che aveva nel 1980 scalato il monte Lhotse nella catena dell’Himalaya, presenti gli stessi alpinisti artefici dell’impresa. Proiezione ripetuta per le Forze Armate e per la cittadinanza tutta. Alla fine furono oltre 3 i milioni raccolti (provenienti anche da quanto avanzato dal dono dell’ambulanza) e in gran parte consegnati all’ANFFaS (Associazione Nazionale Famiglie Fanciulli Adulti Subnormali) di Udine, associazione con cui la collaborazione continuerà nel tempo. Con la somma rimasta vennero acquistati materiali didattici per i disabili che frequentavano le Scuole Elementari di Palmanova, consegnando il tutto con una semplice cerimonia il 13 marzo 1982.

Nel 1981 la Sezione partecipò inoltre, anche se aveva già contribuito, alla raccolta di fondi, promossa dalla Sede Nazionale, a favore della ricostruzione dell’Irpinia, colpita dal terremoto, ove i volontari dell’ANA curarono il recupero di una scola materna e di una scuola media a Pescopagano (PZ).

Venne svolta propaganda all’interno della Sezione per l’adesione dei soci all’ADO (Associazione Donatori di Organi).

Il 1° novembre la tradizionale Fiaccola Alpina fu portata per la prima volta al cimitero austro-ungarico, che si trova fuori porta Aquileia a Palmanova. In seguito divenne tradizionale anche la presenza del vessillo alla visita annuale degli ex-combattenti carinziani allo stesso cimitero.

1982 - L’Anno dell’Anziano

L’assemblea dei delegati, riunita a Palmanova il 17 febbraio, approvò alcune modifiche allo Statuto sezionale. Una riguardava il rinnovo annuale di un terzo dei consiglieri sezionali, il che permetteva di avere un ricambio di uomini, pur nel permanere della continuità assicurata da chi rimaneva in carica. Venne pure approvato quanto già proposto all’assemblea dell’anno precedente e cioè che il presidente non fosse più vincolato allo sbarramento dei nove anni di carica, ma lo potesse superare, purché quegli anni in più rientrassero nel suo mandato di consigliere sezionale.

La Sezione aumentò nel numero dei soci (erano 1533 più 85 simpatizzanti) e si ampliò in quello dei Gruppi: infatti l’anno sociale vide al suo inizio, il 15 gennaio, la nascita di un nuovo Gruppo, il 26°, quello di Campolongo al Torre, che verrà ufficialmente inaugurato il 27 giugno, e terminò con un altro lieto evento: quello del Gruppo di Chiopris-Viscone, il 27°.

Continuarono le ormai tradizionali manifestazioni e attività, ma, instancabile, la Sezione continuava a proporne di nuove. Fu messa in cantiere la Giornata dell’Anziano, organizzata in occasione dell’Anno Internazionale dell’ Anziano. Essa si tenne a Lavariano il 24 novembre con la presenza di un coro, della locale fanfara, così legata alla Sezione, di comici e dei bambini delle elementari: un modo di stare vicini alle persone che, a causa della loro età, sono spesso dimenticate o lasciate ai margini della società, dopo che tanto a tanti hanno dato.

Il presidente si attivò in quell’anno per vedere se era possibile costituire un coro sezionale, ma fu piuttosto tiepida la risposta dei Gruppi e non si proseguì per il momento su quella strada.

Venne allora stilato un utile promemoria, un “decalogo“ per rendere più chiara e precisa la gestione amministrativa di Sezione e Gruppi, che norme sempre più restrittive e complesse rendevano difficile e pericolosa per le possibili multe se non affrontata in modo corretto. Un’iniziativa che ebbe l’approvazione sia dei Revisori dei Conti che della Sede Nazionale. Quell’anno all’adunata di Bologna per la prima volta con la Sezione sfilò un sindaco alpino con fascia tricolore: Ottavio ]oan primo cittadino di Gonars. Fu un’ Adunata in cui il ricordo dei morti dell’attentato alla stazione bolognese del 1980 era ben presente e certo negli Alpini il monito a vigilare sulle istituzioni democratiche era forte. L’82 fu l’anno dell’assassinio del gen. Dalla Chiesa ed esso sarà ricordato con parole di esecrazione nella Relazione Morale all’assemblea del 1983.

1983 - Inizia la presidenza Zof

L’anno si inizia con una novità: dopo nove anni di presidenza Giuliano De Piante lascia l’incarico. È stata una presidenza che ha continuato ed ha vivificato con tante iniziative il cammino aperto da Ganis nel senso di una maggior partecipazione dell’Associazione alla vita sociale del territorio e dell’Italia tutta: l’intervento nel Friuli terremotato, il dono dell’ambulanza, il contributo all’ANFFaS stanno a testimoniarlo. L’incremento del numero dei soci e dei Gruppi durante il novennato sono un ulteriore prova di un’azione costruttiva e concreta che si è sviluppata negli anni. A succedergli fu chiamato Paolo Zof di S. Maria la Longa, già S.Ten. del “Vicenza“. Classe 1956 e dunque appena ventisettenne è ancora un presidente giovane alla guida della Sezione, testimonianza della vitalità e del ricambio delle forze al suo interno. Vicepresidenti furono Giuliano De Piante e il riconfermato Piero Cecconi.

Particolare curioso per degli Alpini: l’assemblea sezionale che avrebbe dovuto svolgersi a Jalmicco il 6 febbraio fu rimandata per neve, in quanto, a causa di quell’impedimento, la presenza di delegati fu minima. Che già non ci fossero più gli Alpini di una volta?

Nella seduta valida del 27 febbraio furono apportate ulteriori modifiche allo statuto, elevando a 13 il numero dei consiglieri sezionali da 9 che erano, in quanto la mole di lavoro stava crescendo per tutti. Furono inoltre introdotte alcune variazioni alle regole per le deleghe all’assemblea sezionale. Durante quell’anno si elaborò un’iniziativa per premiare o, forse è meglio dire, nello spirito alpino, per mostrare riconoscenza verso chi si era con continuità ben impegnato nella vita dei Gruppi e della Sezione, iniziando una simpatica e giusta tradizione: il premio “Fedeltà all’ ANA“. Ai due primi premiati fu consegnato il riconoscimento nell’assemblea dell’anno successivo: si trattò di Mario Tibalt di Trivignano e di “Nane“ Manzon, mitico segretario ed alfiere sezionale da tanti anni.

Il 1983 fu pure l’anno dell’Adunata di Udine, alla quale i soci palmarini parteciparono in gran numero, ospitando poi nelle loro sedi o nei loro paesi gli Alpini di Gruppi di tutta Italia, alcuni già gemellati, mentre con altri in quell’occasione si gettarono le basi per giungere a quel traguardo. Il 6 maggio la Sezione fu ad Attimis

per il raduno dei partecipanti al Cantiere di lavoro n.2. In quell’occasione l’Amministrazione comunale esternò la sua riconoscenza per l’opera prestata, donando un piatto in bronzo a ricordo e ringraziamento di quell’impegno e di quell’attività.

Proseguirono anche tutte le altre manifestazioni sezionali, tra le quali la gara di tiro al piattello, ormai da tanti anni bene avviata nella sua tradizionale sede di Bagnaria Arsa. La “Festa dell’Anziano“ si tenne a Fauglis il 18 dicembre.

Il 19 giugno ci fu l’inaugurazione del Gruppo di Chiopris-Viscone.

Di tradizionale c’era anche la ricerca di una nuova sede, che pure quell’anno vide la Sezione affaccendata tra le possibili soluzioni, ma senza esito. Altrettanto tradizionali, ormai, i continui ordini del giorno contro la riduzione delle Truppe Alpine. In quell’anno ci fu, comunque, la novità di una presa di posizione a favore della revisione della legge che prevedeva la libera uscita in borghese per i militari di leva. Un ordine del giorno fu inviato a chi di competenza e a tutti i sindaci della zona perché si facessero anch’essi tramite presso le autorità superiori di quella protesta. Naturalmente con esiti nulli.

Potremmo dire tradizionale, quasi di “routine“, ormai anche un intervento umanitario, ancora una volta a favore dell’ ANFFaS, che stava allora incrementando la sua attività ed i suoi servizi, con un contributo di 1.600.000 lire.

1984 - Prime idee per la Protezione Civile

Mentre viene riconfermato Zof alla presidenza, si amplia la famiglia alpina della Sezione di Palmanova con l’ingresso di un nuovo membro, il neo costituito Gruppo di Visco, che porta a 28 il numero dei Gruppi, in una sezione che ha ormai superato ampiamente i 1600 iscritti.

Proprio per migliorare il collegamento centro-periferia, Sezione-Gruppi, che non sempre ha funzionato come avrebbe dovuto, si decise di convocare annualmente quattro riunioni dei capigruppo, onde migliorare l’interscambio di notizie e rendere più facile il dialogo, evitando così quei malintesi che alle volte, proprio per mancanza di informazione, si erano creati. Fino ad allora c’era stata una sola di tali riunioni, per lo più convocata in novembre, con il compito di fare il punto sull’attività della Sezione e sulla situazione finanziaria. Da adesso le occasioni di incontro ufficiale si moltiplicarono, con risultati senz’altro positivi e costruttivi. Si decise di tenere gli incontri in maniera itinerante, ospiti dai vari Gruppi, a sottolineare ancor di più che la Sezione, come ebbe a spiegare in un’occasione il presidente Zof, non è “chei di Palme“, ma è l’insieme di tutti i Gruppi.

La Sezione, da parte sua, teneva i contatti con le altre consorelle del Triveneto, partecipando sempre alle riunioni di coordinamento. In quest’anno, come in altre occasioni, ebbe il piacere di ospitare i presidenti del Triveneto per uno di tali incontri, in ottobre, e con loro il nuovo presidente nazionale Leonardo Caprioli. In quell’assemblea, tenutasi nella polveriera napoleonica di Palmanova, uno degli argomenti trattati fu l’organizzazione delle squadre della Protezione Civile alpina, che in effetti stava divenendo il nuovo importante obiettivo dell’ANA e che si sarebbe trasformata nel suo “fiore all’occhiello“. Anche a Palmanova ci si cominciò a muovere in tal senso, pur se per ora a piccoli passi. Il consigliere Renzo Braida fu incaricato di iniziare il lavoro ed i contatti con i nuclei di Protezione Civile già costituitisi in altre parti d’Italia.

L’Adunata si svolse a Trieste, ancora vicinissima quindi. Perciò non solo molti furono i partecipanti, ma la Sezione fu anche ben presente nel servizio d’ordine, coordinato dal nuovo vicepresidente Ferdinando Bernardis. Sfilò per la prima volta lo striscione con la scritta “Uniti per donare“, il motto coniato per il 25° anniversario, divenuto ormai più che uno slogan, un impegno ed una realtà continui.

Quell’anno si parlò della possibilità di un intervento di restauro alla chiesetta della “Madonna della Salute“, posta in località Bordiga, nel territorio di Ontagnano, ma cara anche ad altre comunità contermini. Se ne parlò a lungo, ma poi alcune difficoltà intercorse costrinsero ad abbandonare il progetto.

Un desiderio di tutti i Gruppi è sempre stato quello di avere una sede propria, un problema che anche a livello sezionale era stato sollevato fin dagli anni ’50. Ora per diversi Gruppi il sogno cominciava a divenire realtà, sia con il recupero di vecchi stabili sia con l’impianto di nuovi. Questi specialmente usando i prefabbricati che si stavano fortunatamente liberando nella zona terremotata. La Sezione si impegnò presso i Comuni di quel territorio per favorirne la cessione ai propri Gruppi, alcuni dei quali poterono approfittarne. Nacquero nuove sedi, dunque, o con molto olio di gomito ed un impegno che negli Alpini non manca mai. Sedi bene organizzate ed aperte a tutte le componenti che chiedevano di poterne usufruire: un servizio pubblico, dunque.

Ultimo, ma non certo per importanza, impegno dell’anno fu quello per Arianna bambina, cieca dalla nascita, cui un intervento chirurgico avrebbe potuto aiutare a recuperare la vista. L’iniziativa nacque nell’assemblea sezionale di GriisCuccana, su proposta del Gruppo di S. Giorgio di Nogaro, e vide i soci di tutta la Sezione intervenire con contributi, collegandosi a quanto anche altre associazioni e privati stavano facendo. Un contributo, comunque, continuò ad andare all’ANFFaS.

L’anno successivo, 1985, sarebbero caduti i trent’anni dalla fondazione della Sezione, per cui si iniziò a programmare come degnamente celebrarli. A questo fine si decise di impegnarsi in un’ operazione di solidarietà, a favore della “Viarte“, una comunità giovanile per recupero di tossicodipendenti, gestita dai Salesiani a S. Maria la Longa, di chiedere di ospitare un giuramento di Alpini della “Julia“ e di organizzare una serie di manifestazioni collaterali, coinvolgendovi anche il socio Ardito Desio.

1985 - Inizia la presidenza Cecconi

L’inizio dell’anno sociale fu già tutto teso a concretizzare le iniziative poste in cantiere in precedenza, ma vide anche un nuovo avvicendamento al timone della Sezione. Infatti Paolo Zof decise di lasciare la presidenza a causa di impegni di lavoro e di famiglia. Era stata una presidenza breve la sua, ma non per questo poco significativa. Infatti in quei due anni si migliorarono i collegamenti tra Sezione e Gruppi, si programmarono le manifestazioni del Trentennale e soprattutto si gettarono le basi dell’organizzazione della Protezione Civile, il che non è certo impresa da poco.

Le consegne passarono all’ingegnere Piero Cecconi, di Sevegliano. Cecconi, classe 1948, dopo il corso AUC di Aosta, aveva svolto, come sottotenente, il servizio militare nei battaglioni alpini “Val Tagliamento“ e “Val Fella“. Da molti anni attivo nell’Associazione, in quel momento ricopriva già la carica di vicepresidente sezionale.

Fu affiancato dai nuovi vicepresidenti Andrea Sgobbi di S. Giorgio di Nogaro e Giovanni Savorgnan di Bicinicco.

Indubbiamente l’impegno fondamentale dell’anno furono le celebrazioni del 30°, ma non mancarono tutte le altre attività che negli anni “normali“ la Sezione era solita organizzare, come la gara di tiro al piattello di Bagnaria Arsa, che come al solito si basava sul costruttivo intervento del Gruppo locale. In totale furono ben 22 le presenze sezionali a incontri e manifestazioni in Sezione e fuori, tra cui i funerali dell’ex-presidente Bertagnolli a Mezzocorona e naturalmente l’Adunata Nazionale di La Spezia.

Poi, come detto, vi fu il grande momento del Trentesimo, che, naturalmente, comportò un notevole lavoro organizzativo, affrontato con decisione e precisione dal Consiglio Direttivo, e un impegno finanziario non indifferente, ma il tutto fu alla fine ripagato dal buon successo delle iniziative.

Il “fiore all’occhiello“ fu certo l’intervento di solidarietà presso la comunità di recupero la “Viarte“, ove si realizzarono due capannoni per i laboratori della scuola, lavorando da marzo ad ottobre.

Vennero poi le manifestazioni ufficiali che si concentrarono nell’ultima parte dell’anno, da settembre a novembre. Una parte importante di esse fu costituita dalle serate corali, tenutesi in vari paesi della Sezione, a sottolineare la piena parità di tutti i membri della famiglia sezionale. Si cominciò il 28 settembre a Campolongo con il concerto del coro della Brigata “Julia“ e di quello di Castions delle Mura, per passare il 5 ottobre a Lavariano con la corale“ Schiff“ di Chiopris-Viscone e del coro alpino di Moruzzo. Il 19 ottobre si era a Gonars ad ascoltare il coro polifonico di Ruda ed il coro di Torviscosa. Il 26 ottobre a S. Giorgio di Nogaro con il coro “Pavona“ di Palmanova, il coro di Faedis ed il coro CAI di Cividale.

Importante la serata in onore di Ardito Desio. Il conquistatore del K2 fu a Palmanova il 12 ottobre e, nella sala del cinema “Italia“, presentò il documentario che raccontava quell’impresa. Alla serata furono presenti anche due altri protagonisti della scalata alla seconda montagna del mondo per altezza: il friulano Cirillo Floreanini e Achille Compagnoni, che materialmente, assieme a Lacedelli, era giunto su quella vetta del Karakorum.

“Omaggio agli Alpini“ era il titolo della mostra che la Sezione inaugurò il 2 novembre nella polveriera napoleonica. Attraverso i documenti, le fotografie, le uniformi ed il vario materiale esposto era possibile seguire l’evolversi della Sezione, dal suo nascere ai giorni nostri: una carrellata su trent’anni di storia in cui 1’ANA cresceva insieme alle Truppe alpine ed alla società. Il gran finale delle celebrazioni venne il 16 novembre: la Sezione era riuscita, con l’appoggio del Comune, ad ottenere che il giuramento dell’8° scaglione delle reclute del battaglione alpino “Vicenza“ avvenisse nella città stellata. Era la prima volta che ciò accadeva. Fu una bellissima giornata, cui il clima grigio novembrino non tolse nulla della sua luminosa fierezza. Il presidente Cecconi, nella sua allocuzione, sottolineò la convinzione che “il giuramento di fedeltà alla Repubblica esprime l’impegno civile più alto che un cittadino assume nei confronti della Patria“, rappresentando l’acquisizione della sua maturità democratica. Al giuramento era presente pure il ministro della Difesa Spadolini, che ricordò ai ragazzi che aveva davanti in armi, come l’avere Alpini di tante regioni, ad oltre un secolo dall’Unità d’Italia, accentuava quella fusione spirituale che riesce a dare al mondo l’immagine vera degli Alpini. In essi, continuò, c’è una dedizione totale alla Patria, che in pace si riflette in un’azione umanitaria tale da far fremere di commozione l’intera nazione.

Nella stessa giornata la Sezione donò il Tricolore all’Istituto Tecnico “Einaudi“ di Palmanova. Un’iniziativa, inserita nel Trentennale, che voleva creare un collegamento con un’istituzione, la scuola, che forma i nuovi cittadini, e con le nuove generazioni, nell’intendimento di traghettare nel futuro una continuità di valori che l’Associazione sostiene. Del resto in quegli anni furono tantissimi i Gruppi che fecero la medesima cosa con le scuole elementari dei loro paesi.

Si rafforzarono in quei giorni i rapporti con la Brigata “Julia“ e con la “Pozzuolo“, di stanza a Palmanova, e a prova della stima reciproca che si stava instaurando Cecconi fu invitato dal gen. Di Napoli a tagliare il nastro inaugurale della “Strada del Sassetto“. A Palmanova, in visita di commiato perché lasciava il comando, fu anche il gen. Federici.

A conclusione dell’intenso anno il presidente Cecconi poteva ben dirsi soddisfatto per quanto realizzato e per il modo nel quale si erano svolte le manifestazioni. Un po’ meno per la partecipazione, che aveva condizionato il gettito delle entrate dei vari eventi, che avrebbero dovuto tutte essere devolute in beneficenza. Certo vi fu un attivo, ma non come si era auspicato.

Come detto il 1985 non fu solo Trentennale. Fu anche l’anno di nascita del Gruppo di Ruda, il 29°, e quello in cui fu modificato lo Statuto nazionale con l’inserimento ufficiale della Protezione Civile tra le attività dell’Associazione, via sulla quale la Sezione si stava ponendo con decisione.

Appare inoltre un segno della travolgente modernità con l’uso del “computer“ per tabulare i dati degli iscritti.

1986 - Continua l’impegno a “La Viarte“

Dopo il grande impegno per il Trentesimo, il 1986 può essere considerato un anno “normale“, ma di una normalità quale è propria degli Alpini, per i quali l’impegno è comunque all’ordine del giorno. Ad esempio fu di ben otto milioni di lire la somma erogata in beneficenza: due alla Sede Nazionale per l’intervento in Val di Stava, ove una diga aveva ceduto e l’acqua liberata aveva colpito i paesi sottostanti, e sei per partecipare ad un progetto in favore dei popoli africani. Non ci si era dimenticati, comunque, dell’ANFFaS.

Continuò l’impegno alla comunità salesiana “La Viarte“ con la costruzione del terzo capannone, adibito a magazzino per la cooperativa dei giovani in cura, mentre si delineava con precisione la Protezione Civile, cui si erano iscritti 200 soci. Il presidente Cecconi ebbe a commentare, a questo proposito, “che questa è la via da seguire per il futuro, via certamente non facile e densa di insidie; sono però certo che sapremo far tesoro delle nostre esperienze per raggiungere anche questo nuovo obiettivo che si è posta l’Associazione“.

Il Consiglio Sezionale rafforzò la sua operatività, in quanto ad ogni consigliere venne affidato un preciso campo d’azione in cui impegnarsi. L’attività sportiva continuava con il tradizionale tiro al piattello di Bagnaria Arsa, però si parlò anche della nuova iniziativa del “Ritorno alla Montagna“, che intendeva organizzare alcune escursioni, che legassero maggiormente gli Alpini al loro ambiente elettivo. Inoltre una squadra partecipò alla “Marciapalma“, gara podistica tenutasi a Palmanova nel giugno.

La “Festa dell’Anziano“ si tenne a Ruda il 30 novembre. Buona anche la partecipazione all’Adunata di Bergamo, ove con la Sezione sfilò ancora una volta Ardito Desio.

Nel frattempo i Gruppi infittivano le loro iniziative e nuove ed efficienti sedi nascevano. Quell’anno vennero inaugurate quelle di Morsano e di Bicinicco.

Da ricordare che al tradizionale mercoledì, come giorno di ritrovo nella sede sezionale, si era ormai sostituito il giovedì.

La forza assommava a 1697 Alpini e 102 simpatizzanti.

1987 - Prima uscita della Protezione Civile

Fu l’anno della prima uscita della Protezione Civile, non ancora in tenuta arancione, che partecipò con il suo nucleo all’esercitazione che per due giorni, il 21-22 marzo, fu effettuata a Palmanova, organizzata in collaborazione con i Volontari del Soccorso della CRI di Udine. La manifestazione, che si svolse nell’ambito del 3° Radioraduno di Primavera, aveva l’obiettivo di valutare il potenziale operativo del neonato nucleo e di verificare la capacità di collaborare con altre associazioni. Il risultato fu buono, con l’allestimento del nucleo logistico di una tendopoli e con la gestione di un refettorio coperto per 500 persone. Nel centro operativo alpino era in azione un computer che gestiva il nucleo di Protezione Civile. Si ipotizzavano situazioni d’emergenza e l’operatore di turno poteva agire in tempo reale ed effettuare in ambiente simulato l’intervento. Alla fine dell’esercitazione, cui parteciparono 50 volontari Alpini, vi fu una tavola rotonda sui problemi della PC, con la presenza di rappresentanti della Regione, della CRI, del Prefetto di Udine, dei Radioamatori e naturalmente dell’ANA, nella persona del presidente sezionale Cecconi.

Purtroppo ben presto dalla simulazione si passò all’operatività, in seguito alle alluvioni che nel luglio colpirono duramente la Valtellina. Gli Alpini palmarini parteciparono dal 17 al 23 agosto, assieme ad un nucleo della Sezione di Cividale, al ripristino degli argini protettivi lungo l’Adda, costruendo gabbie di ferro che venivano poi riempite di pietre. Si trattò di cinque volontari, ma teniamo presente che altri 15 erano pronti a partire in caso di necessità. La Protezione Civile dimostrò subito, quindi, lo spirito di solidarietà e l’efficienza. Una prima riunione plenaria dei 208 volontari sezionali si tenne il 26 novembre. In essa il responsabile Mario Zorzettig illustrò alcune problematiche connesse con l’attività, cui seguì un ampio dibattito.

Fu pure l’anno di un’altra prima volta, quella dell’effettuazione di un torneo di calcio, che si svolse a Carlino e Trivignano tra i1 27 giugno ed i141uglio. Continuava la gara di tiro al piattello che si tenne nella sua tradizionale sede di Bagnaria Arsa 1’11 luglio.

La “Festa dell’Anziano“ si svolse 1’8 dicembre a Palmanova, anche se qualcuno lamentava che a quelle feste si presentavano sempre più Alpini e sempre meno anziani.

Il 20 settembre venne benedetto il gagliardetto del 29° Gruppo, quello di Ruda.

Il 17 -18 ottobre un discreto numero di Alpini furono presenti a Bari al Pellegrinaggio al Sacrario dei Caduti d’Oltremare.

Alla manifestazione partecipò la Fanfara sezionale, in rappresentanza dell’Associazione N azionale Alpini, e fu uno dei due gruppi musicali che accompagnarono la cerimonia. Segno di una sicura professionalità del complesso e motivo d’orgoglio per la Sezione.

L’anno fu, quindi, pieno di attività, come al solito, si dovette però registrare, per la prima volta dopo lunghissimo tempo, un leggero calo di soci. Aumentavano invece i simpatizzanti.

1988 - Iniziano i tornei di calcio

Riprese l’intervento presso la comunità “La Viarte“ di S. Maria la Longa, con la costruzione del quarto capannone adibito a laboratorio. Le attestazioni di gratitudine e riconoscenza della direzione dell’istituto sono la prova più vera dell’efficacia dell’intervento e la soddisfazione migliore per gli Alpini. In ambito Protezione Civile si continuò l’opera di organizzazione e di affinamento della preparazione ed alla fine dell’anno verrà una nuova richiesta di intervento, questa volta parecchio lontano, nell’Armenia sconvolta dal terremoto. Ad essa la Sezione risponderà positivamente l’anno successivo. Inoltre, assieme alla Sezione di Trento, si partecipò allo smontaggio di un prefabbricato in Comune di Tarcento da destinarsi alla comunità di S. Patrignano, ove Lorenzo Muccioli aveva iniziato la sua attività di recupero di tossicodipendenti.

In campo sportivo la gara di tiro al piattello si tenne il 2 luglio, mentre il 17 successivo ci fu un’ escursione in montagna, in Val di Resia, in collaborazione con la sottosezione palmarina del CAI, da poco costituitasi. Si rafforzò l’attività calcistica, che era iniziata l’anno precedente con un torneo, che fu però considerato “semi amichevole“ o per lo meno sperimentale, per cui si disse che quello dell’88 doveva considerarsi ufficialmente il I° Torneo Sezionale di calcio. In verità le cose non erano del tutto chiare. Infatti nell’articolo su “Alpin jo mame“ che commentava l’avvenimento il titolo parlava di secondo torneo, mentre il contenuto di primo. In ogni caso fu un successo di organizzazione e di entusiasmo. Parteciparono, sul campo sportivo di Bicinicco, quattro squadre, ognuna formata da più Gruppi. In tre casi l’aggregazione fu su base comunale: Trivignano-Clauiano; Bagnaria-Sevegliano-Castions-Campolonghetto; Gonars-Ontagnano-Fauglis; una su base di vicinanza: Ruda-Visco-Campolongo. Quest’ultima ebbe il secondo posto, avendo perso la finale, ma solo dopo i calci di rigore, contro Trivignano-Clauiano. L’iniziativa richiamò molti giovani e fu un mezzo per incrementarne la partecipazione alla vita associativa. Si tenne infatti a sottolineare che essa aveva “voluto anche far conoscere a molti nuovi soci altri momenti di aggregazione che non siano i tradizionali e che possano poi stimolarli a frequentare i classici appuntamenti alpini“. Uno spezzone di partita fu giocato pure dal presidente Cecconi, senza sfigurare.

I Gruppi continuavano a dotarsi di proprie nuove sedi e quell’anno si inaugurarono quella di Trivignano e quella di S. Giorgio di Nogaro, ricavate anch’esse da prefabbricati provenienti dalle zone del terremoto. Pure la Sezione continuava a parlare di nuova sede, facendosi più impellente la necessità di avere maggior spazio, anche perché la Protezione Civile abbisognava di magazzini, tanto più che allora, in previsione del fatto che a Palmanova ci sarebbe stata la centrale operativa della Protezione Civile regionale, la Sede Nazionale aveva chiesto alla Sezione la disponibilità di locali per le attrezzature di proprietà dell’AN A. Ancora una soluzione’ però, non si trovava.

Quell’anno si cominciò a parlare, inoltre, della necessità di un giornale sezionale proprio. Nel frattempo continuava la collaborazione con la Sezione di Udine, trovando ospitalità sul suo periodico “Alpin jo mame“. Qui fin dal numero di marzo 1986, il responsabile Grabar aveva pensato ad un nuova rubrica, chiedendo ai soci di raccontare i loro ricordi di naja, di pace o guerra che fossero. Questa iniziativa trovò nell’88 la sua attuazione con la rubrica “Il reduce racconta“, cui iniziò ad interessarsi con dedizione ed entusiasmo Renzo Ganis, raccogliendo una serie notevole di testimonianze e ricordi che sarebbero andati altrimenti perduti. Era stato inoltre costituito un comitato di redazione per una più efficiente gestione dello spazio tipografico, che, grazie alla disponibilità della Sezione udinese, era salito a sette pagine.

La “Festa dell’Anziano“ si tenne a Visco.

Dopo la battuta d’arresto dell’anno precedente il numero dei soci crebbe nuovamente, raggiungendo quota 1681.

1989 - Intervento in Armenia

Si concretizzò l’intervento in Armenia, precisamente nella cittadina di Spittak, ove funzionava l’ospedale da campo dell’Associazione. Molti furono i volontari della Sezione disposti a partire, ma l’esiguità dei posti disponibili diede al solo Mario Battistella di Palmanova 1’occasione di intervenire per un turno di lavoro nella cucina dell’ospedale, in rappresentanza di tutte le Penne Nere palmarine. Per tre settimane riuscì con perizia a condurre la cucina e fu così buon maestro che il suo aiutante armeno riuscì in seguito ad aprire un ristorante italiano in Russia.

Rimanendo in ambito di Protezione Civile per quell’anno possiamo ricordare la partecipazione di circa 60 volontari il 24-25 giugno all’esercitazione nazionale denominata “ANA 4“, tenutasi a Trieste e dintorni, ove ebbero modo di dimostrare la loro professionalità, organizzazione ed impegno. Un gruppo era in azione per la preparazione dei pasti presso la Stazione Marittima, 1’altro, più numeroso, operava a San Dorligo della Valle, sia a supporto logistico che in fase operativa. Una coda dell’esercitazione fu l’intervento di alcuni volontari il mese seguente a completare un lavoro che situazioni contingenti (pioggia battente) non avevano permesso nei due giorni di giugno, precisamente, il restauro della chiesetta di S. Maria di Sialis. Il 9 settembre, poi, una decina di uomini fu presente all’esercitazione triveneta, tenutasi a Bassano. Anche in questa occasione svolsero degnamente il loro compito, nonostante le difficoltà di organizzazione.

Si consolidava il torneo di calcio che fu giocato a Fauglis nella prima settimana di luglio e si risolse con una nuova vittoria del Trivignano-Clauiano su di un lotto di quattro squadre. Come ebbe a rimarcare allora il presidente Cecconi iniziava però a prendere un po’ troppo il sopravvento l’atteggiamento agonistico su quello della semplice competizione. Naturalmente vi fu la gara di tiro al piattello ed una nuova uscita in montagna, precisamente in Val Fiscalina, per una scarpinata di due giorni, il 9 e 10 settembre, certamente impegnativa per i passaggi in ferrata.

Ma la Sezione conquistò anche in precedenza alcune cime, in occasione della manifestazione per il 40° della “Julia“ il 27 agosto. Diverse cordate di soci della Sezione salirono il Peralba, la Terza Grande, la Creta Forata, il Cridola e il Chiadenis, dove si inerpicarono, tra gli altri, il presidente Cecconi ed i vice Savorgnan e Valditara. Assieme a loro diversi Alpini del. “Tolmezzo“ e del “Conegliano“. In totale quel giorno furono 40 le cime scalate, una per ogni anno di vita della Brigata. In vetta vennero accesi dei fumogeni tricolori.

L’anno successivo cadeva il 35° dalla fondazione, per cui si cominciò a pensare di celebrarlo degnamente, non solo con alcune cerimonie, ma anche e soprattutto con un intervento di solidarietà. In una riunione dei capigruppo il presidente Cccconi presentò la possibilità di indirizzare gli sforzi a sostenere alcune iniziative che un sacerdote italiano, mons. Mecchia, portava avanti in Argentina, paese in difficoltà, molto legato all’Italia per i tanti emigranti là stabilitisi negli anni trascorsi. Don Mecchia fu a Palmanova il 30 maggio. Egli, combattente dell’ultima guerra e poi consacrato sacerdote, era il cappellano delle Penne Nere e anche delle tre forze Armate argentine. La sua azione nell’emisfero australe si volgeva alla gestione e direzione di alcune scuole private professionali e di istruzione primaria, fondamentali in una nazione ove l’azione dello Stato era sempre più carente. Durante la visita presentò i problemi dell’Argentina e la sua iniziativa di creare, nel quartiere Los Polverines alla periferia di Buenos Aires, una scuola per infermieri, di cui v’era, nella sua nazione, grande carenza. Trovò la Sezione subito favorevole a sostenerlo, per la bontà della causa e per legami che uniscono Italia e Friuli a quella nazione sudamericana, e la riunione dei capigruppo del 16 giugno accolse in pieno la proposta, che quantificava in 25 i milioni da raccogliere. Una somma notevole, ma nello stesso tempo limitata se si pensa che allora in Italia, per lo stesso obiettivo, sarebbe occorso un impegno sei volte più oneroso.

Partì l’iniziativa denominata “Cordata per l’Argentina“ con il grande coinvolgimento di tutti i Gruppi.

Il 7 dicembre nella palestra di Sevegliano la Sezione organizzò una grande serata musicale per la raccolta di fondi. Si esibirono il coro Polifonico di Ruda, quello di Castions delle Mura e quello della Brigata “Julia“. Fu presente anche la fanfara della Brigata stessa. Una serata che vide la presenza di un migliaio di spettatori e fu quindi un grosso successo organizzativo, un degno inizio delle celebrazioni del 35° ed un sostanzioso momento della raccolta pro don Mecchia.

È poi da ricordare che la Sezione continuò il suo trend positivo in fatto di iscritti: al 31 dicembre i soci erano aumentati di ben 145 unità, segnale del rinnovato interesse di molti giovani per le molteplici iniziative dei Gruppi e della Sezione.

1990 - 35° di fondazione: la “Cordata per l’Argentina“

All’Adunata di Verona di quell’anno dietro il vessillo sezionale sfilarono sia il “grande vecchio“ della Sezione, Ardito Desio, che don Mecchia, giunto dall’Argentina per ringraziare le Penne Nere palmarine di quanto avevano fatto per le sue iniziative.

Il 18 maggio nella Sala dei Combattenti di Palmanova egli mostrò tutta la sua riconoscenza. Infatti la “Cordata per l’Argentina“ aveva avuto un esito favorevolissimo grazie all’impegno della Sezione ed all’entusiasmo dei Gruppi.

Per finanziare l’impresa si raccolsero i contributi dei soci, ma fiorì anche tutta un’ altra serie di iniziative: raccolta di ferro, carta, vetro, di scarti di trebbiatura, organizzazione di briscole, lotterie, tornei sportivi e concerti. Contribuirono anche privati ed enti ed alla fine furono 33 i milioni donati, una cifra quindi superiore a quanto in partenza era l’obiettivo.

Giobatta Manzon, il decano dei consiglieri sezionali, consegnò quel 18 maggio a don Mecchia l’ultima “tranche“ del contributo, a suggello di un’altra bellissima iniziativa della Sezione.

Il ’90 vide pure per la prima volta un socio della Sezione palmarina divenire Consigliere Nazionale. Marco Valditara, vicepresidente sezionale, presentato dalla Sezione e sostenuto da tutto il Triveneto, fu eletto dall’ Assemblea Nazionale a quella importante, ma anche onerosa carica, portandovi tutta la sua notevole esperienza e capacità.

Una novità può considerarsi pure la serata storica organizzata dalla Sezione il 9 novembre. Lucio Tirelli, giovane appassionato di storia militare, parlò a Palmanova sulla campagna di Russia ed in particolare sul ruolo avutovi dalle Truppe Alpine. Interventi di soci, reduci da quella campagna, apportarono alla serata ulteriori momenti di interesse.

Naturalmente continuavano tutte le altre iniziative ed attività sezionali a cominciare, certo, dalla Protezione Civile. Per fortuna non vi furono interventi causati da avversità atmosferiche o telluriche, ma l’opera di addestramento e di potenziamento delle strutture proseguì. Trentasette Alpini, guidati dal vice presidente Savorgnan, furono presenti all’esercitazione “ANA 5“ tenutasi in quel di Trento tra l e 3 giugno. Qui vennero attuate opere di ripristino di strutture e fu costruita una pista in mattonelle di cemento in un centro estivo per handicappati presso Ala. Autosufficienti quanto ad attrezzature e vettovagliamento, gli Alpini palmarini dimostrarono una volta di più le loro capacità organizzative.

Il “Ritorno alla Montagna“ ebbe come meta il monte Cristallo presso Cortina d’Ampezzo. Due giorni, tra 8 e 9 settembre, che portarono a raggiungere la Cima di Mezzo a quota 3154 metri ed a percorrere il sentiero ferrato “Dibona“, che in origine era stato costruito dagli Alpini durante la Prima Guerra Mondiale.

Il torneo calcistico vide prevalere per la terza volta consecutiva la squadra di Trivignano-Clauiano, che superò in finale il Visco. Salirono a sei le compagini presenti, segnale dell’interesse crescente della manifestazione, che aveva anche il merito di attrarre diversi giovani all’Associazione.

Da segnalare, inoltre, la presenza del vessillo sezionale in Calabria. Aderendo ad una richiesta degli alunni della scuola di Oriolo, in provincia di Cosenza, la Sede Nazionale organizzò in quel paesino, il 29-30 settembre, un raduno di Alpini provenienti da tutta Italia. La Sezione partecipò con venti soci, guidati dal vicepresidente Marco Valditara.

1991 - La Madonna del Don

La Sezione rese visita a don Mecchia in occasione dell’inaugurazione della scuola costruita con l’intervento palmarino. il presidente Cecconi, i vice Savorgnan e Valditara, il segretario Sgubin ed alcuni soci furono a Los Polverines il 22 settembre, giorno dell’inaugurazione, e, per straordinaria coincidenza, giorno di S. Maurizio, patrono delle Truppe Alpine. Su di una parete della scuola fu murata una lapide che dice: “Gli Alpini di Palmanova, in ricordo dei loro Caduti, ai fratelli Argentini, affinché vivano con libertà e dignità“.

In seguito la delegazione palmarina ebbe modo di visitare la Scuola delle Truppe da Montagna a S. Juan de Bariloche, accolta con cortesia e simpatia, e di incontrarsi con gli Alpini argentini ed i “Fogolars Furlans“, sempre in un clima di grande entusiasmo e commozione.

L’anno è segnalato anche dall’offerta votiva dell’olio per l’icona della Madonna del Don, conservata nella chiesa di S. Carlo a Mestre. Una tradizione nata nel 1966 e che ha visto alternarsi nell’offerta le varie Sezioni alpine d’Italia. Quest’anno fu il turno di Palmanova e Gorizia in una cerimonia svoltasi il 7 -8 settembre, in ricordo di tutti i Caduti in terra di Russia. Le cerimonie iniziarono al Sacrario di Cargnacco, dove l’alpino Sereno Lesa, reduce di Russia, accese la fiaccola subito affidata ad una staffetta podistica, che poi raggiunse Mestre, dopo 120 km di percorso. I soci palmarini coprirono la prima e la terza delle quattro parti in cui era stata suddivisa la strada da percorrere. Più precisamente 18 Alpini corsero sul tratto CargnaccoPalazzolo dello Stella (33 km) e 9 su quello S. Stino di Livenza-Portegrandi (29 km). Giunta, dopo 12 ore, la fiaccola a Mestre, i due Presidenti di Sezione offrirono l’olio ed accesero la lampada votiva posta di fronte all’immagine salvata da un’isba sul Don.

Tra l’altro quelli erano gli anni in cui, dopo la fine dei regimi comunisti, poterono iniziare a rientrare in Patria le salme di diversi Caduti, sepolti nei cimiteri della Russia e della Germania Orientale, e questo avvenne anche per quelli dei paesi del palmarino. Il vessillo sezionale e tanti Alpini furono presenti a quelle cerimonie, nonché agli arrivi dei Caduti all’aeroporto di Ronchi dei Legionari.

La Protezione Civile partecipò all’esercitazione “Tagliamento ’91“, organizzata dalla Sezione di Udine a Latisana il 21-22 settembre. Oltre all’esercitazione vera e propria, i 32 volontari della Sezione provvidero a diversi lavori di ristrutturazione a Gorgo e lungo gli argini del fiume.

Dal punto di vista strettamente organizzativo preoccupavano un po’ i rapporti con la PC regionale ed i Comuni, in quanto, visti i loro intendimenti, si temeva di perdere la propria autonomia, divenendo troppo legati alle loro istituzioni ed istruzioni. Un elemento da sottolineare era (ed è) che moltissimi iscritti alla PC sezionale lo erano (e lo sono) anche in quella comunale. Anzi, pure diversi responsabili PC comunali provengono dalle fila alpine e ciò in alcune occasioni può creare dei problemi: intervenire con una o con l’altra?

Nell’ambito sportivo la gara di tiro al piattello era ormai giunta alla 21“ edizione, mentre il torneo di calcio fu appannaggio di Ruda, che superò in finale Visco, Gruppo che ospitava la manifestazione. Due furono le uscite per l’iniziativa “Ritorno alla Montagna“: la seconda in settembre, più impegnativa, con la salita del monte Civetta.

Da ricordare anche che fu rinnovato il Regolamento Sezionale, aggiornandolo secondo le ultime direttive nazionali. In particolare fu stabilito un massimo di 10 anni consecutivi per la carica di presidente.

Continuò sicuro l’aumento degli iscritti, che toccarono i 1808, cui si aggiungevano 180 simpatizzanti. La Sezione aveva così ormai diritto a quattro delegati all’Assemblea Nazionale.

1992 - Prima esercitazione sezionale di Protezione Civile

L’Assemblea Sezionale si tenne a Carlino e ad essa partecipò, graditissimo ospite, il presidente nazionale Leonardo Caprioli, che lodò l’attività della Sezione e presentò la nuova iniziativa, anzi la nuova sfida, dell’AN.A: la costruzione di un asilo infantile a Rossosch, ove aveva avuto sede nel 1942 il comando del Corpo d’Armata Alpino. Un’ opera di pace per ricordare i Caduti e rinsaldare i vincoli di amicizia con il popolo russo.

Naturalmente la Sezione fu partecipe attiva dell’iniziativa sia con la raccolta di fondi che con la presenza di diversi volontari alla costruzione vera e propria. Nel ’92 presero parte al sesto turno di lavoro, dal 15 a130 agosto, i soci Ottorino Sguazzin del Gruppo di Strassoldo e consigliere sezionale e Duilio Venturini del Gruppo di Jalmicco, entrambi abili muratori, che riportarono un indelebile ricordo di quei giorni e degli amichevoli contatti con la popolazione locale.

Con il 1992 si rafforzò sotto tutti gli aspetti il nucleo sezionale di Protezione Civile, guidato ora da Luigi Ronutti di Fauglis. Venne firmata quell’anno da tutti i presidenti del Friuli-Venezia Giulia una convenzione con la Regione, che regolava i rapporti tra essa e la PC alpina, creando collaborazione, ma mantenendo l’autonomia dell’organismo delle Penne Nere.

All’Assemblea di Carlino fu presente anche il comm. Giuseppe Durli, primo presidente della Sezione, che, dopo un lungo periodo di assenza, rientrava nei ranghi sezionali.

In giugno (precisamente i1 5 ed il 6) si tenne la prima esercitazione sezionale di Protezione Civile, in collaborazione con il comune di Trivignano Udinese, avente come tema conduttore una possibile esondazione del torrente Torre. Essa richiese una lunga preparazione da parte dei responsabile, ma il risultato fu più che buono. 140 volontari furono impiegati per circa 1400 ore totali in esercitazioni vere e proprie (montaggio del campo base, allarme notturno, evacuazione scuole) ed in opere di ripristino ad argini e fabbricati. Spettacolare la pulizia esterna del campanile, compiuta da alcuni Alpini che si calavano dalla cima con funi lungo le pareti. Assieme alla PC sezionale furono presenti le squadre comunali di Trivignano e Ruda, i CB di Palmanova e la Croce Rossa.

In precedenza non era mancato l’intervento all’esercitazione triveneta, che si svolse a Malcesine, sulla costa occidentale del lago di Garda dal 24 a1 26 di aprile.

Fin qui le esercitazioni, ma ci fu pure l’intervento sul campo. Gli scontri provocati dalla dissoluzione della Jugoslavia generarono una vasta fiumana di profughi, molti dei quali si riversarono in Istria. Da qui nacque la richiesta del consolato italiano di Capodistria in Slovenia per un aiuto, rivolta alla Sede Nazionale dell’ANA. Questa mise in moto le Sezioni più vicine, tra cui Palmanova. A più riprese nell’estate 24 volontari si recarono nel campo dei profughi bosniaci a Punta Salvore e qui, con un totale di 188 ore di lavoro, integrarono l’impianto di illuminazione, allestirono “containers“ per servizi igienici, reintegrarono le centraline elettriche. Un aiuto materiale, ma anche morale per persone forzatamente lontane dalla loro Patria in questo ulteriore intervento di solidarietà.

Il torneo di calcio, sul campo di Fauglis, vide la riconferma di Ruda come la compagine più forte. In finale ebbe la meglio su Medeuzza, Gruppo della Sezione di Udine, che partecipò con successo al torneo.

L’Adunata Nazionale si tenne a Milano. La partecipazione di Alpini della Sezione fu come sempre, anzi più di sempre, massiccia. Ancora una volta dietro il vessillo sfilò, a 95 anni, Ardito Desio. Milano dovrebbe essere la capitale degli Alpini, ma l’accoglienza, in una città scossa dall’emergere di “Tangentopoli“, fu piuttosto fredda.

I soci risultarono quell’anno 1732. Una nuova battuta d’arresto? No di certo, solo disguidi di natura tecnica e ritardi nel tesseramento da parte dei Gruppi. In realtà ci si avvicinava a quota 1900.

Va da sé e non è necessario ripeterlo per ogni momento della vita associativa, che la Sezione ha sempre cercato i più vivi e cordiali rapporti con le Forze Armate, sia quelle alpine, in particolare della “Julia“, che quelle di stanza a Palmanova. Ad esse non ha mai fatto mancare il suo sostegno morale ed ha cercato di essere vicina agli uomini di leva, sforzandosi inoltre di spingere i giovani a compiere il servizio militare, dato che ormai sempre più si diffondeva una facile obiezione di coscienza, cui poi si sostituì il servizio civile, e a farlo, naturalmente, nelle Truppe Alpine. A loro volta le autorità militari sono state sensibili agli inviti della Sezione, partecipando alle manifestazioni e, specialmente negli anni più lontani, contribuendo a diversi servizi logistici.

Ora, però, negli anni ’90, qualcosa cambiava. La caduta del Muro di Berlino fece ritenere non più necessarie truppe al confine orientale e quindi Palmanova perse gran parte del suo apparato militare ed anche i reparti alpini cominciarono ad essere ridotti. Ad esempio, la presenza della fanfara della “Julia“ alle manifestazioni iniziò a divenire un fatto sempre più raro e, presi da mille incombenze e dalla necessità delle missioni all’estero, gli stessi comandi, per un certo periodo, sembrarono un po’ indifferenti nei confronti dell’Associazione.

1993 - Inizia la presidenza Valditara

L’Assemblea Sezionale si tenne a Torviscosa e durante lo svolgimento il presidente Piero Cecconi annunciò la sua decisione di non ricandidarsi, dopo otto anni di presidenza e tredici nel Consiglio Direttivo. Problemi di lavoro lo costringevano a ciò, ma anche la sua convinzione che “ad un certo punto è giusto e doveroso lasciare la mano“. Il lungo applauso dell’assemblea testimoniò al Presidente, visibilmente commosso, l’affetto e la stima di tutta la Sezione.

Lasciava una Sezione che aveva fatto crescere, e nel numero dei soci e nelle attività, rafforzata nel nucleo di Protezione Civile, ormai ben consolidato e pronto all’intervento in ogni occasione. Durante la sua presidenza s’erano poste in essere iniziative di solidarietà di grande spessore ed impegno, basti pensare alla “Cordata per l’Argentina“ ed al successo che le aveva arriso. L’accento da lui sempre posto sul ruolo civile degli Alpini e sul loro essere partecipi dei problemi della società in cui operano aveva certo lasciato il segno.

A succedergli fu eletto dal Consiglio Direttivo Marco Valditara. Classe 1951, funzionario di banca, aveva svolto il suo servizio militare, dopo il corso AUC a Foligno, come sottotenente nel Gruppo “Belluno“ e quindi era il primo “montagnino“ a divenire presidente sezionale, ma ben il terzo appartenente al Gruppo di Sevegliano. In precedenza aveva svolto l’incarico di segretario sezionale ed era vicepresidente, nonché, naturalmente, consigliere nazionale. Lo affiancarono i vicepresidenti Ferdinando Bernardis di Lavariano ed Alfonso Sgubin di Ruda, che ebbero il compito di coordinare le due branche, amministrativa ed operativa, in cui venne diviso il Consiglio Direttivo.

La mole di lavoro che oramai investiva il Consiglio stesso indirizzò il Presidente a puntare sulla costituzioni di commissioni che si sarebbero interessate di singole problematiche, coinvolgendo anche soci al di fuori del Consiglio. Così, accanto all’ormai collaudato comitato di redazione, sorsero le commissioni per lo sport, per il bilancio, la commissione magazzino ed il servizio d’ordine sezionale.

L’anno fu, come sempre, ricco di impegni ed appuntamenti, alcuni tradizionali altri nuovi. Si può dire che quasi ogni settimana, ormai, il vessillo sezionale era presente a qualche evento, sezionale o meno che fosse. Nonostante la distanza fu molta la partecipazione all’Adunata di Bari. Purtroppo sulla strada verso Bari perse la vita uno dei capigruppo storici della Sezione, Romano Vitas.

La Protezione Civile fu attivamente coinvolta in campo addestrativo. Si possono citare le partecipazioni all’esercitazione organizzata dalla Sezione di Pordenone in marzo, alla Triveneta di Gorizia in settembre con 23 volontari, che ben figurarono anche di fronte a Sezioni meglio attrezzate e numerose, alla esercitazione della PC regionale di novembre a Grado e Monfalcone con otto volontari. Ottimo anche l’esito della 2° Giornata N azionale della Protezione Civile organizzata dalla Sezione a Palmanova il 12-13 giugno: ad essa, in collaborazione con CB e CRI di Palmanova e con le squadre comunali di Aiello, Ruda, Palmanova e Trivignano, parteciparono circa 200 soci alpini che effettuarono oltre 1800 giornate lavorative. In margine all’esercitazione va citata la mostra statica sul volontariato allestita in Piazza Grande, nella quale si offerse spazio a tutte le realtà volontaristiche del territorio.

Oltre all’addestramento l’operatività. Continuò infatti l’intervento a Punta Salvore in Istria. In più turni successivi gli Alpini offrirono 55 giornate di lavoro, piantando tende, allestendo “container“ e servizi igienici. I partecipanti vennero premiati dal presidente nazionale Caprioli in una cerimonia tenutasi a Chiopris-Viscone il 16 giugno. Continuò anche l’intervento a Rossosch, l“’Operazione Sorriso“. Altri volontari palmarini furono presenti ai lavori per l’asilo: Remo Ferro (Bagnaria Arsa) dal 15 marzo al 4 aprile, Luigi Negrini (Campolonghetto) e Gino Bolzon (Bicinicco) dal 15 a1 31 maggio, Ivaldo Marcuzzo (Bicinicco) ed il presidente Marco Valditara dal 24 giugno al 12 luglio. Anche in questo caso provetti muratori o piastrellisti, se si eccettua il Presidente, che, comunque, seppe farsi onore nel lavoro fisico ed organizzativo. Intanto proseguiva la raccolta di fondi, che raggiunse i dieci milioni di lire, la quota prefissata dalla Sede Nazionale per la Sezione. Venne poi il momento dell’inaugurazione, il 19 settembre, occasione in cui il vessillo sezionale fu scortato da dodici soci, tra cui due reduci, giunti in Russia con l“’Operazione Icaro“, una carovana di oltre cento camper. Con loro era Livio Corazza, reduce del Btg. “Monte Cervino“, per l’occasione ospite della Sede Nazionale, quale rappresentante del suo storico reparto. Nuovo era invece l’intervento in Romania, nazione da poco liberata si dalla dittatura di Ceausescu, ma non ancora dai suoi problemi. Ad Oradea, su richiesta del Piccolo Cottolengo di don Orione di S. Maria la Longa, in agosto ed ottobre i volontari di Palmanova eseguirono lavori edili in una costruenda scuola professionale destinata a giovani portatori di handicap. Primo intervento di una serie che da allora non ha avuto soluzioni di continuità.

Significativo il dono della bandiera italiana e di quella europea fatto nel maggio dalla Sezione alla Scuola Media “Zorutti“ di Palmanova, riprendendo l’analogo gesto compiuto dai Combattenti e Reduci nel lontano 1958. A benedirle fu don Luigi Mecchia, in visita a Palmanova in occasione dell’Adunata Nazionale.

L’attività sportiva ebbe i suoi tradizionali appuntamenti. Il torneo di calcio, con ben otto squadre partecipanti, diveniva un evento ormai consolidato, ma richiedente una sempre più complessa organizzazione. Vinse Fauglis, che ospitava la manifestazione.

La gara di tiro al piattello vide una ventina di partecipanti individuali ed otto squadre. Il “Ritorno alla Montagna“ stentò, invece, a trovare degli adepti. Bisogna anche aggiungere che ormai molti Gruppi organizzavano anch’essi iniziative sportive quali gare di pesca, di bocce e scarpinate in montagna.

1994 - Impegno in Piemonte e in Romania

L’Assemblea Sezionale, tenutasi a Visco il 27 febbraio, vide nuovamente la presenza del presidente nazionale Caprioli, che prolungò la sua permanenza a Palmanova, dove il giorno prima s’era tenuta una riunione dei Presidenti del Triveneto, per partecipare all’annuale assise delle Penne Nere palmarine.

L’Assemblea aprì un anno che avrebbe veduto, purtroppo, la scomparsa immatura di Renzo Ganis, presidente dal 1971 al 1974 e poi insostituibile addetto stampa, e quella di Giobatta “Nane“ Manzon, per tanti anni segretario ed alfiere sezionale.

Note tristi che si univano a quelle liete di una Sezione che continuava ad aumentare i suoi iscritti e l’impegno solidaristico e di propagazione dei valori fondanti dell’Associazione. In questa direzione va ricordato il dono della bandiera nazionale ed europea fatto alla Scuola Media “Venier“ di Aiello del Friuli, continuando l’opera di offrire ai giovani esempi positivi in contrapposizione a tanti altri poco edificanti o falsamente attraenti che la società purtroppo propina.

La Protezione Civile era a pieno titolo divenuta il “fiore all’occhiello“ della Sezione, con una invidiabile operatività, che raggiunse nel’94 le 756 giornate-uomo. L’addestramento comprese la partecipazione all’esercitazione della Sezione di Pordenone in maggio, a quella di Gorizia per unità cinofile, alla Triveneta sul monte Pasubio con 23 volontari e naturalmente l’organizzazione dell’esercitazione sezionale, tenutasi a Ruda il 18-19 maggio. Il nucleo si impegnò in lavori di bonifica e prevenzione, potendo contare sulla tradizionale collaborazione dei Volontari del Soccorso della CRI di Palmanova, sui CB e su quella delle squadre comunali di Aiello, Bagnaria Arsa, Ruda, Palmanova e Trivignano. Alla fine dell’esercitazione l’assessore regionale alla PC appuntò sul vessillo sezionale la medaglia di bronzo al Merito Civile concessa all’Associazione per gli interventi in Armenia e Valtellina, ai quali volontari palmarini avevano partecipato. Inoltre la Protezione Civile della Sezione collaborò a prove di evacuazione di scuole in diversi Comuni della sua area di competenza.

Accanto a questo gli interventi veri e propri. Si iniziò a collaborare con la Regione per lavori di prevenzione in montagna e la Sezione si impegnò nel territorio di Cercivento e sulla strada del monte Tenchia.

Un impegno che da allora non ha cessato di ripetersi negli anni. Inoltre gli Alpini due volte furono ancora a Punta Salvore nel campo profughi, oggetto di interventi già nelle annate trascorse. Oradea anch’essa vide per due volte il ritorno delle tute arancione, venute a proseguire i lavori della scuola professionale.

Nuovo fu invece l’impegno a favore della Casa “Via di Natale 2“, destinata ad accogliere malati terminali presso il CRO di Aviano. Tre furono le giornate di lavoro nella struttura. Un intervento nato in ricordo di Renzo Ganis, ma che si legava a quanto da parecchio tempo diversi Gruppi facevano, organizzando le “Lucciolate“ per raccogliere fondi per la costruzione e poi per il mantenimento di quella benemerita istituzione. Quell’anno la Casa “Via di Natale“ era stata visitata anche dal presidente Caprioli.

Il nucleo sezionale di PC intervenne pure alla ristrutturazione di una casa, a Zovello in Carnia, destinata ad accogliere bambini affetti dal morbo di Down.

Novembre portò la necessità di un intervento in Piemonte, duramente colpito da una disastrosa alluvione. Alla richiesta di emergenza della Sede Nazionale la Sezione rispose con prontezza e per quattro settimane i volontari operarono ad Asti nei lavori di pulizia e di primo ripristino, in coordinamento con le altre Sezioni del Triveneto. Altri soci, poi, furono presenti, inseriti nelle squadre comunali, negli interventi ad Alba. Si crearono in quei momenti solidi legami con le comunità ed i Gruppi locali, che si sono mantenuti vivi negli anni seguenti.

L’attività sportiva rivide la vittoria del Fauglis nel torneo di calcio, cui partecipò anche una squadra dell’Associazione Bersaglieri, segno tangibile della collaborazione tra le varie Associazioni d’Arma. La squadra di Fauglis si assicurò pure la gara di tiro al piattello, presentandosi così come la più “sportiva“, in quell’anno, della Sezione. Riprese vigore anche il ritorno alla montagna, che, in collaborazione con il CAI Palmanova, portò diversi soci alla Capanna Cinque Punte nel Tarvisiano e sul monte Sernio. Occasioni per una sana attività alpina, cui parteciparono anche amici e familiari, a rinsaldare una apertura sempre più marcata verso la società.

Tanto da fare quindi, tanta “carne al fuoco“ (che, meno metaforicamente, non mancava certo nei momenti conviviali, giusto momento di ristoro e socializzazione dopo gli impegni), ma altra se ne preparò. Infatti l’anno successivo sarebbero caduti i 40 anni dalla fondazione della Sezione e ci si mise in moto per ricordarli degnamente, preparando una serie di manifestazioni ed incontri.

Importante decisione presa allora fu quella di varare finalmente il giornale sezionale, dopo tanti anni di presenza su “Alpin jo mame“, con uno spazio che la generosa ospitalità della Sezione di Udine aveva permesso di mantenere. La prima uscita del nuovo periodico era prevista per maggio 1995 e si stava alacremente lavorando in tal senso da parte del Comitato di Redazione (vedi box). Inoltre ci si mosse per ottenere dal demanio militare, in comodato, una casermetta dismessa in località Tratte, sopra Pontebba. Doveva divenire il punto di ritrovo montano della Sezione: centro di partenza per escursioni, ma anche eventuale soggiorno estivo per soci e familiari. La richiesta e le trattative furono reiterate negli anni successivi, ma insormontabili pastoie burocratiche vanificarono la possibilità di giungere alla desiderata conclusione.

1859 erano i soci effettivi e 202 gli aggregati.

1995 - Il Quarantennale

Cadeva quest’anno il quarantesimo anniversario della costituzione della Sezione. Esso fu festeggiato in modo volutamente contenuto, ma non per questo risultò meno solenne, partecipato e sentito. In occasione delle celebrazioni fu organizzata una tavola rotonda sul volontariato, dal titolo “Il Volontariato organizzato e le Amministrazioni locali“, tenutasi il giorno 11 novembre a Palmanova, durante la quale amministratori pubblici e volontari si confrontarono costruttivamente sulla tematica, portando le loro esperienze, le loro proposte ed i loro dubbi. La presenza di ben 13 sindaci o loro rappresentanti e di numerose associazioni è stato il segno del successo e della necessità dell’iniziativa, che invero ha toccato problemi nuovi ed interessanti nelle realtà locali, ma anche ancora problematici per quanto riguardava la gestione ed il coordinamento del volontariato ed il ruolo delle amministrazioni in tutto questo. Il giorno successivo, 12 novembre, vi fu la celebrazione ufficiale, che, in sintonia con gli obiettivi che ci sera prefissi, oltre che a ricordare mirava a guardare avanti. Infatti in tale occasione, prima dell’omaggio ai Caduti e alla presenza del gen. Zaro della “Julia“, venne benedetto il pullmino di cui la Protezione Civile sezionale, con notevole sforzo finanziario, si era dotata, per meglio svolgere i suoi compiti. A seguire, nel cinema-teatro “Italia“ un pomeriggio di musica, con la fanfara sezionale, che, diretta per la prima volta dal maestro Tomasin, mostrò, se ve ne era bisogno, tutta la sua valentia in una apprezzatissima serie di pezzi, che andavano dai classici del repertorio alpino e militare a quelli più moderni d’ispirazione statunitense. Poi venne il Coro degli ex-coristi della “Julia“, raggruppante giovani da ogni parte d’Italia, che accesero un vero entusiasmo con la loro esibizione. In origine si era pensato anche alla pubblicazione di un libro sulla storia della Sezione, nell’ambito delle celebrazioni, ma problemi contingenti costrinsero a rimandarne l’uscita. Quell’anno vide la sua nascita pure il giornale sezionale “La PIume“, che si presentò con il primo numero nel giugno.

Ma, al di là dei momenti eccezionali, anche la vita “comune“ della Sezione continuava a svolgersi piena e corposa. In particolare per quanto riguardava la Protezione Civile. L’ “irrefrenabile impegno delle nostre tute arancione“, come lo chiamò il presidente Valditara (che, tra l’altro, era divenuto vicepresidente nazionale), si rivolse sia all’aspetto addestrativo che a quello operativo.

Per il primo campo ricordiamo la partecipazione all’esercitazione triveneta a Pordenone in marzo e 1’organizzazione della esercitazione sezionale ad Aiello del Friuli, in collaborazione con la locale Amministrazione. Qui operarono inoltre la Croce Rossa ed i CB di Palmanova nonché le squadre comunali di Aiello, Ruda, Gonars, Trivignano. Tra i volontari alpini si notò, però, un certo calo di presenze rispetto alle esercitazioni precedenti. D’altro canto, si moltiplicavano nel frattempo gli impegni operativi. Sette turni a Zovello per la ristrutturazione della casa per i bambini Down, due turni ad Oradea, in Romania, per la costruzione del nuovo istituto gestito dai padri salesiani del Piccolo Cottolengo, un intervento ad Asti, nell’ambito dell“Operazione Castoro“, voluta dal Dipartimento Nazionale della Protezione Civile, per la bonifica del fiume Tanaro, dopo l’alluvione del ’94, due turni di lavoro presso il cantiere allestito dalla Sede Nazionale nella scuola “Bovio“ ad Alessandria, cinque interventi ad Aviano nella “Casa Via di Natale 2“, un intervento a Cercivento, su richiesta della Regione, un intervento a Chiopris-Viscone in occasione della bonifica di un ordigno esplosivo. In totale 974 giornate di lavoro. Si pensava a migliorare le attrezzature, approfittando anche dei contributi regionali, e a creare una squadra di pronto intervento, disponibile sulle 24 ore.

Quanto all’attività sportiva, Fauglis rivinse il tiro al piattello, mentre Ruda, giocando in casa, riprese la via della vittoria nel torneo di calcio. Nell’ambito del Ritorno alla Montagna si salì sull’Jof di Miezegnot, sul monte Robon, concludendo il trittico a Casera Presoldan, con una castagnata, che da allora è divenuta tradizionale momento finale dell’attività montanara.

Dunque il multiforme impegno della Sezione continuava ed esso naturalmente si aggiungeva a quello dei Gruppi, sempre più presenti nelle varie realtà locali, nelle quali erano ottimamente inseriti.

Come ebbe a commentare il Presidente nell’Assemblea di quell’anno, dal loro impegno “accanto ad iniziative puramente interne, quali gite o cene sociali, fioriscono le partecipazioni alla vita delle comunità, spesso in collaborazione con le pro-loco ed altre associazioni ricreative e culturali: il consolidamento della posizione dell'ANA come punto di riferimento dei singoli paesi non sarà mai sufficientemente lodato“.

L’anno vide la morte del cappellano sezionale don Candido Carlino. Dopo un trentennio di collaborazione, nel quale don Candido aveva accompagnato tutte le celebrazione ed i momenti significativi della vita della nostra Sezione, si interrompeva il cammino in comune, ma il ricordo della sua alta figura morale e della sua umanità non ha lasciato i cuori degli Alpini di Palmanova. In seguito la carica di cappellano sezionale fu attribuita a padre Ippolito Rossin, un carmelitano, più conosciuto, familiarmente, come “padre Hippy“, residente a Risano. Poi trasferito al convento di Pieve di Cadore, padre Hippy, nonostante la distanza, non ha certo interrotto il suo positivo apporto spirituale alla Sezione.

1996 - L’Adunata a Udine

È l’anno dell’Adunata di Udine, a vent’anni dal terremoto. Ad Attims una cerimonia ricordò il cantiere ove anche la Sezione di Palmanova aveva lavorato nel 1976. La partecipazione degli Alpini all’Adunata fu naturalmente straordinaria, ma non solo per la sfilata, in quanto molti soci (20) ebbero compiti nel servizio d’ordine e fu pure possibile allestire, grazie alla disponibilità della Sezione udinese, un chiosco gastronomico a base di calamari ed altri crostacei, nella cui cottura naturalmente si distinsero i soci maranesi. Esso era posizionato nel piazzale D’Annunzio, in posizione strategica dunque, in quanto situato alla fine della sfilata. Non molto distante, in piazzetta del Pozzo, vi era un altro punto ristoro, di minori dimensioni, gestito pure dalla Sezione. Molto lavoro certo e molte persone impegnate, ma buoni risultati ed il ricavato fu devoluto completamente per fin solidaristici: acquisto di attrezzature per il nucleo di Protezione Civile, contributi all’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro, alla Via di Natale, a Villa Ostende per l’assistenza a bambini portatori di handicap, alla casa di Zovello per bambini Down, alla costituzione di un fondo per borse di studio.

Un altro chiosco era posizionato a Sevegliano nell’area del “Mercatone“. A ciò vanno aggiunte le tante ospitalità offerte dai Gruppi della Sezione a Gruppi alpini di ogni parte d’Italia e questa fu un’occasione per rafforzare vecchi gemellaggi e per crearne di nuovi.

Quanto alla Protezione Civile, questa nel’96 offrì 1024 giornate di lavoro in interventi operativi, addestrativi e di generica solidarietà. L’elenco è, come sempre, lungo: per le alluvioni una squadra fu presente a Moggio Udinese in giugno e nove volontari intervennero in Lucchesia dal 14 a121 luglio a bonificare i corsi d’acqua. L’addestramento fu svolto alla Triveneta di Montereale Valcellina ed alla Esercitazione sezionale di Gonars in giugno, senza dimenticare le prove di evacuazione di scuole e la partecipazione, assai onerosa, a Cercola in Campania nel quadro dell’esercitazione “Vesuvio ’96“, che simulava uno sgombero di tale località ad opera della PC del Friuli-Venezia Giulia. E poi i lavori a Zovello per la casa vacanze per bambini Down (visitò i lavori il presidente nazionale Caprioli) e all’estero: in Moldavia a montare prefabbricati per la “Caritas“ e ad Oradea continuando l’impegno preso con il “Piccolo Cottolengo“.

Grazie alla disponibilità di volontari si riuscì pure a mettere in piedi quanto proposto l’anno precedente e cioè una squadra con capacità di intervento “H 24“. Essa fu di turno, nell’ambito della turnazione delle Sezioni trivenete, per la prima volta in aprile.

Lo sport rivide i suoi tradizionali e graditi appuntamenti: il tiro al piattello, come sempre inappuntabilmente organizzato a Bagnaria Arsa e vinto dalla squadra di Fauglis, su di un lotto record di 12 squadre partecipanti. Invece il calcio ebbe, quanto a partecipazione, una leggera contrazione: si riuscì, infatti, a mettere insieme solo quattro squadre per il torneo e formate da calciatori provenienti da vari Gruppi. La vittoria, sul campo di Porpetto, arrise a Jalmicco. Con buona presenza di camminatori continuò anche il “Ritorno alla Montagna“: tre gli appuntamenti con gran finale il 20 ottobre, con la “castagnara“ in collaborazione con il CAI di Palmanova.

Nel 1996 Marco Valditara venne riconfermato per un altro triennio alla guida della Sezione.

Quanto alla forza sezionale questa si attestò su 1821 soci e 230 aggregati, con un leggero calo per i primi rispetto all’anno precedente. Quello che continuava inesorabile sempre più era la riduzione delle Truppe Alpine e la Sezione fu presente, con mestizia, alle cerimonie per lo scioglimento di gloriosi reparti come il Btg. “Vicenza“ o la Brigata “Cadore“. Anche Palmanova, città di guarnigione per storia e vocazione, vedeva piano piano chiudersi le sue caserme. Quell’anno si trasferì il comando della Brigata “Pozzuolo“, che da Palmanova andò a Gorizia. Il che, tra l’altro, porterà al lento degrado del seicentesco palazzo, ove era la sua sede.

1997 - Si rafforza il parco mezzi della Protezione Civile

La forza sezionale riprese a crescere. Ben 59 soci in più portarono il numero complessivo degli iscritti a 1880, cui si aggiungevano 276 aggregati.

Nell’anno del bicentenario del Tricolore l’Adunata si tenne a Reggio Emilia, dove la nostra bandiera era nata nel 1797. La partecipazione in termini numerici di soci della Sezione fu veramente notevole e ottime l’organizzazione e le manifestazioni di contorno. Grazie all’interessamento di alcuni consiglieri ed all’aiuto di soci la fanfara e molti iscritti furono ospitati nella palestra di S. Martino in Rio, non distante dalla sede dell’adunata, ove l’accoglienza della popolazione e dell’Amministrazione fu veramente calorosa, come si evidenziò nella manifestazione di sabato 11 maggio. Gli Alpini visitarono gli alunni della locale scuola elementare, che per la prima volta incontravano le Penne Nere, parlando loro degli scopi associativi, e si recarono, fanfara in testa, alla Casa di Riposo per un momento di allegria con gli anziani ospiti. In settembre dalla cittadina emiliana venne a Palmanova, a ricambiare la visita, un intero pullman di sammartinesi.

I duecento anni del Tricolore erano stati ricordati in Sezione il 21 marzo con una conferenza storica tenutasi nel salone degli ex-Combattenti, che ripercorse, con la proiezione di diapositive, le tappe della nascita e dello sviluppo del simbolo nazionale. Gradito ospite il gen. Marinelli, comandante della “Julia“.

Come si era già sottolineato, in questi anni le occasioni d’incontro tra Alpini in armi ed in congedo erano un po’ diminuite. Lo ricordò nella Relazione Morale il presidente Valditara, ma precisando che “da parte nostra, confermando le affinità con gli Alpini in servizio, ribadiamo la volontà di assolvere al compito di custodire e tramandare lo spirito di Corpo - compito individuato come primario dai fondatori dell’Associazione e trasmessoci da chi ci ha preceduto -, rinnovando la massima disponibilità ad accogliere qualunque invito teso a rinsaldare i legami tra le Penne Nere in sevizio attivo e quelle altrettanto attivamente presenti nell’Associazione“.

La Protezione Civile, il cui coordinamento era passato ad Ottorino Sguazzin, essendo divenuto Ronutti vice presidente sezionale, offrì 718 giornate di lavoro in addestramento, prevenzione e attività operative. Bisogna ricordare gli interventi a Bibione per la tromba d’aria ed in Umbria per il terremoto.

In quest’ultima occasione la chiamata venne essendo il nucleo sezionale in turno di preallarme “H 24“ , per cui con immediatezza si rispose alla richiesta. Vi furono poi i lavori di prevenzione a Cercivento, le esercitazioni della Sezione di Pordenone, la Triveneta a Belluno e quella sezionale a S. Giorgio di Nogaro. Tutta l’attività si è sempre svolta in stretto collegamento con i nuclei della CRI, i radioamatori, il coordinamento regionale dell’ANA, efficacemente diretto dal col. Rolando Parisotto, e la Regione.

A testimonianza del buon lavoro svolto e dell’efficienza dimostrata sta il fatto che proprio la Regione concesse alla Sezione la possibilità di dotarsi di nuove attrezzature e di un autocarro promiscuo dotato di rimorchio, che andava ad aggiungersi al pullmino di proprietà.

Non bisogna poi dimenticare gli interventi fattivi di solidarietà, alcuni che continuavano impegni già iniziati negli anni passati come quello per la casa di Zovello per i ragazzi Down o i lavori alla “Casa Via di Natale 2“, altri nuovi, quali il montaggio di prefabbricati per una località del pavese o il buon apporto di esperta manodopera alla ristrutturazione della nuova sede della CRI palmarina nell’ex-latteria di Jalmicco .

. Qualche dispiacere venne dall’attività sportiva a causa della mancata effettuazione del torneo calcistico, provocata da alcune incomprensioni. Continuò invece il tradizionale trofeo di tiro al piattello a Bagnaria Arsa ed il “Ritorno alla Montagna“, in lenta ma sicura crescita di partecipanti. L’annata si concluse, come al solito, con le castagne e ribolla a Casera Presoldan. Per rafforzare e stimolare l’attività sportiva il presidente Valditara ideò un’interessante iniziativa: il “Trofeo del Presidente“, che sarebbe andato al Gruppo più attivo, in base ad un calibrato punteggio, per partecipazione e risultati nell’ambito dello sport, tenendo presenti gare interne ed esterne, organizzate o a cui si partecipava. La prima premiazione era prevista per l’anno successivo.

Allo stesso modo il ’97 vide l’avvio di un’altra importante iniziativa in campo solidaristico e cioè quella delle borse di studio per studenti meritevoli, dedicate opportunamente al compianto presidente Renzo Ganis.

Da segnalare che da quest’anno vennero diminuiti a tre gli incontri annuali con 1 capigruppo.

Il vessillo sezionale fu presente, come sempre, a tantissime manifestazioni e ricorrenze, ma in particolare si può ricordare che volò anche oltreoceano, in Canada, per l’annuale raduno degli Alpini là residenti.

Il 1997 fu inoltre l’anno in cui Ardito Desio raggiunse l’invidiabile traguardo dei cento anni di età. In buona forma, poi. La città di Palmanova lo ricordò il 18 aprile e la Sezione fu in prima fila nel festeggiare il felice anniversario del suo socio.

1998 - Le borse di studio “Renzo Ganis“

Prese il via l’assegnazione delle borse di studio. L’iniziativa, messa in cantiere l’anno precedente, era ed è significativa della presenza della Sezione e dell’Associazione nel territorio con intenti solidaristici e di trasmissione dei valori propri dell’ “Alpinità“. Premia giovani che hanno terminato la Scuola Media, meritevoli per risultati scolastici e condizioni economiche disagiate.

La prima premiazione, riguardante l’anno 1997, avvenne in occasione dell’esercitazione sezionale di Protezione Civile di Chiopris-Viscone il 19 aprile. Degna cornice per l’avvenimento, in quanto univa tutti gli aspetti dell’impegno associativo in campo solidaristico, nella presenza fattiva sul territorio, nella difesa delle tradizioni e dei valori alpini.

Per l’anno scolastico 1997/98 le premiazioni si tennero il 16 ottobre, nell’anniversario delle Truppe Alpine, a Campolongo al Torre e da allora questa è stata la cerimonia deputata ad accogliere tale premiazione. Erano presenti la moglie ed i figli di Renzo Ganis, anch’essi soci della Sezione. I fondi per sostenere le borse, dopo questa prima edizione che si servì di quanto il chiosco dell’Adunata di Udine aveva fruttato, vennero dalle elargizioni dei Gruppi, che con generosità hanno dimostrato di aver apprezzato l’iniziativa.

Il Direttivo sezionale volle anche continuare a proporre annualmente delle serate d’argomento storico-culturale, per presentare momenti importanti delle vicende delle Truppe Alpine, ma non solo. In questo modo si ampliava ancora di più il campo d’interessi della Sezione e di ciò che offriva, nello spirito associativo e di promozione dei suoi valori e della storia alpina. Quest’anno fu presente il dott. Paolo Gaspari, che parlò sulla battaglia di Caporetto e sulla necessità di dare il giusto peso a quelle vicende.

L' Adunata Nazionale si svolse a Padova con una massiccia presenza di soci e la partecipazione della Protezione Civile ai lavori per la realizzazione di una zona verde alla periferia della città.

Come già detto l’esercitazione sezionale si tenne a Chiopris-Viscone e in quella località gli Alpini tornarono in novembre per concludere alcuni lavori lasciati in precedenza in sospeso a causa del cattivo tempo. Occasioni di addestramento furono la Triveneta di Asolo il 18-20 settembre e la presenza all’esercitazione del distretto PC “Destra Torre“ il 25 ottobre. Ma, purtroppo, non mancò la necessità di un intervento operativo, a causa delle alluvioni del 6-7 ottobre. In tale occasione le pompe aspiranti della Sezione furono in azione a Tavagnacco, Lestizza e Udine. Continuò pure la presenza in Umbria, nella zona terremotata di Scopoli per lavori di restauro alla chiesa locale.

Nel campo della solidarietà sono da segnalare gli interventi, divenuti tradizionali, alla “Casa Via di Natale 2“ ad Aviano e in Romania ad Oradea, ove si lavorò alla palestra della scuola professionale e agli impianti fognari del complesso. La struttura ormai era operante e poteva dare istruzione ed assistenza ad un centinaio di allievi.

La Protezione Civile poté aumentare la sua dotazione anche grazie ad un dono di una famiglia di Jalmicco, consistente in una roulotte da convertire in sala operativa mobile. Ma anche la sede prendeva corpo. Il Comune di Palmanova aveva concesso in uso la polveriera napoleonica di borgo Cividale, che il nucleo PC iniziò a riattare nell’autunno 1997, continuando con vigore l’opera l’anno successivo. Si sarebbe potuto così avere un ricovero per le attrezzature ormai divenute numerose e sparpagliate in diversi siti, anche edifici privati che gentilmente i proprietari avevano messo a disposizione.

Il lavoro non mancava, dunque, ma altro se ne preparava. In effetti si era ormai giunti a trovare (e in questo l’impegno del presidente Valditara ebbe un ruolo determinante) una soluzione per la sede sezionale.

L’attuale non poteva certo soddisfare non solo per lo spazio limitato, ma anche per una situazione logistica ed impiantistica inadeguata. Grazie alla disponibilità di altre associazioni, quella degli ex-Combattenti e quella dei Marinai, si poté ottenere l’uso del primo piano della sede tradizionale, naturalmente da rinnovare e ristrutturare. In un edificio poi, che dal demanio militare sarebbe passato alla proprietà comunale.

Lo sport riprese il suo cammino. La commissione riscrisse i regolamenti e stabilì nuove norme per lo svolgimento delle manifestazioni sportive. Per il tiro al piattello si trattò solo di alcuni aspetti organizzativi da migliorare, per il calcio il lavoro fu più lungo per normare con precisione il torneo, evitando inutili contestazioni. Poté così riprendere felicemente, sul campo di Bagnaria Arsa, la competizione, che vide vincente la squadra comunale di Gonars su quella di Ruda. Novità del torneo la Coppa Disciplina, per premiare la squadra più corretta, nello spirito che doveva caratterizzare l’impegno sportivo alpino: quello del sano agonismo e del divertimento, nel rispetto dell’avversario.

Il tiro al piattello vide ancora una volta prevalere, nella competizione a squadre, le doppiette di S. Maria la Longa. Il “Ritorno alla Montagna“ dovette subire diversi cambiamenti di programma causa le avverse condizioni atmosferiche, ma alla fine il risultato delle quattro uscite fu soddisfacente. Si preparò un programma di future camminate che giungeva fino al 2003. Ciò affinché tutti fossero per tempo avvertiti delle iniziative e potessero programmare i loro impegni. In effetti quello che sempre più emergeva, dato il gran numero di attività sezionali, di Gruppo ed extra-sezionali, era che spesso più di una si accavallava nella stessa giornata, togliendo partecipanti o creando disguidi. Una programmazione era necessaria, ma certo non poteva risolvere tutti i problemi. Si iniziò, inoltre, a pensare alla ripresa del torneo di bocce, cosa richiesta da molti soci. Il 1998 fu l’anno per il quale per la prima volta si premiò il Gruppo che maggiormente s’era distinto nell’attività sportiva, con l’assegnazione del “Trofeo del Presidente“, che venne assegnato al Gruppo di Ruda.

Una citazione merita anche il nuovo incontro con la comunità di S. Martino in Rio, il 30-31 maggio. Due corriere di Alpini palmarini si recarono nella cittadina emiliana, ospiti del Comune. Due giorni segnati da una squisita ospitalità, dalla visita alle scuole ed alla Casa di Riposo locali, da manifestazioni varie all’insegna di un’accoglienza senza pari, che rafforzarono l’amicizia nata l’anno precedente.

In campo organizzativo ed amministrativo si organizzò un incontro per i segretari di Gruppo, per spiegare loro i sempre più gravosi adempimenti fiscali e burocratici che pendevano su ogni attività.

Quota 1900 soci venne ampiamente superata (1930), mentre i simpatizzanti erano 286. Si cominciò allora, però, a parlare, in sede governativa, di abolizione della leva e le ombre di ciò iniziarono ad allungarsi sull’Associazione.

1999 - Inizia la costruzione della sede

Camminitalia ’99 fu un’iniziativa curata dalla Sede Nazionale, in collaborazione con il CAI, lo Stato Maggiore Esercito e la Guardia di Finanza, che, per celebrare i 90 anni dell’ANA, unì tutta la Penisola in un ideale abbraccio tricolore durato sei mesi. La staffetta partita da S. Teresa di Gallura il 28 marzo, giunse a Trieste, dopo 4500 chilometri, il 9 ottobre. La nostra Sezione partecipò con un gruppo di camminatori che 1’8 ottobre percorse il tratto da Gradisca a Malchina, ove consegnò il testimone alla Sezione di Trieste per l’ultima tappa. Molto suggestiva fu questa cerimonia, svolta si nella fantastica cornice della Grotta Gigante ed allietata dalle note del coro “Lontani Ricordi“ di Ruda. Il giorno dopo molti Alpini palmarini furono presenti alla cerimonia finale, lungo le vie Trieste, con la fanfara sezionale in testa.

Altro anniversario cui la Sezione partecipò in forze fu il 50° anniversario della costituzione della Brigata “Julia“. Come dieci anni prima si erano scalate 40 cime della zona, così ora furono 50 le vette da conquistare. Palmanova non mancò all’appuntamento, il 10 ottobre, salendo i monti Osternig e Amariana. Nei giorni 23-24 ottobre, poi, furono a centinaia le Penne Nere sezionali che sfilarono per le vie di Udine con i loro vecchi reparti. Una grande testimonianza di affetto e di appartenenza per la Brigata Alpina di casa.

L’impegno della Protezione Civile trovò anche quest’anno vasto campo per la sua azione. In primo luogo in Albania, dove l’emergenza causata dai profughi provenienti dal Kossovo vide la partecipazione di 15 volontari su tre turni, impiegati in interventi logistici nei campi di Kukes, Kukes 2 e Valona, con la consueta efficienza ed abnegazione, in un ambiente certamente difficile, ma il sollievo recato a tanti derelitti fu buon premio per le fatiche ed i disagi sopportati.

Ormai sembrava “routine“ l’impegno in Romania (il settimo) con i padri salesiani del “Cottolengo“, ma come sempre era un duro e proficuo lavoro per le strutture delle scuole e delle case che i padri realizzavano in quel problematico paese. Un intervento anche in Umbria a terminare lavori avviati a suo tempo in occasione del terremoto. In totale furono 684 le giornate/uomo di lavoro offerte dal nucleo di Protezione Civile.

Naturalmente continuava l’attività addestrativa con la esercitazione sezionale tenutasi a Porpetto e con la presenza ad altre esercitazioni extra-sezionali.

In campo solidaristico, oltre all’erogazione delle borse di studio “Ganis“ va segnalata la continuazione della collaborazione con la “Via di Natale“, che era costituita dai periodici lavori di manutenzione ordinaria presso la casa per malati terminali e dal contributo di tanti Gruppi alla gestione delle “Lucciolate“, le fiaccolate notturne per raccogliere fondi, organizzate nei vari paesi. Quell’anno, però, la Sezione, in collaborazione con l’Amministrazione comunale ed il Gruppo Marciatori, chiese di poter ospitare la “Lucciolata“ finale dell’annata 1999, quella che tradizionalmente vede arrivare centinaia di persone di buona volontà da tutto il Triveneto, ogni anno in una diversa località. Essa si svolse nella fortezza il 16 gennaio dell’anno successivo 2000 e comportò il coinvolgimento di una cinquantina di soci nella preparazione e conduzione della ben riuscita manifestazione, che raggiunse, inoltre, l’obiettivo di raccogliere 20 milioni di lire da offrire alla “Via di Natale“.

Novità dell’anno fu l’impegno per la colletta del “Banco Alimentare“, una raccolta di generi alimentari il cui scopo è sostenere magazzini da cui attingono viveri associazioni benefiche di assistenza sociale. Il 27 novembre 46 volontari furono presenti su vari turni presso due supermercati della zona. Il cappello alpino diede fiducia alla gente che rispose con grande generosità. Da allora l’appoggio a questa iniziativa è divenuto una tradizione della Sezione.

Finalmente cominciava a risolversi il problema della sede, essendo la vecchia, come più volte è stato ripetuto, non più consona sotto nessun aspetto ad una Sezione tanto attiva ed impegnata. Sotto la direzione di Ottorino Sguazzin iniziarono i lavori di ristrutturazione dei locali al primo piano, già usati dall’Associazione ex Combattenti, che ora gentilmente li cedeva alla Sezione. Divisi in turni di lavoro, che vedevano ogni sabato presenti volontari provenienti da due Gruppi, gli Alpini palmarini diedero un buon contributo all’avanzamento della realizzazione delle nuove strutture sezionali.

Quanto allo sport, i risultati positivi non mancarono. Il “Ritorno alla Montagna“, che poi è un’iniziativa che non molte Sezioni portano avanti, vide quattro uscite (più la castagnata finale al rifugio Grego) abbastanza nutrite di partecipanti. Il torneo di calcio, sul campo di S. Vito al Torre, fu appannaggio della squadra di Jalmicco-Trivignanio-Clauiano. Il tiro al piattello ancora una volta vide prevalere la squadra di S. Maria la Longa. Anche in campo sportivo ci fu una bella novità, testimone del continuo crescere di iniziative, costituita dall’effettuazione del primo trofeo sezionale di slalom, che ancora una volta riallacciava a quella montagna ed a quelle nevi, che tante volte erano state percorse durante la “naja“. La manifestazione si svolse sulle nevi del Pian cavallo in collaborazione con lo Sci Club Palmanova. Vi parteciparono atleti appartenenti a nove Gruppi diversi e la vittoria arrise, guarda caso, ad un Alpino di Marano, proprio la cittadina marinara della nostra Sezione! Si mise, inoltre, allora in cantiere la ripresa del torneo di bocce, richiesto da molti soci. Il Gruppo più sportivo risultò quello di Fauglis che si aggiudicò l’ambito secondo “Trofeo del Presidente“, trofeo che, un po’ come la “Coppa Rimet“, sarebbe stato assegnato definitivamente al Gruppo che lo avesse vinto per due volte consecutive, impresa certo ardua, ma non impossibile, come si vedrà.

L’annuale serata storico-culturale vide la presenza di un giovane studioso, Guido Aviani Fulvio, che presentò una sua pubblicazione sulle vicende del Battaglione “Cividale“ nella campagna di Russia. Il giornale sezionale “La PIume“ continuava, grazie al comitato di redazione, ad uscire con regolarità, su tre numeri annui, e la bontà dei contenuti è testimoniata dal fatto che anche il mensile nazionale “L’Alpino“ in un’occasione ebbe a pubblicare un ampio estratto di un articolo uscito sul nostro periodico. Si era inoltre arricchita del calendario annuale. Da segnalare che si cominciò allora a preparare un sito “web“ per la Sezione per inserirla nel grande circuito mediatico di Internet.

Un anno di soddisfazione e di impegno, quindi, ma terminato con il dolore per l’improvvisa scomparsa, ancora in giovane età, del consigliere Mario Battistella, da tanti anni tesoriere sezionale e insostituibile custode e gestore della sede, sempre attivo nella sua comunità di Palmanova.

2000 - L’anno del Giubileo

Il 2000 apre (o chiude secondo alcuni) il nuovo millennio ed è anno di Giubileo, cui le Penne nere palmarine partecipano con la loro presenza a Roma il 19 novembre a quello delle Forze Armate, in un’indimenticabile cerimonia. Il 26 successivo gli Alpini della “Tavoni“ si ritrovarono nuovamente, per il “loro“ Giubileo. Ad Aquileia, chiesa madre del Friuli, vi fu la S. Messa, celebrata da padre Hippy, con la presenza di tanti Alpini e di loro famigliari, un’occasione per fare il punto sul nostro “stare assieme“ e sui valori che debbono guidarci nel faticoso cammino quotidiano. Il successo dell’iniziativa convinse a ripeterla negli anni: una sorta di pellegrinaggio della Sezione e di “festa delle famiglie“ in cui soci e loro cari si trovano assieme a ribadire la grande famiglia alpina ed il legame con il sacro.

Il 2000 fu, però, anche l’anno della protesta, civile e contenuta, dell’Associazione contro l’abolizione della leva.

La Sezione ed i Gruppi parteciparono a tutte le iniziative promosse dalla Sede Nazionale: furono raccolte firme durante l’Adunata Nazionale di Brescia, ed altre 1700 tra la popolazione dei nostri paesi, vennero inviati telegrammi al Capo dello Stato perché rinviasse alle Camere la legge di sospensione, ricevendo le lodi del presidente Parazzini per l’impegno profuso.

Una battaglia che si sapeva perduta in partenza, ma che bisognava combattere per difendere gli ideali ed i valori alpini. Nella battaglia si coinvolsero anche i Consigli Comunali del territorio della Sezione e 14 su 17 risposero positivamente, approvando un ordine del giorno che chiedeva al Parlamento un ripensamento sulla legge in questione.

In campo solidaristico l’anno iniziò, come già detto, con l’effettuazione della “Lucciolata finale“ a Palmanova il 16 gennaio.

Il freddo pungente nulla tolse alla manifestazione in partecipazione e successo organizzativo. A suggello di essa il 15 marzo si tenne al teatro “Modena“ una cerimonia per la consegna di attestati a quanti s’erano impegnati per la buona riuscita dell’iniziativa. Presenti il Sindaco e Franco Gallini, il segretario ed animatore della “Via di Natale“, di fronte ad un vasto pubblico si esibirono il coro “Pavona“ e la fanfara della Brigata “Julia“, tra scroscianti applausi. A favore della “Via di Natale“ l’impegno continuò con i tradizionali lavori di manutenzione alle sue strutture ospedaliere di Aviano ed altrettanto tradizionale è stata la trasferta in Romania, questa volta a Campina presso Bucarest, di 22 volontari per continuare l’attività solidaristica a favore delle istituzioni dei salesiani di “Don Orione“. Si trattava, in questo caso, di collaborare alla costruzione di un asilo nido.

La Protezione Civile, come sempre, non stette con le mani in mano. L’attività di addestramento si concretizzò nell’esercitazione sezionale di Bicinicco, in collaborazione con la Protezione Civile regionale e le squadre comunali, e in quella triveneta che quell’anno si tenne a Feltre. Tra le attività di prevenzione da segnalare i lavori sul monte Tenchia, che continuavano un pluriennale impegno di collaborazione con il Comune di Cercivento, senza dimenticare i lavori di pulizia alle mura di Palmanova, una dimostrazione di amore per la città che ospita la Sezione e di volontà di evidenziarne le bellezze architettoniche.

La natura, come sempre, preparava anche l’operatività reale. Ci pensarono le alluvioni in Val d’Aosta ed in Piemonte a creare la necessità di un intervento. Una squadra operò dal 29 ottobre per ripulire torrenti e strade dai detriti accumulati dalle piene. Inoltre tre uomini furono presenti in Francia a dare una mano al taglio delle migliaia di piante abbattute dalla tempesta di vento del 27 dicembre 1999. L’efficienza del nucleo di PC si confermava in ogni occasione ed in ogni luogo.

Il 2000 fu pure l’anno del massimo impegno per la ristrutturazione della sede sezionale. Oltre 2300 le ore lavorate e 142 i volontari presenti all’appello nei sabati del loro turno. A dare il buon esempio per diverse volte anche il presidente Valditara diede il suo apporto sui ponteggi e sulle travature. Fu rifatto il tetto, costruito il fogolàr, poste le grondaie, tutti gli impianti, i serramenti, abbellito l’interno.

La casa degli Alpini di Palmanova cresceva con l’intervento corale di tutta la Sezione.

Due Gruppi furono presenti, durante l’estate, a lavori di ripristino di trincee e accantonamenti della Prima Guerra Mondiale sul Pal Piccolo, ove si stava creando una sorta di museo all’aria aperta, recuperando le testimonianze italiane ed austriache del conflitto in zona.

La serata culturale organizzata dalla Sezione si tenne il 29 settembre in municipio a Palmanova, ove il colonnello Gianni Bellò presentò un CD contenente immagini e storia della battaglia del Monte Grappa nel 1917-18, opera ricca e completa che mostrò pure le possibilità dei nuovi mezzi informatici nella divulgazione storica.

Lo sport continuò ad essere un importante momento della vita associativa, momento di svago, ma anche veicolo di promozione dell’Associazione tra i giovani. Il torneo di calcio si tenne a Felettis e vide la presenza di sei compagini tra il 16 e il 23 giugno. La vittoria andò a Jalmicco, che superò in finale Porpetto. Da segnalare la grande correttezza della competizione con due soli espulsi (comunque sempre troppi), di cui uno per somma di ammonizioni.

Il tiro al piattello fu appannaggio, nella gara a squadre, del Fauglis, che ruppe così l’egemonia dei tiratori di S. Maria la Longa, che dovettero accontentarsi del secondo posto. Vi erano, naturalmente, come sempre, anche le gare individuali, suddivise in diverse categorie.

Il secondo appuntamento con lo sci si svolse a Cima Sappada il 6 febbraio con la partecipazione di 15 atleti, divisi nelle categorie “Juniores“ e “Seniores“. Rivide finalmente la luce il torneo di bocce, tanto atteso da molti, rinverdendo le gare che la Sezione aveva già organizzato nei decenni passati.

Questa nuova edizione si tenne sui campi di Campolonghetto e si concluse con la vittoria di una coppia locale, che trionfò su di un lotto di ben 32 coppie, appartenenti a 19 Gruppi diversi. Da ricordare che tutti gli appuntamenti sportivi, a parte gli atleti impegnati, richiamarono sempre un buon numero di spettatori appassionati o curiosi ed anche questo è un successo. Il Gruppo di Ruda conquistò il “Trofeo del Presidente“. Nuove mete anche nel “Ritorno alla Montagna“, che condusse gli Alpini in diverse scarpinate, tutte, pur di grande suggestione, non particolarmente difficili, per permettere a chiunque di partecipare.

Anzi vi fu pure un intermezzo di carattere storico con la visita all’ospedale partigiano di Franje in Slovenia. Anche il “Ritorno alla Montagna“ superava ormai le frontiere.

La forza si attestò su 1955 soci ordinari e 322 aggregati.

Dunque, nonostante la progressiva riduzione delle Truppe Alpine ed il diminuire dei giovani locali che in quei reparti svolgevano il servizio militare, la Sezione cresceva, seppur di poco, mostrando ancora viva la sua forza attrattiva, che si generava dall’esempio.

2001 - La sede è ormai pronta

Nel 2001 le borse di studio “Ganis“ giunsero alla quinta edizione, un successo sostenuto dalle elargizioni dei Gruppi e fiore all’occhiello dell’inserimento della Sezione nel territorio. Ulteriori momenti di solidarietà furono costituiti dai tradizionali interventi alla “Casa Via di Natale“ ed in Romania, mentre un Alpino in aprile fu presente a Zenica in Bosnia, ai lavori per l’ampliamento di una scuola multietnica, che la Sede Nazionale volle mettere in opera in quel martoriato paese.

Per quanto riguarda l’attività di Protezione civile, in campo addestrativo la parte del leone la fece l’esercitazione sezionale denominata “Imber 2001“, svoltasi in territorio di Bagnaria Arsa dal 27 al 29 aprile, ove si pose l’accento sugli aspetti logistici ed organizzativi, con volontari divisi in turni, giunti sul posto in tempo reale a simulare una alluvione che a sua volta aveva provocato molti sfollati. Fu un'occasione per provare il materiale del Coordinamento Regionale ANA: tende, cucine campali, bagni, capannone refettorio ecc. L’esercitazione fu gestita questa volta in autonomia dalla Sezione, a provare le capacità organizzative esistenti; ciò non tolse che essa si svolgesse in stretta sintonia con quella parallelamente organizzata dall’Amministrazione di Bagnaria Arsa, per le squadre comunali di Protezione Civile.

Proseguirono con alacrità i lavori alla sede, che ormai aveva preso forma definitiva ed in cui si fecero gli ultimi ritocchi per renderla operativa e prepararla per l’inaugurazione ufficiale, che, rimandata alcune volte per la necessità di completare tutti i particolari, si sarebbe tenuta l’anno successivo.

Si faceva ognora più complesso il lavoro burocratico e fiscale, generato sia dalla sempre crescente mole di attività e di contatti della Sezione sia dal crescere degli adempimenti che in ogni campo la legge chiedeva alle associazioni.

A ciò provvedeva da tempo il vicepresidente Stefano Padovan, dovendosi destreggiare tra assicurazioni, bolli, permessi, lotterie che andavano a finanziare le sempre affamate casse sezionali, dichiarazioni, coadiuvato dai revisori attenti a far rispettare gli equilibri del bilancio. Naturalmente vastissimo il lavoro per l’infaticabile segreteria.

Allo stesso modo ricordare tutte le manifestazioni, cerimonie, incontri cui la Sezione, tramite il Presidente o i suoi consiglieri od i vari Gruppi, hanno quest’anno o nei precedenti partecipato, oppure le tradizionali attività, sia sezionali che di Gruppo, o gli anniversari che negli anni si organizzano porterebbe ad un elenco bello, ma lunghissimo, segnale di un impegno continuo e diuturno. Come ebbe a scrivere nella relazione annuale il presidente Valditara, la Sezione da tempo era occupata “con un crescendo di attività e di impegni che ben poco tempo hanno lasciato alle ’pause di riflessione’. Ma anche guardando indietro viene da chiedersi se mai verrà un momento in cui i tempi morti entreranno nei nostri programmi. “L'operosità intensa, mai parossistica, quanto piuttosto alacre e cadenzata, è ad un tempo condanna e vanto della nostra cultura, una cultura riconosciuta e riconoscibile, la cultura dello zaino portato con orgoglio e dignità sino in cima, aiutando, se del caso, il compagno di cordata, la cultura che non possiamo, né vogliamo, tradire. L’importante è, comunque, che ogni nostro sforzo, ogni impegno assunto e mantenuto, siano costantemente vissuti come diretta conseguenza dell’essere stati una volta e dall’essere, oggi e sempre, degli Alpini“.

Per l’attività sportiva nel 2001 si rispettarono gli appuntamenti tradizionali: bocce (con il trionfo di Porpetto), calcio (sul campo di Ruda vinse il “team“ Jalmicco-Trivignano-Clauiano), tiro al piattello (la squadra di S. Maria la Longa si riprese la vittoria), slalom sulle nevi di Sappada. Un panorama sportivo soddisfacente e ben organizzato, che trovò il suo compimento nel “Trofeo del Presidente“. Il concorso, sorto con l’intento di premiare l’impegno sportivo dei Gruppi, quest’anno fu aggiudicato definitivamente: Ruda infatti ottenne la vittoria per il secondo anno consecutivo.

Il ritorno alla montagna continuò con i suoi appuntamenti, su mete oltremodo invitanti per bellezza e fascino, anche se non sempre accompagnate da una vasta partecipazione, però certo di entusiasti.

Visto il successo del Giubileo del 2000, si decise di istituire stabilmente un “pellegrinaggio“ annuale della Sezione, una sorta di ringraziamento per l’annata trascorsa ed un momento in cui Alpini e loro familiari uniti trascorrono una giornata di letizia. Nel 2001 si salì alla Madonna di Castelmonte.

L’anno si chiuse con la scomparsa di Ardito Desio, il “grande vecchio“ della nostra Sezione, spentosi serenamente a 104 anni. Il 14 dicembre gli Alpini della Sezione di Palmanova gli diedero l’estremo saluto, accompagnandolo all’ultima dimora nella sua città.

2002 - Inizia la presidenza Ronutti

L’anno cominciò nel migliore dei modi con l’inaugurazione, il 17 febbraio, della sospirata sede, finalmente degna di una Sezione così impegnata ed attiva e funzionale per le sue esigenze. Il presidente Valditara, che si avviava a cedere la mano per raggiunto limite di mandati, poteva ben dirsi soddisfatto della realizzazione che aveva fortemente voluto e portato avanti con determinazione, dovendosi anche superare non pochi ostacoli burocratici per la gestione di tutto l’edificio, sede pure di altre Associazioni d’arma.

A questo proposito, in occasione dell’inaugurazione, fu ufficialmente presentato il nuovo sodalizio, sorto in collaborazione tra tutte le suddette Associazioni proprio per gestire l’ex-convento, ora passato alla proprietà del Comune di Palmanova. Sodalizio che ebbe il nome di Federazione della Associazioni Combattentistiche e d’Arma di Palmanova (FACAP) (vedi box di pago 124).

L'Assemblea Sezionale si tenne a S. Maria la Longa ed essa vide il saluto del presidente Marco Valditara, che, raggiunti i tre mandati consecutivi, per Statuto non poteva più ricandidarsi. Alla fine della Relazione Morale e delle sue parole di commiato, il lungo e caloroso applauso dei presenti fu testimonianza viva dell’affetto e della stima di tutti gli Alpini palmarini per la sua incisiva azione quale presidente ed anche in precedenza per tanti altri anni quale consigliere sezionale. La presenza di molti sindaci, del comandante la “Julia“ gen. Campregher, dei gen. Valditara, Federici, Santini, dei presidenti delle Sezioni di Cividale e Trieste e di altre autorità sono inoltre la prova di quanto durante il suo mandato fossero stati apprezzati anche al di fuori degli stretti confini sezionali la sua capacità ed il suo impegno, dimostrati pure, come già detto, in Sede Nazionale quale consigliere e Vicepresidente. Lasciava una Sezione solida, che durante la sua presidenza, nonostante i tanti problemi creati dal rarefarsi della leva alpina, aveva mantenuto, anzi consolidato i suoi numeri e soprattutto aveva raggiunto nuovi traguardi: la sede, il giornale sezionale, nuovi tornei sportivi e il “Trofeo del Presidente“, le borse di studio, le serate culturali ... Si corre veramente il rischio di dimenticare qualcosa. Senza contare il rafforzamento di tutte le altre attività già presenti. Del resto, poi, Valditara ha continuato a portare lo zaino in Sezione, accettando di coordinare la redazione della “PIume“ e di assumere l’incarico di presidente della FACAP.

Certo, in questo caso come in tutti i precedenti, il successo delle attività passa attraverso l’impegno di consiglieri che sempre, in tutta la vita della Sezione, hanno dato il massimo per raggiungere gli obiettivi che consiglio e presidenza si sono prefissa ti.

La presidenza della Sezione passò a Luigi Ronutti di Fauglis, già vicepresidente vicario e quindi si può dire che si è trattato di un cambio nella continuità. Ronutti, classe 1939, ha prestato servizio militare quale caporale istruttore al CAR di Montorio Veronese. Consigliere sezionale dal 1986 al 2001 ha guidato per lungo tempo la Protezione Civile. Vice Presidenti furono Stefano Padovan (vicario) di Ruda, Ezio Del Bianco di Torviscosa e Ottorino Sguazzin di Strassoldo- Aiello-] oannis.

Un primo traguardo della nuova presidenza fu la costituzione del coro sezionale, cosa di cui si parlava da non pochi anni. Sotto la guida del maestro Bruno Fritsch di Aiello del Friuli una trentina di entusiasti coristi iniziarono le prove in ottobre, preparandosi per il debutto ufficiale che avverrà l’anno successivo (vedi box di pago 117). Si cominciò inoltre, demandandone l’incarico ai vari Gruppi, una cernita di Alpini non iscritti all’ANA per contattarli e cercare di avvicinarli all’Associazione. L’iniziativa partì concretamente all’inizio del 2003 e qualche risultato positivo lo ha visto.

Il 2002 vide svolgersi l’Adunata Nazionale ad oltre mille chilometri di distanza, a Catania. La lontananza non spaventò certo gli Alpini palmarini. Alcuni approfittarono dell’ occasione per organizzare dei viaggi assieme ai loro familiari, unendo la partecipazione alla sfilata ad una visita di quella bella terra. La Sezione decise invece di creare in Sicilia una tendopoli, ove ospitare tutti quei soci che volessero una sistemazione spartana, ma non dispendiosa, nonostante i tanti chilometri da casa. Si allacciarono, tramite il Gruppo di Carlino, contatti con il Comune di S. Maria di Licodia, che offrì gli spazi ed i servizi essenziali sul campo sportivo paesano. Si trattò poi di organizzare la trasferta con tende, attrezzature varie, cibarie. Una vera operazione di Protezione Civile, riuscita ottimamente grazie all’impegno di tanti. La disponibilità degli automezzi di soci, oltre ai mezzi sezionali, permise di trasportare tende (e non solo) per 150 persone. Vi trovarono sistemazione la fanfara e tanti altri Alpini. Un’operazione ben riuscita. Saranno 275 i soci della Sezione a sfilare il 12 maggio per le vie della città etnea, certamente non pochi per una Sezione di non grandi dimensioni.

La Protezione Civile continuava a dare prove di efficienza e disponibilità. Lo riconfermò l’emergenza in Molise, causata dal terremoto. Tra il 31 ottobre ed il 28 novembre 12 volontari si alternarono in alcuni turni di lavoro, presiedendo alle strutture logistiche (tende e cucine) in comune di Rotello.

I volontari erano pronti a partire, anzi già sugli automezzi, anche in occasione delle alluvioni nella Repubblica Ceca. Poi problemi logistici convinsero la direzione regionale a far rientrare l’intervento. In ogni caso la prontezza e la disponibilità furono ulteriormente ribadite.

Continuava anche l’appuntamento con i lavori in Romania a sostegno dei Padri Salesiani. L’11 novembre di quest’anno venne inaugurato un centro di assistenza per persone anziane di origine friulana e istriana, costruito con l’opera degli Alpini palmarini.

L’impegno addestrativo si concretizzò nell’esercitazione sezionale di Torviscosa in aprile con buon successo organizzativo e di interventi per la sistemazione del parco cittadino nonostante il tempo non favorevole. Sempre in aprile si fu a Conegliano per la Triveneta e il nucleo sezionale partecipò alla pulizia dell’alveo del fiume Soligo. Intervento applaudito dalla stampa locale. Un’attività che fu possibile per l’impegno coordinativo dei consiglieri addetti, mentre il magazzino della PC, s’arricchiva continuamente di nuovi mezzi ed attrezzature.

Agli impegni solidaristici si aggiunse la presenza di molti Gruppi alla manifestazione “Cantine Aperte“, in maggio, per vendere bicchieri ricordo a favore dell’UNICEF. Sempre presenti, poi, ai “Giochi della Gioventù“ di Palmanova con un supporto logistico.

L’annuale pellegrinaggio sezionale si tenne al santuario della Madonna di Barbana il 20 ottobre. Una meta marina, dunque, per gli Alpini, che non si spaventano certo per un po’ d’acqua.

Il “Ritorno alla Montagna“ presentò pure quest’anno un ricco programma. Tra l’altro, oltre alle salite, nel 2002 vi fu pure una discesa: quella nelle grotte di S. Canziano, affascinante percorso sotterraneo in territorio sloveno. La prima domenica di febbraio vi fu a Sappada la gara di slalom e in marzo, sui campi di Campolonghetto, quella di bocce, che laureò vincitrice una coppia di Clauiano.

La manifestazione più impegnativa, il torneo di calcio, si tenne a Porpetto e si concluse con la vittoria della squadra di Ruda-Visco-Campolongo. Nel tiro al piattello a squadre trionfò, manco a dirlo, il Gruppo di S. Maria la Longa. Importante successo fu quello colto nel torneo intersezionale di calcio a sette, tenutosi a Versa (GO) il 7 luglio, dove il “team“ di Palmanova superò in finale quello udinese. Una bella soddisfazione per i calciatori della Sezione e per la Sezione tutta.

La serata culturale ebbe come tema la storia della leva militare. La conferenza, al di là degli aspetti storici, volle essere un omaggio ad un istituto ed a un dovere costituzionale che andavano ad estinguersi. Da quest’anno l’incontro incominciò a divenire itinerante, spostandosi dal centro di Palmanova ai vari Gruppi della Sezione. Ad ospitarla per primo fu quello di S. Giorgio di Nogaro.

Il tesseramento raggiunse quota 1918, con qualche socio in meno rispetto all’anno precedente, forse prima avvisaglia del calo del numero degli Alpini di leva. Salirono a 349 gli“ Amici degli Alpini“. Non dimentichiamo, infine, che il presidente nazionale Parazzini visitò la Sezione il 31 agosto, partecipando alla inaugurazione della sede del Gruppo di Sevegliano.

2003 - Debutta il coro

Il 2002 era stato l’ “Anno Internazionale della Montagna“. La Sezione, oltre che con le tradizionali attività escursionistiche e con l’impegno al ripristino ambientale svolto da anni in Comune di Cercivento, volle ricordarlo (seppur un pelino in ritardo) con una serata che rendesse omaggio anche ad Ardito Desio, “andato avanti“ un anno prima. Il 31 gennaio fu proiettato, dopo 18 anni, nella sala civica di Palmanova il documentario “Italia K2“, sulla conquista della seconda vetta del mondo nel 1954 ad opera di una spedizione guidata dal grande palmarino.

Il 2003 vide pure un solenne giuramento, tenutosi il 26 aprile in Piazza Grande a Palmanova, fatto dalle reclute in Ferma Annuale del 7° ed 8° reggimento Alpini, uniti ai cavalleggeri di “Piemonte“. Giurarono oltre 200 giovani, in una delle ultime cerimonie del genere. Uno spettacolo commovente per i “veci“, nella splendida cornice della piazza palmarina. La Sezione contribuì alla riuscita della manifestazione con un preciso servizio d’ordine e con l’allestimento del momento conviviale negli spazi della Caserma “Piave“.

Questa caserma dismessa entrava adesso negli interessi della Sezione. Infatti la polveriera napoleonica, riattata dagli Alpini come magazzino della Protezione Civile, serviva ora al Comune, che propose l’uso in alternativa di alcuni spazi della suddetta caserma, che richiedeva, però, numerosi lavori, cui gli Alpini iniziarono con pazienza a provvedere. Il Comune ne cederà l’uso in comodato per dieci anni.

Aprile fu anche il mese del debutto del neonato coro sezionale. Il 12 aprile nell’ambito della 4“ rassegna corale di Bagnaria Arsa il coro si presentò, infatti, al pubblico, riscuotendo un deciso successo.

Sempre encomiabile risultò l’impegno del nucleo di Protezione Civile. L’alluvione in Val Canale e Canal del Ferro trovò la Sezione pronta ad intervenire: il 31 agosto solamente un’ ora e mezza dopo la chiamata una squadra era pronta a partire e per 22 giorni assicurò i pasti caldi a sfollati e squadre di soccorso nella caserma di Tarvisio. Un’altra squadra, con il presidente Ronutti in testa, partecipò allo sgombero delle macerie ad Ugovizza e Malborghetto. In totale furono 137 le giornate/uomo di lavoro offerte.

In campo addestrativo da segnalare l’esercitazione sezionale di Palmanova, in concomitanza con la giornata ecologica, coinvolgendo i ragazzi delle scuole cittadine, la partecipazione alla Triveneta in provincia di Vicenza, denominata “Pasubio 2003“ e, vera novità, l’organizzazione della prima esercitazione della squadra regionale “hovercraft“ ANA, svoltasi a S. Giorgio di Nogaro il 5 ottobre. Gli hovercraft sono veicoli che si muovono su di un cuscino d’aria e quindi su tutti i terreni piani, utilissimi in zone alluvionate.

Per due volte si fu a Bucarest a continuare i lavori edili per il “Piccolo Cottolengo“, poi ad Aviano per la “Via di Natale“, a Cercivento in luglio per lavori alla strada del monte Tenchia con ben 31 Alpini. Senza contare i 14 volontari che dettero una mano alla Sezione di Gorizia per la pulizia dei bastioni del castello di quella città.

Si arricchì il parco attrezzature della PC stessa, in particolare con l’acquisizione di una cucina da campo, che rese autonoma la struttura di intervento, ed il parco automezzi con un nuovo pullmino da nove posti con gancio di traino. Acquisizioni rese possibili dai contributi regionali e di associazioni private, ben convinte della validità del nucleo sezionale di Protezione Civile e del fatto che tali attrezzature sarebbero state ben utilizzate. Naturalmente per gestire una così vasta mole di lavoro era ormai necessario l’impegno di più consiglieri: il responsabile divenne Armando Giusto.

L’annata sportiva si concluse con il tradizionale tiro al piattello (manco a dirlo la spuntò S. Maria), mentre ad aprirla era stata, come da diversi anni, la gara di bocce a S. Giorgio di Nogaro con 27 coppie partecipanti, vinta da una coppia di Clauiano. Visco ospitò l’undicesima edizione del torneo sezionale di calcio, che presentò una novità: le squadre formate da sette giocatori, soluzione adottata per permettere la partecipazione alla manifestazione di un più vasto numero di Gruppi in maniera autonoma (saranno Il le squadre e 17 i Gruppi presenti), senza contare una maggior spettacolarizzazione delle partite. Vinse Visco-Ruda sul Gruppo di S. Vito al Torre. A contorno della finale si svolse una simpatica partitella, che vide opposti i capigruppo al Consiglio sezionale: perfetta parità 1-1, alla fine. La squadra sezionale non riuscì a bissare il successo dell’anno precedente al torneo intersezionale di Romans d’Isonzo, ma mostrò comunque buone qualità anche in questa occasione. Purtroppo si dovette soprassedere alla gara di slalom.

Quanto al “Ritorno alla Montagna“, qualche lamentela per la scarsa partecipazione di Alpini nonostante le mete invitanti e di facile percorribilità. Conclusione a malga Valdajer il 26 ottobre con la castagnata.

Da ricordare la partecipazione del vicepresidente Ezio Del Bianco alla sfilata del 2 giugno a Roma, in rappresentanza della Protezione Civile alpina della Regione.

Una Sezione viva e vitale anche in quest’annata, con i suoi Gruppi in prima fila in mille azioni di solidarietà e di impegno nei loro paesi. Ne è testimonianza il “Libro Verde“ dell’ANA per il 2003, in cui la nostra Sezione ed i nostri Gruppi mostrano una partecipazione corale ad ogni attività: oltre 30.000 le ore lavorate e ben 23.600 gli euro destinati alla solidarietà. Il Gruppo di Castions delle Mura vinse il “Trofeo del Presidente“.

I soci risalirono di numero: furono 1943 gli Alpini e 381 gli Amici. Ben 98 nuovi ingressi, frutto in parte di quella cernita di non iscritti di cui si è parlato, riportarono in attivo i conti.

Si avvicinava il 500 anniversario dalla fondazione e la Sezione si mise in moto per ben festeggiarlo. In primo luogo con il portare a Palmanova l’annuale Adunata Triveneta, indubbiamente manifestazione di grande prestigio, ma richiedente un non indifferente impegno finanziario ed umano.

2004 - Un anno di intenso lavoro

In quest’anno l’Adunata nazionale si ripresenta sulla porta di casa, a Trieste, in occasione del cinquantenario del ritorno della città all’Italia.

Il ricordo va anche al fatto che, proprio in una sua riunione tenutasi nella città giuliana, cinquanta anni fa il Consiglio Nazionale aveva accettato l’erezione a Sezione della Sottosezione di Palmanova. Iniziano così anche le celebrazioni per il traguardo di dieci lustri di vita della nostra Sezione.

La partecipazione alla 77“ Adunata si è concretizzata non solo in una massiccia presenza allo sfilamento: sono stati oltre 900 gli Alpini palmarini che hanno percorso le vie cittadine il 16 maggio, tra un entusiasmo vero e sincero che ha mostrato tutta Trieste per questa presenza alpina in riva all’Adriatico. Novecento: un record storico. Ma l’Adunata non è stata solo questo, come detto, in quanto si è data una mano agli amici triestini per quanto riguarda la parte logistica. Fin dal giovedì precedente la Sezione ha organizzato un punto informativo presso l’area di servizio “Gonars Ovest“, coinvolgendo una ventina di Alpini. Altri dieci erano presenti ai parcheggi del Porto Vecchio, per l’opera di controllo e smistamento. I consiglieri Pitta e Giusto hanno preso parte al servizio d’ordine. E come non citare l’accoglienza del 13 maggio al coro alpino della Sezione Argentina nei locali della sede: una serata di commozione con gli amici argentini, che si alternavano al coro sezionale nel riproporre le migliori “cante“ alpine. Un’occasione per riabbracciare anche mons. Mecchia. Allo stesso modo tanti Gruppi hanno ospitato Gruppi gemellati e non, rinverdendo e creando sincere amicizie.

Prima dell’Assemblea Sezionale di Risano l’annata era cominciata alla grande il 14 febbraio con la prima rassegna “Note sotto il cappello“ nel teatro “Modena“ di Palmanova, alla presenza del presidente nazionale Giuseppe Parazzini. Fu l’occasione per la presentazione ufficiale del coro sezionale, che nella bella serata fu affiancato dal coro della Brigata “Julia“, da quello degli ex-coristi della stessa e dalla fanfara sezionale. Serata di note, ma anche di solidarietà, perché 2000 euro di offerte furono devoluti all’Associazione Trapiantati di Fegato.

Subito dopo un altro importante traguardo, frutto dell’impegno di tanti Alpini. Il 28 febbraio si inaugurò il rinnovato bar, ora tirato a nuovo e a norma, della Federazione tra le Associazioni d’Arma e Combattentistiche. Tra l’altro la Federazione siglò con il Comune di Palmanova una convenzione in base alla quale la Federazione stessa si impegnò ai lavori ordinari di pulizia del cimitero austro-ungarico, dimostrazione di solidarietà europea nel ricordo, come sempre, di tutti i Caduti. In tali lavori gli Alpini hanno sempre avuto una grande parte.

E la solidarietà continuò con le ormai tradizionali attività per la “via di Natale“, l’UNICEF, il “Banco Alimentare“ e l’impegno in Romania: ben quattro volte, due a Bucarest e due in Moldavia, con lavori edili di costruzione e ripristino.

Si aggiunse quello per l’ANLAIDS con la vendita dei Bonsai il giorno di Pasqua.

Non per nulla il 20 febbraio la Sezione fu insignita della Medaglia di Bronzo da parte dell’associazione “Regina Elena“ per i suoi tanti interventi umanitari in Italia ed all’estero.

La Protezione Civile svolse la sua esercitazione nei Comuni di Trivignano e Pavia di Udine il 9-10 ottobre. Fu pure l’occasione per la consegna dei nuovi mezzi che la Regione aveva destinato alla Sezione di Palmanova, Carnica e di Gorizia. Gli altri interventi portano ad un elenco in vero lungo: lavori di prevenzione a Cercivento, servizio d’ordine alla sagra di Corgnolo, supporto alla manifestazione nazionale della CRI di Palmanova, supporto logistico a vari incontri della Protezione Civile regionale svoltisi nella fortezza ed a Corgnolo, supporto ad associazioni sportive palmarine, pulizia con 50 volontari di 200 metri di mura presso Porta Aquileia, contribuendo al decoro della città stellata. Insomma gli attimi di tregua furono pochi, se pensiamo poi che continuavano gli interventi alla Caserma “Piave“ per costruire una cucina fissa e riattare altre parti dello stabile.

Il 25 settembre, in occasione dell’apertura a Palmanova della mostra su Ardito Desio, presente la figlia, signora Maria Emanuela, il coro sezionale fu ufficialmente intitolato al conquistatore del K2.

La serata storica si tenne a S. Maria la Longa i1 5 marzo, ospite l’udinese Luigi Venturini, reduce di Russia, che parlò del suo libro di ricordi riguardante la tragica esperienza della prigionia in quella terra.

Lo sport fu anch’esso, come nella norma, ricchissimo di attività ed anche di successi, in quanto la squadra di calcio sezionale vinse nuovamente il torneo intersezionale di Romans d’Isonzo. Il torneo sezionale, con 10 squadre al via sul terreno di S. Vito al Torre, fu appannaggio di Visco-Ruda, mentre le bocce sono andate a Porpetto. Lo slalom riprese vigore, sempre sulle piste di Sappada. Manco a dirlo S. Maria rivinse la “madre di tutte le competizioni“ sezionali, il tiro al piattello. Quest’anno si gareggiò nell’impianto di Porpetto, in quanto lo storico terreno di Bagnaria Arsa era ormai necessitoso di lavori di bonifica ambientale. Novità, che si riallaccia, però, a vecchie tradizioni, quella della partecipazione a due gare di corsa: una squadra sezionale fu presente alla“ 12X1“ di Palmanova ed un’ altra alla “Mezzamaratona“, sempre a Palmanova, entrambe con buoni risultati.

La montagna continuò le sue belle uscite, scelte sempre con cura per ambiente e suggestione. Finale a malga Rosiz sopra Ugovizza.

Il pellegrinaggio annuale fu a Madonna di Rosa, presso S. Vito al Tagliamento, il 21 novembre, ancora con larga partecipazione di Alpini, simpatizzanti e familiari.

Intanto urgeva la Triveneta. Per prima cosa si ebbe la conferma ufficiale dell’assegnazione a Palmanova della manifestazione per il 2005 . Grosso merito va al presidente Ronutti che in ciò ha creduto e saputo su di essa ottenere i consensi necessari.

Poi si è passati alla elaborazione di un ricco calendario di attività dirette e collaterali e naturalmente al lavoro per metterle in pratica (attraverso alcune commissioni), così come per tutte le strutture necessarie. Tra l’altro è stato bandito un concorso tra le Scuole Medie della zona per l’ideazione di un bozzetto da usare eventualmente per le realizzazioni grafiche dell’Adunata. Nel 2005 sono state premiate le Scuole di Palmanova ed Aiello del Friuli.

Alla fine dell’anno ancora una volta gli Alpini della Sezione di Palmanova con i trenta Gruppi che la compongono hanno potuto presentare un lusinghiero bilancio di quasi 31.000 ore lavorate e di 24.000 euro donati. Gruppo premiato con il “Trofeo del Presidente“ è stato quello di Strassoldo-Aiello-Joannis.

I soci erano 1878 e 420 gli aggregati.

II 1 gennaio 2005 è stata sospesa la leva obbligatoria.